Wiligelmo

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Wiligelmo, Adamo ed Eva, Duomo di Modena

Wiligelmo (probabilmente da Willelmus, Guglielmo) (XI secoloXII secolo) è stato uno scultore italiano, uno dei primi a firmare le proprie opere in Italia.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Forse originario della diocesi di Como come forse Lanfranco[1], scolpì i rilievi del duomo di Modena verso il 1099 e probabilmente fu anche l'architetto responsabile dell'edificazione della facciata e della parte anteriore della cattedrale modenese. È il più importante maestro della scultura romanica in Italia, dotato nelle sue opere di una forza vitale e di un senso della narrazione impareggiabile per i suoi seguaci, superato pienamente forse solo da Nicola Pisano, oltre un secolo più tardi.

Attività artistica e opere[modifica | modifica wikitesto]

Il profeti Enoch e Elia e dedica a Wiligelmo

Molto probabilmente era un artigiano che teneva bottega a Modena, con diversi discepoli, anch'essi intervenuti nella decorazione del duomo (sono tutti anonimi e vengono indicati nelle pubblicazioni d'arte coi nomi di Maestro di Artù, Maestro di San Geminiano, Maestro delle Metope). Il suo nome ci perviene da una scritta in caratteri diversi (sicuramente postuma) posta sotto la lastra della facciata del duomo, indicante la data di fondazione della chiesa che elogia nel latino dell'epoca la sua opera di scultore:

(LA)

« Inter scultores quan/to sis dignus onore. Cla/ret scultura nu(n)c Wiligelme tua »

(IT)

« Quanto tra gli scultori/tu sia degno di onore/è chiaro ora, o Wiligelmo/per le tue opere »

(Epigrafe, Duomo di Modena)

La scritta è sorretta dalle figure di Enoch ed Elia, profeti che furono assunti in cielo senza morire, per dimostrare maggiormente l'immortalità di cui godrà l'autore per il suo lavoro. Doveva anche godere di una notevole considerazione, se il popolo modenese che voleva costruire una notevole cattedrale lo cercò fuori Modena, come aveva fatto per l'architetto Lanfranco, fatto venire probabilmente dalla diocesi di Como.

Fra i più noti rilievi di Wiligelmo vi sono quelli di Storie della Genesi, oggi inseriti appunto nella facciata del Duomo di Modena. Anticamente, è probabile che abbiano fatto parte del prospetto del pontile della chiesa, ovverosia il parapetto del presbiterio. Da essi, comunque sia, vediamo emergere le qualità dell'autore: aderenza al tema trattato, espressività, sintetizzazione, essenzialità. Gli ambienti non vengono descritti: i soggetti vengono piuttosto colti in azione, esaltando la loro esistenza. Esempio tipico è quello del cieco Lamech che uccide Caino: la cecità è resa mirabilmente dal suo atteggiamento. Il tutto costituisce una narrazione sommaria.

Si osservi, poi, La creazione della donna, dove l'ambiente in cui avviene l'episodio è indicato da una roccia tondeggiante, che rappresenta le acque del fiume Paradiso, oppure la figurazione degli antipodi attribuita al Maestro delle metope sul capitello depositato nel lapidario del duomo modenese.

Non è il naturalismo romano, classicheggiante o funzionale alla narrazione storica. Ma non è neanche la concezione aspaziale bizantina. È piuttosto una trasformazione del simbolismo bizantino. Non è fatto per intuire un'idea, ma per far concepire la realtà del luogo, senza descriverlo dettagliatamente, ma dando efficacemente solo degli accenni, per lasciare l'immaginazione allo spettatore. La sua scultura è alquanto rozza, volutamente sommaria, per essere più comprensibile ai poveri analfabeti cui era didatticamente rivolta. Ciò però non deve indurre a pensare a carenze tecniche dello scultore perché nei due genietti porta-fiaccola della facciata del Duomo, ad esempio, la tecnica di Wiligelmo può dirsi pari a quella delle opere degli scultori classici. Probabilmente, aveva potuto osservare queste opere nei reperti romani venuti alle luce quando si era scavato per cercare pietre, trovando invece la necropoli romana ricca di lapidi e sarcofagi.

Alcuni attribuiscono a Wiligelmo, o alla sua scuola, anche alcuni rilievi, facenti forse parte di un pulpito smembrato, che oggi sono collocati in vari punti della facciata del Duomo di Cremona. L'attività dei suoi allievi è attestata anche all'abbazia di Nonantola[2].

Influenze[modifica | modifica wikitesto]

Alcuni elementi della sua tecnica ricordano la scultura aquitanica, in modo particolare quella del chiostro dell'abbazia di San Pietro a Moissac e quella di Saint-Sernin nella vicina Tolosa, ma ebbe modo di confrontarsi a fondo con la scultura romana, le cui influenze sono chiaramente ravvisabili nei reperti della necropoli della Mutina latina[3].

Si è discusso a lungo su questi contatti, presupponendo una formazione di Wiligelmo entro l'ambito di quei cantieri. Non vi è dubbio che questi contatti esistano, ma, più che di una dipendenza di Wiligelmo dalle sculture aquitaniche (del resto di poco precedenti quelle di Modena), si tratta di una contemporaneità culturale, di reciproci scambi, pur nell'affermazione individuale della personalità di ogni singolo artista[4].

Si può parlare di una scuola wiligelmica non solo per i suoi allievi ma anche per due altri grandi scultori dell'epoca, a lui di poco posteriori: Niccolò, attivo a Ferrara, e Benedetto Antelami, attivo a Parma, i quali mostrano di avere subito la sua influenza[5].

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Vittorio Sgarbi, Il tesoro d'Italia, I tomo, Bompiani
  2. ^ Maurizio Tazartes, Wiligelmo il grande, su Il Palazzo di Sichelgaita, La Stampa, 15 giugno 1991. URL consultato il 20 febbraio 2016.
  3. ^ Wiligelmo, su Scultura-Italiana.com. URL consultato il 20 febbraio 2016.
  4. ^ "Sostengono il raffinato linguaggio wiligelmico modelli tardo-antichi impreziositi da echi bizantini, aggiornati sui contemporanei motivi provenzali e del bacino del Reno, presumibilmente noti da avori, smalti ed altri oggetti importati". Emilia-Romagna, Touring Editore, 2010, pag. 40
  5. ^ A.C. Quintavalle, Wiligelmo, in Enciclopedia dell'arte medievale, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1991-2000. URL consultato il 20 febbraio 2016.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Roberto Salvini, Wiligelmo e le origini della scultura romanica, Milano, Martello, 1956.
  • Arturo Carlo Quintavalle, Wiligelmo e la sua scuola, Firenze, Sadea-Sansoni, 1967.
  • E. Castelnuovo, A. Peroni, S. Settis, a cura di, Wiligelmo e Lanfranco nell'Europa romanica, Atti del convegno (Modena, 24-27 ottobre 1985), Modena, Panini, 1989.
  • A. Calzona, A. C. Quintavalle, a cura di, Wiligelmo e Matilde l'officina romanica, catalogo della mostra (Mantova, 1991) Milano, Electa, 1991.
  • Chiara Frugoni, Wiligelmo. Le sculture del Duomo di Modena, Modena, Panini, 1996.
  • Chiara Frugoni, a cura di, Il duomo di Modena. The cathedral of Modena Modena, Panini, 1998.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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