Violenza psicologica

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La violenza psicologica è un insieme di atti, parole o sevizie morali, minacce e intimidazioni utilizzati come stumento di costrizione e di oppressione per obbligare gli altri ad agire contro la propria volontà. La violenza psicologica non utilizza la forza fisica e si manifesta principalmente con parole e atti tesi a coercire la volontà di altre persone.

Questa violenza può sfociare in un trauma psicologico che può includere ansia, depressione cronica, disturbo da stress post traumatico[1][2].

Tale violenza non è tipica di un genere o di un altro[3] ma riguarda la coppia e i rapporti genitori-figli, spesso infatti ne sono vittima i bambini, sia come bersagli che in quanto testimoni.[4] Si tratta di un tipo di violenza presente anche nel posto di lavoro, in forma di bossing (esercitata dai superiori verso i subordinati) o di mobbing.[5]

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

La violenza psicologica può essere obiettivamente individuabile in certi tipi di discorsi o di atteggiamenti che mirano a controllare l'altra persona in assenza di violenza fisica conclamata.

Si possono isolare almeno 15 categorie di aggressione verbale, frequenti nella comunicazione coi bambini, nella coppia e sul lavoro: diffamazione, insulti, minacce, obiezioni, giudizi, critiche, accuse, rimproveri, scherzi, blocco, deviazione, dimenticanza, restrizione, negazione, discredito e silenzio.

Negazione, discredito e silenzio sono spesso utilizzate in risposta alla protesta della vittima che si lamenta di non essere stata sentita o che le è stata fatta un'osservazione sgradevole. Segnalano la convinzione dell'aggressore di poter tranquillamente fare del male all'altra persona, oltre a denunciare la mancanza di empatia dell'aggressore, che non ha nessuna intenzione di scusarsi, verso la sua vittima.[6][7]

Spesso l'abuso emotivo consiste nella manipolazione delle emozioni della vittima a un punto tale che essa non si accorge di come le sue emozioni siano il risultato del controllo che l'aggressore ha su di lei. La sua capacità decisionale, la sua indipendenza e la sua autostima vengono alterate o annullate.[8] In particolare, ci sono dieci campi di controllo in cui succede che si assoggettino gli altri: controllo della libertà di movimento, delle frequentazioni, del comportamento, dei mezzi finanziari, dei gusti, del pensiero, dello spazio sonoro, del tempo, dello spazio fisico e della comunicazione. Yvane Wiart, nel suo libro dedicato alla violenza psicologica in famiglia[9], descrive in modo dettagliato le diverse modalità di controllo sugli altri. Presenta anche diversi questionari che permettono di scoprire se in seno alla coppia si è aggressori o vittime, oppure entrambe le cose, e offre soluzioni per uscire dal ciclo della violenza psicologica, che spesso rappresenta un fenomeno transgenerazionale. La violenza che si infligge o quella che si subisce è a immagine di quella che si è vissuta nella propria infanzia e che è stata appresa come un modo normale di reazione.[10]

Aggressività e collera[modifica | modifica wikitesto]

Aggressività e collera vengono spesso confuse. Si dice facilmente di una persona che si incollerisce che è aggressiva anche se si limita a manifestare il suo malcontento. Si può essere aggressivi senza mai alzare la voce, né avere l'aria incollerita. Ci sono molti tipi di aggressione verbale in cui l'aggressore presenta un atteggiamento calmo, una apparente neutralità, o addirittura benevolenza, ed è per questa ragione che questi tipi di comportamento sono difficili da catalogare come elementi di violenza psicologica. Anche il silenzio che può seguire a una domanda o a un rimprovero ne è un esempio. Il rifiuto di riprendere la conversazione è ad esempio caratteristica di un silenzio aggressivo. I bambini che non sono stati ascoltati o sono stati messi a tacere mentre protestavano si rifugiano poi nell'aggressione verbale attiva o passiva e protraggono questo atteggiamento da adulti. Si incolleriscono alla minima occasione, non c'è niente che sembri placarli. O al contrario possono essere convinti di meritare gli attacchi e diventano allora vittime consenzienti.[11]

Conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

Richiamare la violenza psicologica e le sue conseguenze fa pensare a un impatto psichico che potrebbe condurre a una perdita di autostima, di motivazione e a depressione. Questi sintomi che possono essere anche gravi e invalidanti di per sé, sono ancora più preoccupanti quando si ripercuotono sulla salute fisica. Essi infatti mettono in moto meccanismi di stress nella persona aggredita, che implicano una reazione del sistema cardio-vascolare oltre che del sistema immunitario che, se non interrotti, possono portare conseguenze a medio e lungo termine molto gravi per l'organismo. Questi meccanismi sono stati evidenziati per la prima volta da Hans Selye (1962), creatore del concetto di stress, poi da molti altri ricercatori che sono giunti alla nozione di carico allostatico presentato come fattore scatenante delle malattie.[12][13][14]. Una branca relativamente recente della ricerca internazionale sulle relazioni tra problemi psichici e malattia si chiama psiconeuroendocrinoimmunologia.[15]

Anche l'aggressore non sfugge alla messa in moto dei meccanismi dello stress, pure se la sua aggressività spesso gli fornisce una scappatoia che gli permette di scaricare la tensione accumulata. Questi meccanismi sono stati sperimentati da Henri Laborit sui ratti che, stressati, si ammalano se sono soli in gabbia, mentre se sono in presenza di un altro ratto da poter attaccare conservano la propria salute fisica.[16][17]

Violenza psicologica sui bambini[modifica | modifica wikitesto]

Approccio[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1983 si è tenuta a Indianapolis la prima conferenza internazionale che trattava di abusi psicologici sui minori e sui giovani[18] che ha riunito esperti provenienti da otto paesi. I ricercatori hanno lavorato a lungo sulla definizione di questo tipo di violenza, in modo da poterla rendere obiettivo di studio e con lo scopo di informare e fare prevenzione.[19]

Nel 1995, l'APSAC (American Professional Society on the Abuse of Children) ha stabilito che i maltrattamenti psicologici ripetuti da parte di un genitore o di figure educative convincono il bambino che non è amato, che non è desiderato, che si trova in pericolo e che il suo unico modo di dimostrare quanto vale sta nella soddisfazione dei desideri degli altri.[20][21] Sulla base di varie teorie dello sviluppo e dell'educazione, incluso il lavoro di Abraham Maslow, l'abuso psicologico sembra essere un attacco diretto all'equilibrio fisiologico dell'individuo oltre che ai bisogni fondamentali di autostima, di sicurezza, di amore e del senso di appartenenza.[22] Il rifiuto, il terrore, l'isolamento, la corruzione, lo sfruttamento del bambino e il rifiuto della risposta affettiva sono le categorie principali della violenza psichica individuata dall'APSAC.[23]

Il rifiuto si esprime tramite la pratica di sminuire il bambino, di togliere valore alla persona e alle sue azioni,[4] tramite la consuetudine di farlo vergognare o di ridicolizzare le sue manifestazioni di affetto, di timore o di paura. Terrorizzare il bambino consiste nel minacciarlo o nell'avere comportamenti che possono ferire, abbandonare, o mettere lui (oppure gli altri da lui amati) in situazioni obiettivamente pericolose.

Isolare il bambino porta a impedirgli di soddisfare i suoi bisogni di interazione e di comunicazione con gli altri, bambini o adulti che siano, dentro o fuori di casa. Sfruttare o corrompere il bambino significa incoraggiarlo a sviluppare condotte inappropriate, autolesioniste, antisociali, criminali, devianti o inadatte. Questo include pure incitarlo ad adottare comportamenti inappropriati a un buon sviluppo, come l'inversione dei ruoli come l'adultizzazione[24] o la genitorialità[25] dove è lui che si prende cura dei genitori invece di soddisfare i suoi bisogni o i suoi sogni non realizzati, o ancora l'infantilizzazione dove gli si vieta di crescere perché questo destabilizza i genitori.[26] Quest'ultma forma di abuso consiste nell'incoraggiare o costringere il bambino o l'adolescente ad abbandonare il suo bisogno di autonomia tramite un coinvolgimento eccessivo, l'intrusione o la dominazione per effetto dei quali le sue opinioni, i suoi sentimenti e i suoi desideri non sono presi in considerazione[27] e la sua vita è del tutto diretta dai genitori, come ad esempio succede nel film Family Life.[28]

