"Heroes"

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"Heroes"
Artista David Bowie
Tipo album Studio
Pubblicazione 1977
Durata 40 min : 36 s
Dischi 1
Tracce 10
Genere Art rock
Rock sperimentale
New wave
Etichetta RCA
Produttore David Bowie, Tony Visconti
Registrazione Hansa Studio by the Wall (Berlino Ovest)
Note n. 35 Stati Uniti
n. 3 Gran Bretagna
n. 17 Italia
David Bowie - cronologia
Album precedente
(1977)
Album successivo
(1979)
Singoli
  1. "Heroes"/V-2 Schneider
    Pubblicato: 23 settembre 1977
  2. Beauty and the Beast/Sense of Doubt
    Pubblicato: 6 gennaio 1978
Recensioni professionali
Recensione Giudizio
Ondarock Pietra miliare
Allmusic 5/5 stelle
Rolling Stone 4.5/5 stelle

"Heroes"[1] è il titolo di un album di David Bowie del 1977. Fa parte della cosiddetta "trilogia berlinese" assieme a Low e Lodger.

Il disco[modifica | modifica wikitesto]

"Heroes" sviluppa il sound di Low in una direzione maggiormente ottimista.[2] Dei tre album della trilogia berlinese, è quello che più si merita questo appellativo, essendo l'unico effettivamente registrato a Berlino. La title track dell'album è uno dei brani più celebri di tutta la carriera di Bowie, una classica storia d'amore contrastato in cui due amanti si incontrano sotto il muro di Berlino. L'album è considerato una delle opere migliori dell'artista, notevole anche per la partecipazione del chitarrista Robert Fripp che arrivò dagli Stati Uniti per registrare le sue parti in un giorno soltanto.[3] Si dice che John Lennon abbia detto durante la lavorazione del suo album Double Fantasy nel 1980, di avere l'ambizione di "riuscire a fare un disco buono tanto quanto Heroes."[3][4] L'album venne nominato disco dell'anno da NME.

Produzione e stile[modifica | modifica wikitesto]

Registrato agli Hansa Tonstudio in quella che ai tempi era ancora Berlino Ovest, "Heroes" riflette lo zeitgeist dell'epoca della guerra fredda, simbolizzato dalla città divisa in due. Il co-produttore Tony Visconti considera l'album: «una delle mie ultime grandi avventure nel fare album. Lo studio di registrazione era a circa 500 metri dal muro. Le guardie rosse ci osservavano con un binocolo potente attraverso la finestra della nostra sala di controllo».[5] Bowie pagò ancora tributo alle sue influenze Krautrock: il titolo dell'album è un riferimento alla traccia Hero presente sull'album Neu! '75 del gruppo tedesco Neu!,[6] mentre V-2 Schneider è ispirata al membro dei Kraftwerk Florian Schneider.[7] E si noti che all'inizio del 1977, anche i Kraftwerk avevano citato Bowie nella title track del loro album Trans-Europe Express.

Sebbene "Heroes" includa un certo numero di brani strumentali dall'atmosfera tetra e dark come Sense of Doubt e Neuköln, dopo l'introspezione malinconica di Low, il disco venne visto dalla critica come una dichiarazione artistica più positiva ed appassionata.[5][7] Ciò è evidente non solo in "Heroes" e nel rock d'apertura Beauty and the Beast (pubblicato come secondo singolo estratto dall'album nel gennaio 1978), ma anche nella rancorosa Joe the Lion, nella nevrotica Blackout, e nell'atmosferica The Secret Life of Arabia. Il testo di Joe the Lion, scritto e registrato "in meno di un'ora" secondo Visconti, è emblematico della natura spontanea delle registrazioni.[8]

Copertina[modifica | modifica wikitesto]

L'iconica foto di copertina venne ispirata ai lavori dell'artista tedesco Erich Heckel, in particolare all'opera Roquairol, che servì da modello anche per la copertina dell'album The Idiot di Iggy Pop, a cui Bowie collaborò e che fu pubblicato lo stesso anno di "Heroes".[9]

Pubblicazione e accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

"Heroes" venne pubblicizzato dalla RCA con la celebre frase: "There's Old Wave. There's New Wave. And there's David Bowie..." ("C'è la Old Wave. C'è la New Wave. E c'è David Bowie...")[7] per sottolineare l'unicità della proposta di Bowie nel panorama musicale dell'epoca. Il disco ricevette un'accoglienza positiva da parte della critica,[3] Melody Maker e NME lo dichiararono entrambi "album dell'anno".[4][10] "Heroes" si posizionò alla posizione numero 3 in classifica in Gran Bretagna rimanendo in classifica per 26 settimane, ma ebbe meno successo negli Stati Uniti dove si fermò alla posizione numero 35.

Svariate tracce dell'album furono eseguite da Bowie in concerto nell'anno successivo alla pubblicazione dell'album, e incluse nell'LP Stage (1978). Philip Glass scrisse in onore all'opera di Bowie una sinfonia classica intitolata "Heroes" Symphony, basata sul disco, e seguito della precedente Low Symphony ispirata a Low. La title track è stata reinterpretata da numerosi artisti nel corso degli anni.

Tracce[modifica | modifica wikitesto]

  • Tutte le tracce, tranne quando diversamente specificato, sono scritte da Bowie.
Lato 1
  1. Beauty and the Beast – 3:32
  2. Joe the Lion – 3:05
  3. "Heroes" (Bowie, Eno) – 6:07
  4. Sons of the Silent Age – 3:15
  5. Blackout – 3:50
Lato 2
  1. V-2 Schneider – 3:10
  2. Sense of Doubt – 3:57
  3. Moss Garden (Bowie, Eno) – 5:03
  4. Neuköln (Bowie, Eno) – 4:34
  5. The Secret Life of Arabia (Bowie, Eno, Alomar) – 3:46

Formazione[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Le virgolette sono parte del titolo, vedi un'intervista al New Musical Express del 1977.
  2. ^ Nicholas Pegg, The Complete David Bowie, 4th, London, Reynolds & Hearn Ltd., 2006, p. 312, ISBN 1-905287-15-1.
  3. ^ a b c Nicholas Pegg, The Complete David Bowie, 2000, pp. 307–309.
  4. ^ a b Christopher Sandford, Loving the Alien, 1996, 1997, pp. 182–193.
  5. ^ a b David Buckley, Strange Fascination – David Bowie: The Definitive Story, 1999, pp. 320–325.
  6. ^ Mat Snow, MOJO 60 Years of Bowie, "Making Heroes", 2007, p. 69.
  7. ^ a b c Roy Carr, Charles Shaar Murray, Bowie: An Illustrated Record, 1981, pp. 91–92.
  8. ^ Nicholas Pegg, The Complete David Bowie, 2000, p. 112.
  9. ^ UNCUT interview in Bowie Golden Years, 1999. URL consultato il 20 agosto 2007 (archiviato il 5 ottobre 2009).
  10. ^ Ian Gittens, "Art Decade", MOJO 60 Years of Bowie, 2007, pp. 70–73.
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