Wang Guangyi

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Wang Guangyi[1], in cinese: 王广义 (Harbin, 1957), è un artista cinese noto per essere tra i protagonisti del nuovo corso dell'arte cinese, avviatosi alla fine degli anni ottanta. Particolarmente famoso è il suo ciclo di dipinti Great Criticism. Per quanto il lavoro di Wang Guangyi sia erroneamente associato al Pop politico cinese, esso in realtà trova uno dei suoi temi principali nel rapporto con il trascendente.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di un ferroviere della Cina nord-orientale, Wang ha vissuto gli anni della Rivoluzione Culturale (1966 - 1976). Per tre anni ha lavorato in un villaggio rurale. Dopo il pensionamento del padre, Wang Guangyi è diventato ferroviere, senza mai abbandonare il sogno di frequentare il college. Dopo diversi tentativi falliti è stato ammesso all'Accademia di Belle Arti di Zhejiang, dove si è laureato nel 1984 in pittura a olio. Attualmente vive e lavora a Pechino, Cina. Nonostante le dure condizioni di povertà della sua infanzia, Wang Guangyi evita di discutere qualsiasi argomento legato al denaro o alla ricchezza. Wang Guangyi si è imposto all'attenzione della critica e del mercato internazionali con il suo ciclo di lavoro Great Criticism, che lo ha reso un'icona dell'arte cinese contemporanea.[2][3]

Critiche[modifica | modifica wikitesto]

Il rapido successo di critica e di mercato del ciclo Great Criticism ha portato alcuni critici a sostenere che, come prima di lui Salvador Dalí e Andy Warhol, Wang Guangyi ha ecceduto nella produzione seriale delle sue opere di maggior successo. In realtà l'artista ha sempre lavorato a più cicli contemporaneamente e nel 2007 ha definitivamente smesso di realizzare dipinti del ciclo Great Criticism.

Arte[modifica | modifica wikitesto]

Opere e Cicli Principali[modifica | modifica wikitesto]

  • The Back of Humanity (1985) e Frozen North Pole (1984–85)

I lavori del ciclo Frozen North Pole utilizzano segni piuttosto freddi e desolati. Sono caratterizzati dall'uso di forme semplici e pennellate morbide per rappresentare un ambiente invernale piuttosto familiare all'artista, che da giovane viveva nel Nord della Cina. Il Polo Nord è visto in questi dipinti non in relazione alle sue caratteristiche geografiche ma come luogo simbolico in cui nasce una nuova fede in cui il singolo si rapporta principalmente con se stesso, senza per questo sganciarsi dal sociale. Negli anni in cui questi dipinti sono stati realizzati, in Cina fede e futuro erano rappresentati dal comunismo, ma piuttosto che fare proprie le tesi del materialismo dialettico, il gruppo di giovani Artisti del Nord cui Wang Guangyi faceva parte scelte di confrontarsi con testi di filosofia occidentale.[3][4]

  • Post Classical (1986–1988)

Il concetto di fede elaborato da Wang Guangyi, e dagli artisti a lui vicini ha trovato una certa affinità con l'arte classica occidentale. La serie Post Classical è nata dalla revisione sintetica di capolavori dell'arte occidentali legati ai temi della religione, della morale, della fede e dell'ideologia. Questi dipinti utilizzano diverse tonalità di grigio e sintetizzano la figura umana e l'ambiente in cui essa è inserita eliminando molti dettagli. L'obiettivo di Wang Guangyi consisteva nell'elaborare un linguaggio che differiva da quello dell'arte classica, strategia utilizzata per esprimere concetti e punti di vista personali elaborati dopo la lettura di Gombrich.[3][4]

  • Great Criticism (1990–2007)

Queste opere utilizzano immagini di propaganda della Rivoluzione Culturale e loghi di marchi contemporanei provenienti dalla pubblicità occidentale. Wang Guangyi ha realizzato questo ciclo a partire dal 1990 e vi ha posto fine nel 2007 perché convinto che il suo successo internazionale di mercato rischiava di comprometterne il significato originario, che consiste nel considerare la propaganda politica e quella commerciale due diverse forme di lavaggio del cervello.[3][5]

  • VISA (1994)