Il rifiuto di risposta affettiva si manifesta col disprezzo dei tentativi del bambino di interagire con il genitore sul piano affettivo, con la mancanza di gesti di affetto, di preoccupazione e di amore verso di lui e con l'assenza di manifestazioni emotive. Si concretizza con un certo distacco e una mancanza di coinvolgimento, limitando le interazioni allo stretto necessario, in maniera emotiva e concreta[27]. Le negligenze mediche ed educative corrispondono all'assenza o al rifiuto di cure fisiche o psichiche e di scolarizzazione del bambino.[27][29]

Lo studio francese coordinato da Pierre G. Coslin e Brigitte Tison ha evidenziato come i professionisti che devono intervenire nel quadro dei bambini in pericolo e cioè psicologi, medici, assistenti sociali, insegnanti e componenti delle forze dell'ordine hanno frequentemente problemi a riconoscere gli esiti della violenza psicologica.[30]

Impatto[modifica | modifica wikitesto]

La violenza psicologica vissuta in seno alla famiglia ha conseguenze che si possono manifestare nell'infanzia o nell'adolescenza ma anche comparire in età adulta. Induce disturbi comportamentali, relazionali, una scarsa autostima, comportamenti di dipendenza, aggressività, difficoltà di concentrazione e di apprendimento. Fin dagli anni cinquanta John Bowlby ha attirato l'attenzione sull'impatto insospettato della carenza di attenzione ai bisogni di attaccamento del bambino nel suo rapporto per l'OMS. Nel corso della sua carriera di psichiatra e psicanalista ha insistito sull'importanza di prendere coscienza della violenza familiare nell'infanzia e nell'adolescenza per la comprensione dei disturbi affettivi legati allo sviluppo della personalità.[10][9] In questa prospettiva, sono punti di riferimento anche le opere di Alice Miller o Karen Horney.

Sul piano fisico sono stati stabiliti dei legami tra abuso emotivo e problemi respiratori come asma e allergia e le affezioni che sono riconducibili a meccanismi di reazione allo stress come problemi cardiovascolari, ipertensione e cancro[12].

