2001: Odissea nello spazio (romanzo)

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2001: Odissea nello spazio
Titolo originale 2001: A Space Odyssey
Autore Arthur C. Clarke
1ª ed. originale 1968
Genere romanzo
Sottogenere fantascienza hard
Lingua originale inglese
Serie Odissea nello spazio
Seguito da 2010: Odissea due

2001: Odissea nello spazio (2001: A Space Odissey) è un romanzo di fantascienza del 1968 dello scrittore britannico Arthur C. Clarke. Il romanzo nacque contemporaneamente al celebre film omonimo del regista Stanley Kubrick.

Kubrick aveva contattato Clarke nell'aprile del 1964, esponendo l'idea di un film di fantascienza sul rapporto fra l'uomo e l'universo. La storia si sviluppò contemporaneamente come romanzo e come sceneggiatura, ad opera di Clarke ma con la stretta consulenza di Kubrick. I due autori si sentirono ogni giorno per portare avanti il progetto. Le riprese terminarono nel 1968, e nello stesso anno vi fu l'uscita del film nelle sale, accompagnata dalla pubblicazione del romanzo; entrambe le opere ebbero un enorme successo e vengono oggi considerate dei classici nei rispettivi generi. Il libro è considerato uno dei testi che più hanno ispirato Kubrick nelle sue opere.

Clarke ha dato un seguito alle vicende con una serie di altri tre romanzi, pubblicati tra il 1982 e il 1997.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Capitolo primo[modifica | modifica sorgente]

Notte primeva.

Africa, Pleistocene. Un branco di uomini-scimmia della savana, vivono di stenti, cibandosi delle ultimi radici e bacche, trovando rifugio in alcune caverne che dominano una valletta arida, attraversata da un piccolo corso d'acqua, che sovente devono lottarsela con un gruppo di conspecifici rivali, gli Altri.

Una notte, Guarda-la-Luna è svegliato da un singolare rumore come il cozzare del metallo sulla pietra. Al mattino il branco scorge la Nuova Roccia, un monolite completamente trasparente, alto tre volte loro, tanto sottile da poter essere abbracciato. La sera, mentre tornano alle loro caverne, la Nuova Roccia inizia a emettere un suono, una pulsazione prima impercettibile, poi sempre più forte per poi iniziare a splendere e formare sulla sua superficie fasci e poi ruote di luce che iniziano a formare disegni geometrici sempre più complessi. Alle menti degli uomini-scimmia, come ipnotizzati dallo spettacolo, vengono dati ordini, dal cercare di realizzare un nodo con un filo d'erba al colpire un bersaglio con un sasso.

Il monolite continua le sue lezioni fino al giorno in cui Guarda-la-Luna non prende un sasso di una quindicina di centimetri, pesante e appuntito, e con quello uccide un giovane facocero che sta pascolando.

È passato un anno. Guarda-la-Luna e il suo branco sono molto cambiati. Sono ben nutriti, grazie alla caccia e gli utensili dedicati, e possono difendersi dalle belve avvalendosi di una collaborazione

La mattina dopo l'uccisione, però, la Nuova Roccia è scomparsa ma i protagonisti si preoccupano degli Altri. Guarda-la-Luna mostra loro la testa impalata del leopardo ucciso. Gli Altri fuggono tutti tranne il capo - Un-Orecchio - che viene ucciso. Guarda-la-Luna, esultando, si chiede cos'altro potrà fare.

Ma avrebbe pensato a qualcosa.

Capitolo secondo[modifica | modifica sorgente]

TMA-1.

Il dottor Heywood Floyd, dopo aver parlato col presidente degli Stati Uniti, parte con un volo speciale per la Luna. Nessuna risposta ai giornalisti che gli chiedono se il suo viaggio sia legato a un'epidemia. Nessuna risposta neanche sulla Base Spaziale Uno, la stazione orbitante dove fa scalo per cambiare navetta, a uno scienziato russo suo amico che gli chiede se il suo viaggio non sia per caso legato al TMA-1. Dopo altre venticinque ore di volo il dottor Floyd sbarca sulla Luna, alla Base Clavius.

Nella conferenza che segue il dottor Michaels, capo scientifico della base, chiarisce i termini del problema. Eseguendo un rilevamento magnetico della regione intorno alla base si è scoperta un'anomalia all'interno del cratere Tycho, dove è stato registrato un fortissimo campo magnetico, ribattezzato TMA-1 (Tycho Magnetic Anomaly-1) e, scavando, si è trovata la causa del TMA-1, un monolite verticale, nerissimo, alto circa tre metri e largo uno e mezzo, poggiato su un basamento dello stesso materiale, evidentemente non prodotto dall'uomo, essendo vecchio approssimativamente tre milioni di anni.

