Abbasso la miseria!

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Abbasso la miseria!
Abbasso la miseria.jpg
Nino Besozzi (Giovanni), Anna Magnani (Nannina) e Virgilio Riento (Gaetano) in una scena del film
Lingua originale italiano
Paese di produzione Italia
Anno 1945
Durata 90 min
Colore B/N
Audio sonoro
Rapporto 1.37: 1
Genere commedia
Regia Gennaro Righelli
Soggetto Gennaro Righelli
Sceneggiatura Nicola Fausto Neroni, Gennaro Righelli
Casa di produzione Lux Film, Domus Film
Distribuzione (Italia) Lux Film
Fotografia Rodolfo Lombardi
Montaggio Duilio Lucarelli
Musiche Umberto Mancini
Scenografia Gino Brosio
Interpreti e personaggi

Abbasso la miseria! è un film del 1945 diretto da Gennaro Righelli.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Alla fine della guerra, Nannina vorrebbe che il marito Giovanni , un camionista, imitasse il collega Gaetano, arricchitosi con l'attività di borsa nera esercitata approfittando dei viaggi di lavoro . Lui invece vuole restare onesto e rifugge dalle smanie di ricchezza della moglie, anche a costo di subirne le pesanti critiche. Durante un viaggio a Napoli, egli trova Nello, un bambino abbandonato, e nonostante i rimproveri della moglie lo ospita a casa, affezionandosi al piccolo orfano.

Intanto i due vengono coinvolti in un traffico illecito di soldi falsificati, che li porta anche in carcere e ne causa il licenziamento da parte del loro datore di lavoro, proprietario degli automezzi che avevano usato, a sua insaputa, per il trasporto del denaro falso.

Come se non bastasse, riappare il padre del bambino abbandonato, che non era morto, ma era stato separato dal figlio a causa degli eventi bellici. Ormai Giovanni e Nannina, senza figli, si erano affezionati al ragazzo e accettano a malincuore di doversi separare da lui. Il padre di Nello propone però a Giovanni di andare a lavorare per lui nella azienda che egli possiede nel nord del paese.

Altre notizie[modifica | modifica wikitesto]

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Prodotto dalla Lux Film di Riccardo Gualino in associazione con la Domus Film, il film venne girato negli stabilimenti della Titanus alla Farnesina, e presentato in prima proiezione il 14 novembre 1945.

Il dato sugli incassi non è univoco. Secondo alcuni[1] il film ha incassato 55.550.000 di lire. Altre fonti[2] riportano invece un incasso sino a tutto il 31 dicembre 1952 di 35.500.000 lire.

Il regista Gennaro Righelli (qui a lato una sua foto del 1930 circa) aveva iniziato la propria attività ai tempi del cinema muto nel 1911[3] e questa pellicola appartiene alla fase finale della sua carriera (morì nel 1949). Dopo "Abbasso la miseria" ne girò anche il sequel, sempre con la Magnani, Abbasso la ricchezza!, uscito nel 1947.

Il film va inquadrato nel clima sociale dell'immediato dopoguerra. Nonostante si tratti di una commedia, non mancano numerose inquadrature di macerie e di rovine delle città distrutte dai bombardamenti e vi sono continui riferimenti ai problemi della borsa nera. Inoltre a molti personaggi sono attribuite inflessioni dialettali diverse: ci sono il lombardo, il romanesco, il genovese, il napoletano ed il veneto e questo elemento costituisce una novità: secondo Alberto Pezzotta «colpisce l'enfasi sulle tipologie regionali e i dialetti, che sotto il fascismo centralizzatore erano stati messi a tacere[4]».

Commenti e critiche[modifica | modifica wikitesto]

Le critiche contemporanee sono state positive. «...il film poteva essere giudicato in partenza come qualcosa di non fidarsi troppo, come roba di ordinaria amministrazione. E invece si tratta di un film riuscito, che ha il merito di muoversi nel concreto, di interessare, di mordere su una materia nuova.... quello che ha stupito piacevolmente sono state la naturalezza degli attori. la verità delle situazioni e dei casi....[5]». Per Alberto Vecchietti de L'Avanti: «Non possiamo passare sotto silenzio la conquista sempre più intima e profonda che Anna Magnani opera nella più schietta sensibilità del pubblico.[6]».

La pellicola è stata poi presa in considerazione, negli anni successivi, in diverse opere che hanno raccontato la vita ed il lavoro di Anna Magnani. Essendo appena successiva al capolavoro di Rossellini, erano inevitabili i raffronti. «Dopo Roma città aperta - ha scritto Giancarlo Governi[7] - ad Anna Magnani si aprono le strade del cinema. In un anno gira ben 5 film, tutti da protagonista, senza però riuscire a ripetere l'exploit del film che la impose come la prima interprete della scuola neorealista. Sono tutti ispirati all'Italia del dopoguerra».

«Una commediola sentimentale che non aveva nulla a che fare con l'urlo delle cose che traspariva da Roma città aperta - scrive Patrizia Carrano[8] e, poi, riferendosi alle cinque pellicole girate in quell'anno, «non erano film straordinari, solo operine artigianali. Ma il suo personaggio ne usciva in ogni caso con una prepotenza ed una forza ineguagliabili. Relegata per anni a fare il quarto o quinto nome, adesso era la prima donna assoluta anche nel cinema».

«Commedia modesta, convenzionale, ma simpatica - la giudica il Morandini[9], mentre per il Merenghetti[10] si tratta di una «tipica commedia post bellica dal sapore dolce amaro. Racconta con molta comprensione l'arte nazionale di sapersela cavare».

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Cfr. Roberto Chiti e Roberto Poppi Dizionario del Cinema Italiano - vol.II (1945-1959) Gremese Edit. Roma.
  2. ^ v. Catalogo Bolaffi del cinema italiano 1945-1955 - Bolaffi Edit. Torino, 1966.
  3. ^ A lui si deve tra l'altro, nel 1913, la prima versione cinematografica del Decameron di Boccaccio.
  4. ^ Giudizio espresso sul Corriere della Sera del 28 settembre 2003, pag. 62.
  5. ^ commento di P.Bianchi su Oggi del 2 aprile 1946, riportato in Chiti - Poppi , op cit. Gremese edit.
  6. ^ recensione riportata in Matilde Hochkofler: "Anna Magnani" Gremese edit. Roma 1984
  7. ^ Commento presente in Nannarella, Bompiani edit. Milano 1981
  8. ^ Giudizio contenuto in La Magnani, il romanzo di una vita Rizzoli edit, Milano 1982.
  9. ^ Laura, Luisa e Morando Morandini. Il Morandini- Zanichelli Edit, Bologna 2009.
  10. ^ Paolo Merenghetti: Il Merenghetti Baldini & Castoldi edit. MIlano, 1999.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AA.VV. La città del cinema, Napoleone editore Roma 1979.
  • Patrizia Carrano: La Magnani, il romanzo di una vita - Rizzoli Edit. Milano 1982.
  • Giancarlo Governi: Nannarella - Bompiani editore, Milano 1981.
  • Matilde Hochkofler, Anna Magnani, Gremese editore Roma 1984.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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