L'installazione fa riferimento ai meccanismi di controllo utilizzati dai governi dei vari paesi per controllare gli spostamenti degli individui attraverso documenti d'identità e visti d'espatrio. In questa installazione Wang Guangyi ha utilizzato delle scatole di legno accatastate in maniera ordinata, nelle quali il lato rivolto verso lo spettatore mostrano volto di un bambino fotografato in un reparto ospedaliero. Le immagini sono virate in rosso e verde. Su queste fotografie Wang Guangyi ha serigrafato il proprio nome, cognome, genere e data del concepimento dei lavori, il 2 gennaio 1994 (erroneamente è stato scritto che si tratta della data di nascita dell'artista). In alcune scatole compare anche il numero di telefono utilizzato in quel periodo dall'artista, in altre compare, serigrafata, la parola " VISA ".[4]

  • Passport (1994–1995), VISA (1995–1998) e Virus Carriers (1996–1998)

In queste serie di dipinti le scritte VISA, Passport e Virus Carriers si sovrappongono come un timbro a immagini di neonati, adulti e cani, accompagnate da diciture che forniscono informazioni su nome, luogo, data di nascita e sesso dei soggetti. Nel mettere in evidenza le prassi burocratiche legate agli spostamenti da un paese all'altro, questi lavori rivelano che l'organizzazione dello Stato mette in atto le proprie difese valutando gli individui potenzialmente pericolosi. Nella serie Virus Carriers il dipinto presenta l'immagine di un cane, accompagnata dai dati che costituiscono una sorta di documento d'identità dell'animale, contrassegnato come un pericoloso portatore di virus. VISA, Passport e Virus Carriers forniscono elementi di riflessione sull'uso che l'organizzazione sociale fa della paura come sistema di controllo, adombrando fantomatici pericoli e minacce. In particolare Wang Guangyi avverte un radicato clima di sospetto reciproco e di pericolo incombente, maturato durante la Guerra Fredda e persiste ancora oggi, anche se ha perso l'aspetto oppressivo dell'indottrinamento forzato. La riflessione di Wang Guangyi concerne il rapporto che il potere ha con il singolo individuo, sul quale mantiene il controllo incrementando le paure collettive, per poi proporsi come baluardo contro gli ignoti pericoli che possono piombare all'improvviso sulle persone indifese. Secondo l'artista attraverso queste forme di pressione psicologica si instaura tra potere e individuo un tacito accordo che prevede protezione dal contagio di nuovi virus in cambio della rinuncia a parte delle proprie libertà.[4]

  • Quarantine –All Food is Potentially Poisonous (1996) e 24-hour Food Degeneration Process (1997)

Per realizzare Quarantine—All Foods are Potentially Poisonous, Guangyi ha riallestito il piccolo supermercato del suo quartiere nello spazio espositivo. Qui gli espositori, oltre a contenere i prodotti tipici del supermercato, contenevano anche venti poster propagandistici, ripresi da una stazione di quarantena, sui pericoli dovuti alla scarsa igiene. Lo spettatore davanti a questa giustapposizione è costretto a riflettere su insicurezze e timori che pensava fossero scomparsi con la fine della Guerra Fredda. È interessante notare che, nel clima umido della Cina meridionale, le verdure hanno cominciato a marcire, mentre dalle patate, cipolle e altri tuberi sono spuntate radici e germogli, producendo un altro tipo di spettacolo visivo che si potrebbe dire ha creato un'altra forma di bellezza, soppiantando la paura di rovinare il cibo. Attraverso 24-hour Food Degeneration Process l'artista mette in evidenza che tutti gli alimenti hanno una cosiddetta shelf life (vita da scaffale) che si aggira attorno alle 24 ore. Se un alimento viene conservato per lungo tempo, si comincerà con il chiamarlo "fresco", ma col passare del tempo cambierà il suo stato e con esso il modo di chiamarlo. L'installazione è composta da dieci locandine e quattro contenitori non sigillati, pieni di sacchetti di plastica, bottiglie, vasetti, frutta e verdura. Dopo un certo tempo, a poco a poco questi alimenti cominciarono a marcire ed emettono un cattivo odore. Nel corso dell'esposizione, a causa delle lamentele dei visitatori, la frutta e verdura state sostituite molte volte, interrompendo così il lento processo di decomposizione che costituiva una delle caratteristiche del lavoro.[4]