I lavori riportati dall'APSAC evidenziano come l'assenza di reazioni emotive alle sollecitazioni dei bambini induce i traumi più gravi sia sul piano fisico che psichico con un impatto a lunghissimo termine.[9] La violenza psicologica ha una influenza nefasta sullo sviluppo del cervello e i meccanismi di regolazione delle funzioni corporee che a lungo termine può condurre alla malattia. La prevenzione è quindi fondamentale.[31]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Dutton, D. G. (1994). Patriarchy and wife assault: The ecological fallacy. Violence and Victims, 9, 125-140.
  2. ^ (EN) Maiuro, Roland D. e O'Leary, K. Daniel, Psychological Abuse in Violent Domestic Relations, New York:Springer Publishing Company, 2000, p. 197, ISBN 0-8261-1374-5.
  3. ^ Valentina Cartei e Francesca Grosso, Oltre il silenzio. Come elaborare e superare il trauma dell’abuso sessuale subìto nell’infanzia, FrancoAngeli, 7 gennaio 2016, ISBN 978-88-917-3519-5. URL consultato il 15 novembre 2017.
  4. ^ a b Edoardo Giusti e Flavia Germano, 3.6. Abuso psicologico, in Terapia della rabbia. Capire e trattare emozioni violente di ira, collera e furore, Sovera Edizioni, 2003, p. 51, ISBN 978-88-8124-275-7. URL consultato il 15 novembre 2017.
  5. ^ Giuseppe Ferrari e Valentina Penati, Nuove forne e nuovi contesti per il mobbing, in Il mobbing e le violenze psicologiche.: Fenomenologia, prevenzione, intervento, Edizioni FerrariSinibaldi, 2011, ISBN 978-88-96826-38-6. URL consultato il 19 novembre 2017.
  6. ^ https://web.archive.org/web/20141120190029/http://www.counselingcenter.illinois.edu/self-help-brochures/relationship-problems/emotional-abuse
  7. ^ http://www.helpguide.org/articles/abuse/domestic-violence-and-abuse.htm
  8. ^ Lesly Tamarin Mega, Jessica Lee Mega, Benjamin Tamarin Mega e Beverly Moore Harris, Brainwashing and battering fatigue: psychological abuse in domestic violence, in North Carolina Medical Journal, vol. 61, nº 5, North Carolina Institute of Medicine e The Duke Endowment, September–October 2000, pp. 260–265, PMID 11008456. Pdf.
  9. ^ a b c Wiart Yvane. Petites violences ordinaires : La violence psychologique en famille. Parigi, Courrier du livre, 2011
  10. ^ a b Bowlby, John., Una base sicura : applicazioni cliniche della teoria dell'attacamento, Cortina, 1989, ISBN 88-7078-088-0, OCLC 797398581.
  11. ^ La personalità passivo-aggressiva (capitolo Le origini (PDF), su isfo.it.
  12. ^ a b (FR) Yvane Wiart, Stress ? peut-on et doit-on chercher à y échapper à tout prix ?, Stress, can one and must one seek to escape from it at all costs?, in Perspectives Psy, vol. 44, nº 5, 0000-00-00, pp. 411–416. URL consultato il 24 novembre 2017.
  13. ^ McEwen, Bruce S., The end of stress as we know it, Joseph Henry Press, 2002, ISBN 0-309-07640-4, OCLC 49639058.
  14. ^ Sapolsky, Robert M. e Riva, Elena, 1965- ; biologa>, Perché alle zebre non viene l'ulcera? : la più istruttiva e divertente guida allo stress e alle malattie che produce : con tutte le soluzioni per vincerlo, Castelvecchi, 2014, ISBN 88-6826-264-9, OCLC 955654953.
  15. ^ Wiart, Yvane,, Stress et cancer quand notre attachement nous joue des tours, De Boeck, DL 2014, cop. 2014, ISBN 978-2-8041-8521-3, OCLC 871064759.
  16. ^ Edward Kunz, Henri Laborit and the inhibition of action, in Dialogues in Clinical Neuroscience, vol. 16, nº 1, 2014-3, pp. 113–117. URL consultato l'8 novembre 2017.
  17. ^ (EN) Michael C. Heller, Body Psychotherapy: History, Concepts, and Methods, W. W. Norton & Company, 20 agosto 2012, p. 226, ISBN 978-0-393-70766-3. URL consultato l'8 novembre 2017.
  18. ^ Abuso e maltrattamento all'infanzia e all'adolescenza (PDF), su psicologia1.uniroma1.it, p. 9.
  19. ^ (EN) John E. B. Myers e American Professional Society on the Abuse of Children, The APSAC Handbook on Child Maltreatment, SAGE, 2011, p. 126, ISBN 978-1-4129-6681-8. URL consultato l'8 novembre 2017.
  20. ^ Tamara L. Taillieu, Douglas A. Brownridge e Jitender Sareen, Childhood emotional maltreatment and mental disorders: Results from a nationally representative adult sample from the United States, in Child Abuse & Neglect, vol. 59, Supplement C, 1º settembre 2016, pp. 1–12, DOI:10.1016/j.chiabu.2016.07.005. URL consultato il 10 novembre 2017.
