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Zhāng Yìmóu

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Zhang Yimou al Busan International Film Festival nell'ottobre 2010

Zhang Yimou[1] (IPA: [tʂɑ́ŋ îmɤ̌ʊ̯]) (張藝謀T, 张艺谋S, Zhāng YìmóuP; Xi'an, 14 novembre 1951) è un regista, sceneggiatore, attore e produttore cinematografico cinese considerato uno dei cineasti più importanti di quella che viene comunemente chiamata 'quinta generazione'.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Gli inizi[modifica | modifica wikitesto]

Dopo aver lavorato nelle campagne e in una fabbrica tessile durante il periodo della Rivoluzione culturale, nel 1978, con la riapertura della Beijing Film Academy di Pechino in seguito alle riforme di Deng Xiaoping, Zhang partecipò ad un concorso per l'ammissione all'Istituto, superò l'esame ma venne escluso per limiti d'età; dopo un ricorso venne ammesso al Dipartimento di fotografia dello stesso Istituto. Lui stesso ha dichiarato:

« La vita da operaio era dura e ho voluto cercare una scappatoia. Per questo sono entrato all'accademia, non perché avessi un qualche interesse specifico per il cinema (…) Ho pensato di avere più speranze di essere ammesso all'Istituto di cinematografia perché avevo fatto alcune fotografie, qualcosa che si avvicinava di più a questo campo, ma prima di entrarvi non avevo la minima idea di quali materie avrei studiato, di cosa avrei potuto fare una volta diplomato, né di cosa fosse veramente il cinema »
(F. Merkel, Zhang Yimou, p. 9)

Zhang si diploma alla Beijing Film Academy nel 1982, insieme ai compagni ed amici compatrioti Chen Kaige e Tian Zhuangzhuang. Inizia allora a lavorare come direttore della fotografia per i Guangxi Film Studios. Il suo primo lavoro avviene nel film One and Eight (Yi ge he ba ge), realizzato nel 1984.

Collabora poi con Chen Kaige, sempre come direttore della fotografia, per uno dei più importanti film della cinematografia cinese degli anni ottanta, Terra gialla (Huang tu di) (1984), più tardi considerato come il film d'esordio della cosiddetta 'quinta generazione' di registi cinesi. Zhang continua a lavorare con Chen anche per il film seguente, La grande parata (Da yue bing) (1986).[2]

Il debutto da attore e quello da regista[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1985, il regista della 'quarta generazione' Wu Tianming invita Zhang agli Xi'an Film Studios, dei quali era a capo, per un suo nuovo progetto, Old well (Lao jing). In cambio, Zhang ottenne da Wu la promessa del supporto logistico da parte dello studio per il suo debutto registico. Dopo aver completato le riprese del film come fotografo ed attore, - ed aver vinto grazie alla propria interpretazione il premio come miglior attore al Tokyo International Film Festival - Zhang preparò il suo debutto dietro la macchina da presa, Sorgo rosso (Hong gao liang) (1987).

Il film catapultò Zhang nell'Olimpo della cinematografia mondiale, ottenendo un grande successo di critica e l'Orso d'Oro al Festival di Berlino. In Sorgo rosso si riconosce lo stile visuale sontuoso nel narrare le vicende caratteristico dei primi lavori di Zhang, tra i quali vanno menzionati Ju Dou (1989) e il celebre Lanterne rosse (Da hong deng long gao gao gua) (1991), entrambi prodotti con capitali stranieri.

La svolta[modifica | modifica wikitesto]

La storia di Qiu Ju (Qiu Ju da guan si) (1992) segnò un punto di svolta importante nella regia di Zhang, che decide di usare attori non professionisti insieme alla sua collaboratrice fissa da lungo tempo Gong Li per ottenere un effetto neorealista nel raccontare le vicende della popolazione cinese contro una crudele burocrazia. Dopo aver completato questo film, Zhang realizzò allora Vivere! (Huozhe) (1994), un film basato sul celebre romanzo di Yu Hua, che offre uno spaccato epico della vita della popolazione ordinaria cinese. Al Festival di Cannes il protagonista Ge You vince il premio come miglior attore.

Zhang completa questa fase della sua carriera con il film di gangster La triade di Shanghai (Yao a yao yao dao waipo qiao) (1995). La maggior parte dei film di Zhang della metà degli anni novanta vedono protagonista l'attrice cinese Gong Li, con la quale Zhang intrattenne una relazione sentimentale terminata proprio durante la produzione de La triade di Shanghai.

