Acqua tofana

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L'acqua tofana (conosciuta anche come acqua toffana, acqua tufania, acqua tufanica, acquetta, acqua di Napoli, "manna di San Nicola") era un liquido velenoso ampiamente utilizzato a Napoli, Roma e Perugia [1].

Durante il XVII secolo, Giulia Tofana (o Toffana), una cortigiana nonché fattucchiera, originaria di Palermo, elaborò nel 1640 la ricetta di una pozione incolore, insapore e inodore, che fece la sua fortuna. La donna infatti divenne ricchissima, producendo il veleno su vasta scala e vendendolo a quanti erano insoddisfatti del coniuge e volevano "diventare vedovi", in un'epoca in cui il divorzio non era ancora riconosciuto legalmente.

La composizione chimica[modifica | modifica wikitesto]

Gli ingredienti della miscela sono noti, ma non se ne conoscono le esatte dosi. Fondamentalmente, l'acqua tofana conteneva arsenico e piombo; è probabile che contenesse anche belladonna. Un'opinione più scientifica potrebbe essere quella del medico di Carlo VI d'Austria, che descriveva il contenuto dell'acqua tofana come una soluzione di anidride arseniosa in acqua distillata aromatica, addizionata con alcoolato di cantaridi.

La scoperta della formula in parte fu empirica: Giulia Tofana aveva fatto bollire, in una pentola sigillata, dell'acqua con una miscela di anidride arseniosa, limatura di piombo e antimonio, ottenendo un liquido trasparente e privo di odore e sapore.
L'anidride arseniosa, secondo le deduzioni del medico di Carlo VI, in acqua creava un ambiente acido e consentiva lo scioglimento sia del piombo che dell'antimonio, dando luogo ad una soluzione contenente un sale di arsenico e piombo ad altissimo tasso di tossicità.

Commercializzazione[modifica | modifica wikitesto]

L'assenza di sapore e odore faceva di questa miscela il veleno ideale da propinare con cibi o bevande all'ignara vittima. Il prodotto veniva venduto a volte come cosmetico, a volte come oggetto di devozione nei confronti di San Nicola (quando veniva imbottigliato in fialette recanti l'immagine del Santo). In ogni caso, la vendita del veleno era sempre accompagnata dalle istruzioni per l'uso, allo scopo di evitare avvelenamenti accidentali.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ dal Conte di Montecristo, A. Dumas, cap. "Tossicologia" [...noi parlammo signora di cose indifferenti, del Perugino, di Raffaello, delle abitudini, dei costumi, e di quella famosa acqua-tofàna di cui alcuni, vi era stato detto, conservano ancora il segreto a Perugia.]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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