  • Basic Education (2001)

Basic Education è un'installazione che ricrea un luogo di lavoro negli anni della Guerra fredda. La ricostruzione si avvale di pale, ponteggi e divise da lavoro e manifesti propagandistici. La veridicità della scena tende a stimolare la preoccupazione che ci si appresta a rivivere un clima psicologico che si considera definitivamente superato.[4]

  • Materialist series (2001–2005)

Materialist è una serie di sculture che riprendono dodici immagini di lavoratori, contadini e soldati, tratte da immagini di propaganda. Secondo Wang Guangyi queste immagini propagandistiche mettono in evidenza che la forza principale del popolo e la rabbia espressa attraverso i loro movimenti deriva dalla fede nell'ideologia. Con queste sculture l'artista si propone dunque di dare immagine all'espressione del sentimento generale della gente. Riferendosi al materialismo dialettico, Materialist è un termine che ha assunto un particolare rilievo nella storia cinese, in quanto fa sintesi dell'ideologia socialista. La storia cinese sottolinea che i cinesi sono materialisti totali e che i materialisti totali non hanno paura di niente, possono conquistare il mondo e possono cambiare il destino della gente della nostra nazione. Nello stesso tempo, l'artista vede anche un altro livello di significato. In arte, le cose che possiedono determinate qualità concettuali sono chiamate l'oggetto, che in cinese ha la stessa radice della parola materialist. Wang Guangyi dice: C'è un legame di lessico in questo caso con i materialisti. Io voglio usare Materialist per ottenere un doppio senso che induca il pubblico a fare un duplice collegamento culturale.[4]

  • Monument to Laborers (2001)

Il progetto originario di Monument to Laborers voleva produrre in loco venti lastre di calcestruzzo, incidendovi i nomi di lavoratori modello e lavoratori rimasti feriti o uccisi negli ultimi vent'anni nella città cinese di Shenzhen, e coprirle di vetro acrilico, dando a ogni lastra una sorta di rilevanza monumentale alternativa. La presentazione finale dell'installazione, tuttavia, ha riprodotto e fatto proprie le sculture monumentali - The Materialist - e le ha poste in teche di vetro, creando una sensazione visiva di distanza e alienazione da queste forme estremamente familiari, esortando il pubblico a riconsiderare il significato delle parole lavoro e lavoratore in un contesto consumistico.[4]

  • Cold War Aesthetic (2007–2008)

Convinto che il quadro politico internazionale sia ancora oggi influenzato dai contrasti ideologici e politici del passato tra gli Stati Uniti, l'Unione Sovietica e la Cina, nel 2007 Wang Guangyi ha realizzato un ciclo di opere attraverso le quali analizza gli effetti psicologici esercitati dalla propaganda negli anni della Guerra Fredda. Estetica della Guerra Fredda è composta da un'installazione video, sculture, poster di propaganda degli anni settanta, dipinti ispirati agli stessi poster o ai manuali illustrati, redatti dal governo cinese per istruire la popolazione sul comportamento da tenere in caso di attacco nucleare. Lo scenario complessivo fa riferimento ai programmi di difesa nazionale che, negli anni sessanta, educavano la popolazione a proteggersi in caso di guerra chimica, nucleare o batteriologica, e rievoca le esercitazioni cui, da bambino, lo stesso artista prese parte. Attraverso la ricostruzione di momenti di un preciso periodo storico, l'installazione invita lo spettatore a confrontarsi con la realtà di quegli anni, con l'obiettivo di fargli rivivere il clima e la mentalità che hanno caratterizzato il periodo della Guerra Fredda. Wang Guangyi lascia allo spettatore il compito di formulare un'opinione autonoma su eventi che riguardano le influenze del recente passato sul presente.[4]

  • Temperature (2010–2011)

Temperature è un'installazione composta da 1920 termometri divisi in 48 gruppi. Questi termometri sono metaforicamente intesi come strumenti di rilevazione della temperatura di diverse aree del mondo. L'installazione non si ripropone però di rilavare la temperatura nel senso termico del termine, ma il clima politico, le tensioni o distensioni, vissute dalle popolazioni locali in relazione al contesto politico e sociale che vivono.[4][5]