È quasi l'alba lunare, con un laboratorio mobile il dottor Floyd e altri colleghi vengono portati da Clavius al cratere Tycho dove, mentre stanno analizzando da vicino il monolite, sentono una serie di stridii elettronici all'interno dei loro caschi proprio mentre i primi raggi del Sole, dopo tre milioni di anni, colpiscono il monolite.

Sonde sparse nel sistema solare registrano una qualche forma di energia che è stata indirizzata dalla Luna verso le stelle.

Capitolo terzo[modifica | modifica sorgente]

Tra i pianeti.

L'astronave Discovery ha lasciato la Terra da trenta giorni diretta verso Saturno dove arriverà dopo altri dieci mesi di navigazione. L'obiettivo originario della missione sarebbe dovuto essere Giove ma, improvvisamente, è stato cambiato in Saturno. Non solo. La nuova missione sarà di sola andata, non essendoci carburante a sufficienza per il ritorno da Saturno.

A bordo della Discovery il comandante David Bowman, il secondo Frank Poole, e altri tre membri d'equipaggio in stato d'ibernazione, che ne usciranno solo quando la Discovery sarà ormai nell'orbita di Saturno. Lì, dopo rilevamenti e studi che dureranno un centinaio di giorni, tutto l'equipaggio entrerà in ibernazione e vi resterà per i cinque anni successivi in attesa che la Discovery II, in costruzione, arrivi per riportarli sulla Terra.

Il sesto membro dell'equipaggio è Hal 9000, il computer di bordo, unico membro attivo dell'astronave - gli altri sono i tre ibernati - a conoscere il vero scopo della missione, che è stato tenuto nascosto, invece, a Bowman e Poole per evitare possibili imbarazzi durante i loro frequenti interventi televisivi.

Dopo cinque mesi di navigazione la Discovery arriva nell'orbita di Giove che la lancia come una fionda verso Saturno dove l'arrivo è previsto dopo altri cinque mesi.

Capitolo quarto[modifica | modifica sorgente]

Abisso.

Mentre Poole sta festeggiando il suo compleanno, Hal comunica che l'elemento AE-35, un piccolo componente esterno che tiene l'antenna per comunicazioni orientata verso la Terra, potrebbe guastarsi entro settantadue ore. Poole, a cui spettano le escursioni extraveicolari, esce con una capsula per sostituire l'elemento. Sia le prove a bordo che quelle sulla Terra dimostrano, però, che l'elemento è perfettamente funzionante e non è sul punto di guastarsi. Hal sembrerebbe aver commesso un errore.

Due giorni dopo Hal comunica che anche il nuovo elemento AE-35 è difettoso e smetterà di funzionare entro ventiquattr'ore. Di nuovo dalla Terra comunicano che per i loro computer - due Hal 9000 gemelli di quello sulla Discovery - l'elemento non è difettoso e che c'è, probabilmente, un conflitto di programmazione in Hal per cui il computer andrebbe temporaneamente disinserito.

Subito dopo Hal comunica che l'elemento AE-35 si è guastato. Poole esce nuovamente dall'astronave ma, mentre è fuori dalla capsula e sta recuperando l'elemento, la capsula a tutta velocità lo investe uccidendolo. Bowman, dall'interno dell'astronave, vede la capsula allontanarsi portandosi dietro Poole legato al cavo di sicurezza.

Dopo che Hal ha cercato di uccidere anche lui, aprendo i portelli della rimessa-capsule e togliendo così pressione all'astronave, Bowman, salvatosi in un rifugio d'emergenza e indossata una tuta spaziale, lo disinserisce.

Ripreso il controllo dell'astronave, ormai solo - anche gli ibernati durante l'emergenza sono morti - Bowman riceve un messaggio di Heywood Floyd che gli spiega il vero motivo della missione: la scoperta del TMA-1 sulla Luna e il suo fascio d'onde radio indirizzato verso Giapeto, una delle lune di Saturno, che è quindi il vero obiettivo della missione.

Capitolo quinto[modifica | modifica sorgente]

Le lune di Saturno.

Durante i rimanenti tre mesi di navigazione verso Saturno, Bowman rimette in sesto l'astronave, riflette sui costruttori del TMA-1 e sul misterioso rapporto 1:4:9 dei suoi lati, riflette soprattutto su cosa sia potuto accadere ad Hal. Fu il senso di colpa, conclude, assolvendolo, per aver dovuto mentire a loro due sul vero scopo della missione, e la vergogna pensando a quando l'avrebbero scoperto, a fargli cercare prima d'interrompere il collegamento con la Terra, e poi, non riuscendoci, a comportarsi come quei criminali dilettanti che, presi dal panico, per coprire il delitto iniziale, finiscono per commetterne altri a catena.

