Zanobia Del Carretto Doria

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Zanobia Del Carretto Doria
Principessa di Melfi
Stemma
In carica 1578-1590
Predecessore Marcantonio Del Carretto Doria
Successore Gianandrea Doria
Marchesa consorte di Torriglia
In carica 1574-1590
Predecessore Peretta Usodimare
Successore Giovanna Colonna
Contessa consorte di Loano
In carica 1575-1590
Predecessore Eleonora Cybo
Successore Giovanna Colonna
Nascita Finalborgo, 30 novembre 1540
Morte Genova, 18 dicembre 1590
Sepoltura chiesa di San Matteo (Genova)
Dinastia Coa fam ITA del carretto.jpg Coa fam ITA doria2.jpg
Del Carretto-Doria
Padre Marcantonio Del Carretto Doria
Madre Vittoria Piccolomini d'Aragona
Consorte Gianandrea Doria
Figli Carlo, Andrea II, Giannettino,
Vittoria, Artemisia

Zanobia Del Carretto Doria (Finalborgo, 30 novembre 1540Genova, 18 dicembre 1590) è stata principessa regnante di Melfi, contessa consorte di Loano e marchesa consorte di Torriglia.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Zanobia era figlia di Marcantonio Del Carretto, adottato da Andrea Doria da cui erediterà il principato di Melfi, e di Vittoria Piccolomini d'Aragona. Sposò appena diciottenne Gianandrea Doria, nel giorno del Corpus Domini del 1558 a Gaeta, portandogli in dote il feudo melfitano e assicurando alla comune discendenza i diritti dei marchesi Del Carretto di Finale, la cui linea maschile si estinse nel 1602. Lei, però, fu la principessa regnante e il marito, marchese di Torriglia e conte di Loano le subentrerà alla morte.[1]

La rinuncia ad esercitare i suddetti diritti fu ricompensata lautamente dal re di Spagna, quando egli acquisì il controllo del marchesato finalese.

I discendenti di Zanobia e Gian Andrea utilizzarono il cognome Doria Del Carretto, sostituito solo nel Settecento dal cognome Doria Pamphili. La discendenza di Andrea II, figlio di Zanobia, amministrerà Melfi fino all'applicazione delle leggi eversive della feudalità (1806) con il 14º principe Luigi Giovanni Andrea (+1838). Non si sa se Zanobia, che solitamente risiedeva nel palazzo di Loano, abbia mai visitato il lontano feudo e il federiciano castello, dimora dei principi che ne furono proprietari fino al 1950.[2]

Zanobia Del Carretto Doria è ricordata anche per le sue attività di benefattrice, fra cui l'istituzione dei monti di pietà di Melfi, Loano, Torriglia, Carrega Ligure e Ottone: contribuì, inoltre, al riscatto di molti schiavi cristiani catturati dai musulmani.[3]

Il nome della principessa è particolarmente legato a Loano, di cui il consorte era feudatario e dove lei soggiornava nei mesi più freddi dell'inverno. Assieme a Gianandrea assicurò la committenza del centro monumentale di Loano, fra cui il palazzo Doria, la torre pentagonale, la loggetta aerea e il borgo ben squadrato e circondato da mura: tali opere furono completate nel 1578), mentre la chiesa di Sant'Agostino nel periodo 1588-1590.[4]

La figura di Zanobia è commemorata con molte lapidi non solo a Loano (sulla porta di palazzo Doria e su quella di Sant'Agostino), ma anche a Melfi (sull'ingresso del castello) e nelle chiese di Santa Maria delle Grazie di Pegli e di San Benedetto di Fassolo.
Il poeta e drammaturgo savonese Gabriello Chiabrera (1552-1638) le dedicò un sonetto per la sua morte. La principessa scomparve, all'età di 50 anni, il 18 dicembre 1590, a Genova, e fu sepolta nella cripta dei Doria della chiesa di san Matteo dove ancora riposa accanto al marito e non lontana dal sepolcro di Andrea Doria.[5]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Bracco, p. 10
  2. ^ Giovanni Andrea Doria, p. 38
  3. ^ Bracco, p. 55
  4. ^ Fusero, p. 241
  5. ^ Bracco, p. 128

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AA. VV., Giovanni Andrea Doria e Loano, Comune di Loano 1999.
  • AA. VV., Storia di Finale, Daner Elio Ferraris, Savona 2001.
  • Pompeo Arnolfini, Relatione dell'infermità et morte dell'ecc.ma signora Donna Zanobia Doria, principessa di Melfi, nella quale si tratta ancora d'alcune cose toccanti la sua vita, Verona,1592.
  • Raffaele Bracco, Donna Zanobia Del Carretto Doria. La prima turista di Loano, Scuola Grafica Opera SS. Vergine di Pompei, Genova 1971.
  • Clemente Fusero, I Doria, Dall'Oglio, Milano 1973.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]