  • New Religion (2011)

New Religion è una serie di dipinti a olio su tela, i cui soggetti sono i grandi leader politici (Lenin, Stalin, Mao), spirituali (Cristo), spirituali e politici insieme (Giovanni XXIII) o filosofi il cui pensiero continua a esercitare la sua influenza ancora oggi (Marx e Engels). Wang Guangyi sembra aver tratto queste immagini da negativi fotografici. Benché in queste opere l'artista usi la tecnica pittorica tradizionale dell'olio su tela, l'ambiguità creata dal riferimento al mezzo fotografico spezza la familiarità che lo spettatore ha con esse, aprendo a nuove riflessioni sul loro significato. Stessa funzione di disturbo svolgono anche i numeri stampigliati su alcune di queste tele e le sgocciolature di colore. Attraverso questo ciclo di lavori Wang Guangyi si è interrogato su cosa accomuna le grandi utopie, sul fascino che esse esercitano sull'essere umano, e sul perché tutti gli uomini avvertano il bisogno di individuare figure su cui riversare la propria fede.[4]

  • Sacred Object (2012)

Secret Object è composta di 600 strati di tela cerata che si accumulano sul pavimento formando un parallelepipedo (10 x 1,20 x 0,8 m). La tela cerata rimanda alle pergamene sulle quali si scriveva nel mondo antico, ma anche alle tavolette cerate sulle quali, sempre nel mondo antico, si incideva con lo stilo. L'idea di sovrapporre le tele, creando una successione di strati, l'uno sull'altro, indica la sedimentazione del sapere accumulato attraverso la scrittura nel corso del tempo. Questi fogli accatastati divengono delle mappe del mondo che, rimescolandosi, danno vita a una contaminazione fertile che rimanda a sua volta a un orizzonte metafisico in cui il sacro rappresenta un luogo di confronto e di dialogo e non di conflitto.[4]

  • Things-In-Themselves (2012)

Thing-In-Themselves è un'installazione di sacchi di juta pieni di riso, impilati lungo il perimetro dello spazio espositivo formando una sorta di imbuto. L'installazione nasce da un ricordo di Wang Guangyi, che da giovane, durante gli anni del college, ha lavorato per qualche tempo in un granaio. Le suggestioni giovanili che stanno alla base di Thing-In-Themselves sono superate dal fatto che nei granai i sacchi di cereali non sono impilati come accade in quest'installazione In questa installazione, nata per la mostra al Today Art Museum del 2012, i sacchi non lasciano riconoscere il loro contenuto, che tuttavia può essere percepito dall'olfatto. Con Thing-In-Themselves Wang Guangyi dà forma e immagine a qualcosa di inconoscibile, in quanto al di là dell'esperienza, fa dunque riferimento a quel che Kant chiama "noumeno", "cosa in sé".[4][5]

Lista Completa di Cicli e Opere Principali[modifica | modifica wikitesto]

The Back of Humanity (1985), Frozen North Pole (1984–85), Post Classical, (1986–1988), Rationality (1987–1988), Duchamp Urinals (1987), Weather Report (1989), Mao Zedong (1988–1990), Quick-Drying Industrial Paint (1988–1989), Inflammable and Explosive objects (1988), Inflammable and Explosive (1989), Comparison between Chinese and American Temperature (1990), China Thermometer (1990), Mass Produced Holy Infant (1990), Great Criticism (1990–2007), International Politics (1991–1992), Small Criticism (1992–1993), Eastern European Landscapes (1993), Studies for International Politics (1993), Freedom of Choise (1994), VISA (1994), Passport (1994–1995), VISA (1995–1998), Virus Carriers (1996–1998), New Media –Beijing Hutong Garbage Cart (1995), Drugs (1995), Flour (1995), Blood Test –Everyone is a Potential Virus Carrier (1996), Origin of the Species –The History of European Civilization (1996), The Similarities and Differences of Food Guarantees Under Two Political Systems (1996), Quarantine –All Food is Potentially Poisonous (1996), 24-hour Food Degeneration Process (1997), The Era of Materialism (2000), Basic Education (2001), Monument to Laborers (2001), Materialist series (2001–2005), The History of a Newspaper (2002), The Great Scene (2002), Face of Faith (1998–2003), Shining Forever (2003–2004), Methodology of People's War (2004), War and Pace (2006–2007), East Wind – Golden Dragon (2006–2007), Cold War Aesthetic (2007–2008), Scene (2009), Temperature (2010–2011), New Religion (2011), Sacred Object (2012), Things-In-Themselves (2012)