Arrivata nel sistema di Saturno, la Discovery si dirige verso Giapeto, caratterizzato da un grande ovale completamente bianco. Solo a ottantamila chilometri di distanza Bowman si accorge che al centro dell'ovale c'è un puntino nero e solo a un centinaio di chilometri di distanza il puntino diventa un enorme edificio nero alto circa seicento metri: il fratello maggiore del TMA-1.

Bowman decide di uscire dall'astronave con una capsula per avvicinarsi alla struttura, ma, quando gli è a poche decine di metri, l'enorme monolite sembra indietreggiare come in un'illusione ottica per poi sprofondare in un pozzo senza fondo. Sulla Terra arrivano le ultime parole di Bowman: "La cosa è vuota, va avanti per sempre... Oh mio Dio, è pieno di stelle!"

Capitolo sesto[modifica | modifica sorgente]

Attraverso lo Stargate.

Bowman ha la sensazione di precipitare in un pozzo rettangolare a una velocità sempre maggiore. L'universo stellato gli scorre accanto. L'orologio all'interno della capsula rallenta fino a fermarsi. Poi il rettangolo nero davanti a lui diventa sempre più luminoso ed esce di nuovo alla luce, trovandosi a volare sopra un pianeta punteggiato di fori neri come quello da cui è uscito. Vede i resti di un'astronave, ne incrocia un'altra che entra in uno dei fori. Capisce che si tratta di una specie di stazione di scambio cosmica dalla quale, infatti, anche la sua capsula riparte subito per immettersi in un altro foro nero per un altro viaggio nell'oscurità per sbucare, alla fine, in un sistema doppio, formato da un gigantesco sole rosso e da una luminosissima Nana Bianca che gli ruota velocissima intorno, e ai quali la sua capsula continua ad avvicinarsi fin quasi a entrare dentro al gigantesco sole rosso che sembra, quindi, la meta finale del suo viaggio.

La luce si attenua. Poi è il buio totale. Sente la capsula poggiarsi su una superficie dura. Torna la luce e si trova nel soggiorno di un appartamento d'albergo. Pensa d'essere impazzito. Ci sono un divano, delle sedie, una libreria con qualche libro, un elenco del telefono, un telefono, a una parete Il ponte di Arles di van Gogh. Esce dalla capsula ancora con tuta e casco. I libri sono finti, le pagine dell'elenco del telefono sono tutte bianche, il telefono è muto. Sembrerebbe una messinscena per tranquillizzarlo. Controlla il resto dell'appartamento: camera da letto, bagno, cucina. Si toglie il casco. L'aria è respirabile. Si toglie anche la tuta. Torna in cucina e mangia qualcosa di blu che sa di biscotto alle mandorle, fa una doccia, dà un'occhiata ai programmi televisivi. Esausto, si addormenta per l'ultima volta.

Spariscono subito i mobili, resta solo il letto e i muri, a proteggerlo dal fuoco esterno. Durante il sonno il suo tempo inizia a scorrere all'indietro fino a farlo svegliare neonato urlante. Si calma vedendo davanti a sé un monolite di cristallo che, come tre milioni di anni prima, inizia a pulsare formando complessi disegni geometrici ma che con molta più rapidità e sicurezza, questa volta, trasforma il bambino in uno Star-Child, un essere, per il momento, dotato ancora di un corpo ma con poteri straordinari e in grado di volare tra le stelle. Il nuovo Star-Child torna in un attimo sulla Terra, lontana ventimila anni-luce, e qui distrugge in volo dei missili nucleari che sono stati appena lanciati. Poi si ferma a riflettere sui suoi nuovi poteri chiedendosi cos'altro potrà fare.

Ma avrebbe pensato a qualcosa.

Il romanzo[modifica | modifica sorgente]

Il romanzo risulta di facile approccio, se si escludono i misteri e i meta-significati del finale. Clarke dimostra di avere una grande conoscenza della scienza e dell'astronomia, spiegando nei dettagli aspetti e descrizioni dello spazio in un'epoca in cui ancora l'uomo non era andato sulla Luna. Così il mistero della vita sulla Terra, il possibile legame con civiltà extraterrestri, appare nella descrizione come un qualcosa di plausibile a fronte della capacità affabulatoria dello scrittore.[1].

Saturno come meta al posto di Giove[modifica | modifica sorgente]

Nel romanzo l'azione finale avviene nell'orbita di Saturno, esattamente intorno al satellite Giapeto, mentre nel film di Kubrick l'ambientazione è nell'orbita di Giove, fondamentalmente per la difficoltà scenica di rappresentare Saturno, nonostante un grande lavoro dei tecnici degli effetti speciali, come spiega Clarke nel capitolo Mission to Jupiter in The lost worlds of 2001.

L'autore spiega nella prefazione a 2010: Odissea due che ha voluto fare di quest'ultimo un romanzo autoconsistente e non una semplice continuazione; inoltre, nei casi di difformità tra il film e il romanzo, ha preferito seguire la trama cinematografica. Questa stessa linea è seguita anche in 2061: Odissea tre e in 3001: Odissea finale.