Il suo film seguente, La strada verso casa (Wo de fu qin mu qin) (1999), è un racconto romantico in forma di flashback che ruota attorno all'amore tra i genitori del narratore. Il film vede anche il debutto di Zhang Ziyi, che poi collaborerà col regista in altre pellicole. Come ne La storia di Qiu Ju, Zhang ritorna all'abitudine neorealista di impiegare attori non professionisti. In alcuni casi arriva al punto di modificare addirittura i nomi della sceneggiatura per adattarli agli attori, come nel caso di Non uno di meno (Yi ge dou bu neng shao).[3]

Nel 1997 al teatro comunale di Firenze ha curato la regia della Turandot di Giacomo Puccini prodotta dal Maggio Musicale Fiorentino. Nel 1998 l'opera è stata replicata in Cina, nella Città Proibita di Pechino, e il tour è proseguito negli anni successivi in diverse parti del modo. Nel 2012 Zhang tornerà alla regia dell'opera a Firenze e in Giappone, con la conduzione di Zubin Mehta.[4][5]

Gli ultimi anni[modifica | modifica wikitesto]

I progetti successivi di Zhang riguardano l'ambizioso film wuxia Hero (Ying xiong) (2002), seguito al suo secondo film sulla vita in una città cinese moderna, La locanda della felicità (Xingfu shiguang) (2000). All'epoca in cui è stato girato, Hero è diventato il più costoso film della storia del cinema cinese, ed il più ambizioso progetto del regista. il film è uscito nelle sale in Occidente, però, solo due anni dopo il suo rilascio in Cina, grazie alle insistenze del regista statunitense Quentin Tarantino, grande amante di Zhang, che convinse la Miramax a distribuire la pellicola negli USA dopo l'uscita del suo Kill Bill. Il film è stato uno dei pochi non in lingua inglese a raggiungere la vetta del box office americano.

Due anni dopo, Zhang ha voluto ripetere l'esperienza del wuxia, dichiarando, anzi, che Hero era solo un "esperimento", quasi un esercizio di stile preparatorio al "vero" wuxia che avrebbe voluto realizzare. Nel 2004 esce in tutto il mondo La foresta dei Pugnali Volanti (Shi mian mai fu), che ripete ed anzi aumenta il successo del film precedente internazionalmente.

Nel 2007 ha presieduto la giuria della Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia. L'8 agosto 2008 ha diretto la cerimonia d'apertura delle XXIX Olimpiade di Pechino (Giochi della XXIX Olimpiade Summer Olympic Games). Il "palcoscenico" della spettacolare cerimonia è stato il Nido d'Uccello, il nuovo e curioso stadio olimpico della capitale cinese inaugurato per i giochi.

Nel maggio 2013 sono emerse voci secondo le quali avrebbe avuto sette bambini, infrangendo la legge del figlio unico[6] Nel 2014, Zhāng è stato riconosciuto colpevole di aver avuto 3 bambini ed ha dovuto pagare una multa allo stato pari a 1.2 milioni di dollari in valuta locale.[7][8][9]

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Regista[modifica | modifica wikitesto]

Lungometraggi[modifica | modifica wikitesto]

Documentari[modifica | modifica wikitesto]

Cortometraggi[modifica | modifica wikitesto]

Altro[modifica | modifica wikitesto]

Sceneggiatore[modifica | modifica wikitesto]

Attore[modifica | modifica wikitesto]

Produttore[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Nell'onomastica cinese il cognome precede il nome. "Zhang" è il cognome.
  2. ^ F. Merkel, Zhang Yimou, Roma, 1992.
  3. ^ B. Reynaud, Nouvelles Chines, nouveaux cinémas, Parigi, 1999.
  4. ^ Maggio Musicale Fiorentino - Stagione 2012: Turandot
  5. ^ Il Maggio torna a Tokyo con Turandot
  6. ^ (EN) Chinese director investigated for having 7 kids Updated, 8 maggio 2013.
  7. ^ 揭秘张艺谋娇妻陈婷:相貌不似“谋女郎”贵妇气质 - 海外华人 - 新华网, news.xinhuanet.com.
  8. ^ (EN) China: Filmmaker Zhang Yimou fined $1M for breach of one-child policy, CNN.
  9. ^ (EN) Director Zhang Yimou Pays $1.2M for Having 3 Kids, su go.com, 8 febbraio 2014. URL consultato l'8 febbraio 2014.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Fabrizio Colamartino, Marco Dalla Gassa: Il cinema di Zhang Yimou, Le Mani, Recco (Ge), 2003 ISBN 978-88-8012-244-9
  • F. Merkel, Zhang Yimou, Roma, 1992.
  • B. Reynaud, Nouvelles Chines, nouveaux cinémas, Parigi, 1999, pp. 37-105.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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