Mostre personali[modifica | modifica wikitesto]

  • Wang Guangyi, Hanart TZ Gallery, Hong Kong, China, 1994
  • Witnessed: Wang Guangyi, Littmann Kulturprojekte, Basel, Switzerland, 1996
  • Wang Guangyi: Face of Faith, Soobin Art Int'l, Singapore, 2001
  • Wang Guangyi, Galerie Enrico Navarra, Paris, France, 2003
  • Wang Guangyi, Galerie Urs Meile, Luzern, Switzerland, 2004
  • Wang Guangyi, Arario Gallery, Seoul, South Korea, 2006
  • Wang Guangyi, Galerie Thaddaeus Ropac, Paris, France, 2007
  • Visual Polity: Another Wang Guangyi, OCT Contemporary Art Terminal, He Xiangning / Art Museum, Shenzhen, China, 2008
  • Cold War Aesthetics: Wang Guangyi, Louise Blouin Space of the Louise Blouin Foundation, London, UK, 2008
  • Visual Archives of Chinese Contemporary Art: Wang Guangyi – The Interactive Mirror Image, Tank Loft, Chongqing Contemporary Art Center, Chongqing, China, 2011[6]
  • Thing-In-Itself: Utopia, Pop and Personal Theology, Today Art Museum, Beijing, China, 2012[7]
  • Wang Guangyi: Cold War Aesthetics (Shanghai Pujiang Oversea Chinese Town Public Art Project), Pujiang Oversea Chinese Town, Shanghai, China. 2012
  • Passage to History: 20 Years of La Biennale di Venezia and Chinese Contemporary Art, 55th Venice Biennale, 2013[8]

Pubblicazioni[modifica | modifica wikitesto]

Monografie[modifica | modifica wikitesto]

  • Wang Guangyi, timezone 8, Hong Kong 2002. Essays by Karen Smith, Yan Shanchen, Charles Merewether, Li Xianting, Huang Zhuan and Lu Peng. ISBN 962-86388-7-4
  • Demetrio Paparoni, Wang Guangyi, Words and Thoughts 1985−2012, Skira, Milan, Italy 2013. ISBN 8857215679
  • Huang Zhuan, Politics and Theology in Chinese Contemporary Art /Reflections on the work of Wang Guangyi, Skira, Milan, Italy 2013. ISBN 978-88-572-2143-4

Cataloghi[modifica | modifica wikitesto]

  • Yan Shanchun, Lu Peng and others, Wang Guangyi within the Trends of Contemporary Art (Chengdu: Sichuan Fine Arts Publishing House, 1992).
  • Wang Guangyi: Face of Faith (Singapore: Soobin Art Int'l, 2001).
  • Wang Guangyi: The Legacy of Heroism (Hong Kong and Paris: Hanart TZ Gallery and Galerie Enrico Navarra, 2004).
  • Wang Guangyi (Seoul: Arario Gallery, 2006).
  • Wang Guangyi: Art and People (Chengdu: Sichuan Fine Arts Publishing House, 2006).
  • Wang Guangyi (Seoul and Paris: Arario Gallery and Galerie Thaddaeus Ropac, 2007).
  • Huang Zhuan and Fang Lihua, Visual Politics: Another Wang Guangyi (Guangzhou City: Lingnan Fine Arts Publishing House, 2008).
  • Wang Guangyi: Cold War Aesthetics (London: Louise Blouin Foundation, 2008).
  • Thing-in-Itself: Utopia, Pop and Personal Theology, edited by Huang Zhuan (Guangzhou City: Lingnan Art Publishing House, 2012)

Collezioni Pubbliche[modifica | modifica wikitesto]