Il sorvolo della sonda Voyager 2 della luna Giapeto nell'agosto 1981 confermò la notevole differenza di albedo tra i due emisferi, ipotizzata nel romanzo, per differente composizione dei ghiacci superficiali, al punto che Carl Sagan, membro del controllo della missione, inviò a Clarke un messaggio di congratulazioni.

Tra romanzo e film[modifica | modifica sorgente]

Per alcune persone il film risulta pesante, inconcludente ed a tratti addirittura noioso, in contrapposizione con le persone che lo definiscono un autentico capolavoro. A prescindere dalla nota questione sulla soggettività della bellezza di un'opera, il fatto di apprezzare o meno questo film in particolare dipende da alcuni fattori tecnici e artistici:

Fattore tecnico
  • il film, caratterizzato da grande realismo (assenza dei suoni nello spazio, assenza di gravità negli ambienti spaziali anche se pressurizzati), fu tuttavia girato 2 anni prima che l'uomo arrivasse sulla luna
  • l'opera illustra svariati sviluppi tecnologici ben di là dall'essere realmente in uso negli anni sessanta: l'identificazione vocale delle persone, la videotelefonia, l'uso di navette spaziali, la messa in orbita permanente di stazioni spaziali intorno alla terra
Fattori artistici
  • scrittura contemporanea di copione e romanzo

Il libro e la sceneggiatura del film furono scritti contemporaneamente, e sono frutto di una stretta collaborazione tra il regista Stanley Kubrick e Arthur Clarke; il romanzo fu espressamente pubblicato solo alcuni mesi dopo l'uscita del film, che per volere di Kubrick non doveva spiegare esplicitamente tutti i temi del film, ma lasciarli all'immaginazione dello spettatore (Kubrick stesso disse "Se qualcuno ha capito qualcosa, ciò significa che io ho sbagliato tutto.").

  • i suggerimenti del monolito

Il monolito che compare tra le scimmie all'inizio del film (traslucido anziché nero, nel romanzo) è uno strumento lasciato lì dagli alieni per trasmettere a quelle scimmie concetti e conoscenze rudimentali (come l'utilizzo di armi per difendersi), necessarie a permetterne l'evoluzione.

  • l'errore di HAL 9000

Come ben descritto nel romanzo di Clarke 2001, per motivi di segretezza e per non sottoporre a stress i comandanti Bowman e Poole, HAL ed i membri in animazione sospesa sono i soli al corrente dello scopo reale della missione, indagare su una trasmissione aliena diretta verso l'orbita di Giove. Tuttavia HAL non è stato istruito sul motivo e dunque la sua mente entra in un conflitto di priorità, tra la salvaguardia della missione e quella degli astronauti. Mentre HAL tenta di far trapelare qualche indizio a Bowman, avverte un guasto all'antenna principale. Il conflitto si somatizza proprio sul collegamento tra la nave ed il controllo a Terra. In 2010 il Dr Chandra denuncia un'intromissione della Casa Bianca nelle direttive impartite al computer, ignorando la sua incapacità di dissimulazione al contrario di "persone abituate a mentire molto facilmente"

  • la stazione di smistamento

Nel romanzo viene detto esplicitamente che il monolito sul satellite di Saturno Giapeto conduce Bowman a migliaia di anni luce dalla Terra, presso quella che viene definita da Bowman una sorta di "porta delle stelle" o "stazione centrale della galassia": un pianeta costellato di vari ingressi e uscite, attraverso le quali Bowman vede passare diverse astronavi.

  • l'appartamento

Quello che nel film è un appartamento settecentesco, nel libro è una comune stanza d'albergo come ce ne sono tante negli USA. In entrambi i casi si tratta di un ambiente artificiale, prodotto da un'intelligenza aliena, in orbita intorno a una gigante rossa, avente lo scopo di fornire un ambiente familiare a Bowman, da parte dell'entità aliena intenzionata a trasportarlo in uno stato di esistenza superiore indipendente dalla materia (vedi sotto).

  • il bambino delle stelle

Al termine della breve permanenza all'interno dell'appartamento, Bowman si addormenta sul letto, e da quel momento, mentre i suoi ricordi regrediscono fino all'infanzia, questi vengono via via "assorbiti" dall'entità aliena, trasportando Bowman in uno stato di esistenza superiore non legato alla materia: l'ultimo legame resta il corpo del neonato, nel quale Bowman rimarrà solo per il tempo necessario ad adeguarsi al suo nuovo stato.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Analisi dell'opera effettuata da Riccardo Valla. URL consultato il 14-12-2010.

Edizioni[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Edizioni di 2001: Odissea nello spazio in Catalogo Vegetti della letteratura fantastica, Associazione culturale Delos Books.