  21. ^ (EN) Maria Scannapieco e Kelli Connell-Carrick, Understanding Child Maltreatment: An Ecological and Developmental Perspective, Oxford University Press, USA, 10 febbraio 2005, p. 17, ISBN 978-0-19-515678-2. URL consultato il 10 novembre 2017.
  22. ^ APSAC - Practice Guidelines The investigation and determination of suspected psychological maltreatment of children and adolescents (PDF), su apsac.memberclicks.net.
  23. ^ Hart, SN, Binggeli, NJ, Brassard, MR. Evidence for the effects of psychological maltreatment, 1998; 1: 27–58
  24. ^ Anna Oliverio Ferraris, La sindrome Lolita: Perché i nostri figli crescono troppo in fretta, Bureau, 2 aprile 2014, ISBN 978-88-586-6996-9. URL consultato il 15 novembre 2017.
  25. ^ AA VV, Terapia cognitivo-comportamentale del trauma interpersonale infantile, Franco Angeli Edizioni, 14 febbraio 2017, pp. 52-53, ISBN 978-88-917-4912-3. URL consultato il 15 novembre 2017.
  26. ^ AA VV, Adolescenza. Viaggio intorno ad un'idea, FrancoAngeli, 25 maggio 2012, p. 59, ISBN 978-88-568-7619-2. URL consultato il 15 novembre 2017.
  27. ^ a b c Anna Maria Casale, Paolo De Pasquali e Maria Sabina Lembo, Vittime di crimini violenti, Maggioli Editore, 2014-09, p. 193, ISBN 978-88-916-0774-4. URL consultato il 16 novembre 2017.
  28. ^ Luigi Attenasio, Mariella Ciani e Angelo Di Gennaro, Chi ha paura della follia? La 180 nella scuola: roba da matti! Con DVD, Armando Editore, 2009, ISBN 978-88-6081-540-8. URL consultato il 16 novembre 2017.
  29. ^ (FR) Elie Hernandez e Ève Leleu-Galland, Ebook - Dictionnaire des besoins éducatifs particuliers: Cycles 1, 2 et 3, Nathan, 16 novembre 2017, ISBN 978-2-09-124583-6. URL consultato il 16 novembre 2017.
  30. ^ (EN) Les professionnels face à l'enfance en danger - 9782294710124 | Elsevier Masson - Livres, ebooks, revues et traités EMC pour toutes spécialités médicales et paramédicales, su www.elsevier-masson.fr. URL consultato il 16 novembre 2017.
  31. ^ World Healr Organisation, Prevenire il maltrattamento sui minori: indicazioni operative e strumenti di analisi (PDF), su apps.who.int.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Hart, S. N., Binggeli, N. J., & Brassard M.R. (1998). Evidence for the effects of psychological maltreatment in Journal of Emotional Abuse, 1 (1), 27–58.
  • John Bowlby, Attaccamento e perdita. 2: La separazione dalla madre, Collana Programma di Psicologia Psichiatria Psicoterapia, Torino, Boringhieri, 1978, ISBN 978-88-339-5108-9. II ed., Bollati Boringhieri, 1999.
  • John Bowlby, Costruzione e rottura dei legami affettivi, traduzione di S. Viviani e C. Tozzi, Collana Psicologia n.1, Milano, Raffaello Cortina, 1982, ISBN 978-88-7078-001-7.
  • Pierre G. Coslin e Brigitte Tison Les professionnels face à l’enfance en danger. Lorsque la méconnaissance fait mal. Issy-les-Moulineaux, Elsevier Masson 2010, ISBN 9782294710124
  • Karen Horney, Neurosis and human growth.The struggle toward self-realization. London, Routledge, 1965
    • Karen Horney, Nevrosi e sviluppo della personalità, Astrolabio, 1981, ISBN 9788834007020
  • Bruce McEwen, The End of Stress As We Know It. Washington, Joseph Henry Press, 2002 ISBN 0309076404
  • Alice Miller, La persecuzione del bambino. Le radici della violenza, Bollati Boringhieri, 2007, ISBN 9788833917870
  • John E. B. Myers, e American Professional Society on the Abuse of Children, The APSAC handbook on child maltreatment, SAGE, 2011, ISBN 9781412966818
  • Robert M. Sapolsky, Why zebras don't get ulcers: an updated guide to stress, stress-related diseases, and coping, W.H. Freeman and Co, 1998, ISBN 0716732106
    • Robert M. Sapolsky, Perché alle zebre non viene l'ulcera? la più istruttiva e divertente guida allo stress e alle malattie che produce con tutte le soluzioni per vincerlo, Castelvecchi, 2014, ISBN 8868262649
  • Maia Szalavitz, Born for love: why empathy is essential and endangered, First Harper paperback, ISBN 0061656798
  • Harold Searles, L'effort pour rendre l'autre fou, Gallimard, 1977, ISBN 2-07-029545-1.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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