  • Allen Memorial Art Museum, Oberlin, Ohio, USA.
  • Carmen Thyssen-Bornemisza Collection, Madrid, Spain.
  • Cartier Limited, Paris, France.
  • China Academy of Fine Arts, Hangzhou, China.
  • China Club, Hong Kong, China.
  • Deutsches Historisches Museum, Berlin, Germany.
  • Essl Museum – Kunst der Gegenwart, Vienna, Austria.
  • Guangdong Art Museum, Guangzhou City, China.
  • Guggenheim Museum, Abu Dhabi, United Arab Emirates.
  • Guy & Myriam Ullens Foundation, Switzerland.
  • He Xiangning Art Museum, Shenzhen, China
  • Long Museum, Shanghai, China. • Museum Ludwig, Aachen, Germany.
  • Minsheng Art Museum, Shanghai, China
  • Overseas Chinese Town, Shanghai, China.
  • Pacific Asia Museum, Pasadena, California, USA.
  • San Francisco Museum of Modern Art, San Francisco, California, USA.
  • Shenzhen Art Museum, Shenzhen, China.
  • Taikang Life Insurance Company
  • Limited, Beijing, China.
  • The Ford Foundation, New York, USA.
  • The Sammlung Essl Collection of contemporary Art (Kunst der Gegenwart), Vienna, Austria.
  • Today Art Museum, Beijing, China.
  • Yuz Art Museum, Jakarta, Indonesia.

Documentari su Wang Guangyi[modifica | modifica wikitesto]

  • CHIMERAS – Wang Guangyi, Mika Mattila (Finland), 69m17s, Mika Mattila & Navybluebird Ltd., Special show: Today Art Museum, Beijing, 2012; Toronto, 2013; San Francisco, 2013.
  • Reasoning with Idols – Wang Guangyi, Andrew Cohen (Swiss), 26m46s, A-C Films, Swiss, 2012.
  • Art of Wang Guangyi, Wang Junyi (China), 76m20s, Wang Guangyi Studio, Chongqing: Tank Loft-Chongqing Contemporary Art Center, 2011; Shanghai: Shanghai Museum, 2011; Beijing: Today Art Museum, 2012.
  • Arts China – Wang Guangyi, Weng Ling (China), 36m22s,
  • The Travel Channel (Hainan), China (satellite television), 2010.
  • Wang Guangyi, Wang Luxiang (China), 36m13s, Phoenix Television, 2006, Hong Kong, China
  • The Orient Sun – Wang Guangyi, 48m39s, SBS Television, South Korea, 2005.
  • 85 New Wave, Shi Xianfa (China), 20m02s, CCTV, China, 1986.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Nell'onomastica cinese il cognome precede il nome. "Wang" è il cognome.
  2. ^ Wang Guangyi Archiviato il 9 gennaio 2014 in Internet Archive.. ShangArt Gallery. Accessed January 2014.
  3. ^ a b c d Lu Peng, A History Of Art in 20th-Century China, Edizioni Charta, Milan, Italy, 2010, pp. 1153–1174
  4. ^ a b c d e f g h i j k l m Demetrio Paparoni, Wang Guangyi, Words and Thoughts 1985−2012, Skira, Milan, Italy, 2013
  5. ^ a b c Huang Zhuan, Politics and Theology in Chinese Contemporary Art /Reflections on the work of Wang Guangyi, Skira, Milan, Italy 2013
  6. ^ Wang Guangyi. Saatchi Gallery. Accessed January 2014.
  7. ^ Thing-in-itself: Utopia, Pop and Personal Theology – Wang Guangyi Retrospective Exhibition. Today Art Museum. Accessed January 2014.
  8. ^ Sue Wang (2 November 2012). 2012 Public Art Project "Wang Guanyi: Cold War Aesthetic" to be exhibited at Pujiang Overseas Chinese Town Archiviato il 7 novembre 2019 in Internet Archive.. Cafa Art Info. Accessed January 2014.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Lu Peng, A History Of Art in 20th-Century China, Edizioni Charta, Milan, Italy, 2010, pp. 1153–1174
  • Demetrio Paparoni, Wang Guangyi, Words and Thoughts 1985−2012, Skira, Milan, Italy, 2013
  • Huang Zhuan, Politics and Theology in Chinese Contemporary Art /Reflections on the work of Wang Guangyi, Skira, Milan, Italy 2013

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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