La città proibita

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La città proibita
Ciutatp.jpg
Una scena del film
Titolo originale Man cheng jin dai huang jin jia
Lingua originale cinese
Paese di produzione Cina, Hong Kong
Anno 2006
Durata 114 min
Genere epico, storico, drammatico
Regia Zhang Yimou
Soggetto Cao Yu (dramma teatrale)
Sceneggiatura Zhang Yimou
Produttore William Kong, Zhang Weiping, Zhang Yimou, Zhang Zhenyan
Distribuzione (Italia) 01 Distribution
Fotografia Xiaoding Zhao
Montaggio Long Cheng
Effetti speciali Amit Desai
Musiche Shigeru Umebayashi
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

La città proibita (满城尽带黄金甲T, Mǎn chéng jǐn dài huángjīn jiǎP, letteralmente "La maledizione del fiore dorato") è un film wuxia del 2006 diretto da Zhang Yimou.

La trama è basata sul dramma 雷雨 (in pinyin Léiyǔ) del 1934 di Cao Yu ma è ambientato alla corte imperiale dell'antica Cina, mentre il film è ambientato nella Cina medievale.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Cina, 928: il principe Jai torna insieme al padre, l'imperatore, alla Città Proibita, dove fervono i preparativi per la Festa di Chongyang; l'imperatrice, sofferente da dieci anni di una malattia incurabile la cui gravità è placata da un rimedio da lei preso ogni due ore, passa il suo tempo ricamando dei misteriosi crisantemi in occasione di questa festa. Proprio con il ritorno di Jai cominciano ad avvenire stranissimi fatti: l'imperatore ordina a Jiang, il medico imperiale, di inserire nel rimedio dell'imperatrice un ingrediente nuovo, il fungo nero di Persia, di cui due grammi al giorno per due mesi farebbero perdere le facoltà mentali; un ulteriore evento è che Chan, la figlia di Jiang, ha una relazione segreta con Wan, primogenito dell'imperatore e di un'altra donna, la sua prima moglie.

L'imperatrice, informata da un funzionario, scopre la relazione tra la serva e il figliastro e li sorprende insieme; risparmia la pena a Chan ma avverte Wan che non vuole che prima della festa accada qualcosa di sconveniente. In seguito compare una misteriosa donna dal viso marchiato che informa l'imperatrice del nuovo ingrediente del rimedio: questa donna si rivela essere la moglie di Jiang e quindi la madre di Chan.

Qualche giorno dopo l'imperatore dice a Wan di voler nominare Jai principe ereditario ma che prima vuole sentire la sua opinione; Wan gli dà carta bianca e gli dice di non preoccuparsi mentre, in un'altra parte del palazzo, l'imperatrice rivela a Jai la presenza del fungo nero nel suo rimedio e gli chiede di salvarla: l'unico modo possibile sembra essere guidare una rivolta contro il padre. Dapprima titubante, Jai acconsente.

Arrivata la notte della festa, Jiang viene nominato governatore di una cittadina e va a viverci con Chan; Wan li raggiunge e domanda a Chan cosa significano i crisantemi. La ragazza gli risponde che l'imperatrice li ha fatti consegnare al generale dell'armata nazionale Wu. Wan va via di corsa a cavallo e chiede arrabbiato alla matrigna quando farà la sua mossa: lei gli dice che la farà durante la notte della festa e lui, per tutta risposta, si accoltella alla spalla; viene subito soccorso e, una volta curato, va con il resto della famiglia, tranne Jai, a celebrare la festa.

Nel frattempo la cittadina governata da Jiang viene attaccata da dei guerrieri mascherati che uccidono Jiang, mentre Chan e la madre riescono a raggiungere la sala dove si trova la famiglia imperiale: lì svelano a tutta la famiglia le intenzioni dell'Imperatore. Ad un certo punto Wan chiede chi sia la donna vicino a Chan e l'imperatrice gli risponde che è sua madre. La donna, infatti, era davvero la moglie dell'imperatore.

Chan, disperata poiché ha scoperto che l'uomo che ama è suo fratello, fugge via urlando e la madre la insegue; durante la fuga entrambe vengono uccise dai ninja dell'imperatore; poco dopo, un'armata di guerrieri dalle armature dorate guidata da Jai irrompe nel cortile del palazzo, ma viene bloccata da un altro esercito e distrutta. Dopo una strenua resistenza, anche Jai viene catturato. Nel frattempo Wan viene ucciso da Yu, il principe più giovane, che poi tenta di assassinare il padre ma, non riuscendoci, viene frustato a morte dal padre con una cintura d'oro. In seguito Jai e la madre sono portati al cospetto dell'imperatore: Jai afferma di non aver agito per brama di potere, ma per amore di sua madre.

La pena che spetterebbe a Jai è quella di venir dilaniato da cinque cavalli, ma il padre dice di volerlo graziare a una condizione: servirà lui stesso il rimedio ogni due ore alla madre. Consapevole che far questo equivale a ucciderla, Jai si toglie la vita tagliandosi la gola. La madre, disperata, getta in aria la scodella del rimedio che doveva esserle servito dal figlio, ma avvelenato, stavolta, da una dose letale di acido.

Il film si conclude con questo gesto.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Prodotto con un costo di 45 milioni di dollari, è stato, al momento della produzione nel 2006, il film più costoso mai realizzato in Cina. Al botteghino ha incassato 78,568,977 dollari.[1]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Zhang Yimou raises "Armor", CCTV.com.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN316754880
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