Vengo anch'io. No, tu no/Giovanni, telegrafista

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Vengo anch'io. No, tu no/Giovanni, telegrafista
ArtistaEnzo Jannacci
Tipo albumSingolo
Pubblicazione
Durata6:50
Album di provenienzaVengo anch'io. No, tu no
Tracce2
GenereMusica d'autore
EtichettaARC
ProduttoreNanni Ricordi
Formati45 giri

Vengo anch'io. No, tu no/Giovanni, telegrafista è un singolo di Enzo Jannacci, pubblicato dalla ARC nel dicembre 1967.

Entrambi i brani sono inclusi nell'album Vengo anch'io. No, tu no.

Vengo anch'io. No, tu no[modifica | modifica wikitesto]

Il protagonista del brano è un uomo che viene respinto a priori da ogni evento, anche se solo ipotizzato. Nonostante il tono apparentemente umoristico, la tematica di fondo è un po' più complessa. Infatti parla di molte persone che vivono ai margini della società, che sono escluse e non possono partecipare a molti avvenimenti.

Giovanni, telegrafista[modifica | modifica wikitesto]

Il testo di Giovanni telegrafista è la traduzione della poesia: João, o telegrafista, scritta alla fine degli anni Quaranta dal poeta Cassiano Ricardo, che Jannacci aveva trovato in un’antologia di poeti brasiliani curata da Ruggero Jacobbi,[1] dopodiché la tradusse in italiano e la musicò.

«Per le sue mani passò mondo, mondo che lo rese urgente,
crittografico, rapido, cifrato,
passò prezzo caffé passò matrimonio Edoardo VIII
[...] passarono molte cose, ma tra l'altro
passò notizia matrimonio Alba con altro.
Píri-pirí-pirí-pirí-ppíppi»

Il protagonista della poesia e del brano è un impiegato addetto al telegrafo di una piccola stazione ferroviaria. L'impiegato ha l'ambizione di iniziare una relazione amorosa con Alba, una bella ragazza che Giovanni vede spesso nella sua stazione. D'improvviso Alba non si vede più alla stazione, così il povero impiegato cade in uno stato di malinconica angoscia. Il telegrafista legge tanti messaggi, contenenti notizie dei più disparati argomenti, finché casualmente apprende del matrimonio di Alba con altro.

Jannacci aggiunse la sua voce e un motivo assillante e monotono, quel píri-pirí-pirí-pirí-ppíppi del telegrafo, che ricorda il Samba de uma nota só di Antônio Carlos Jobim, che trasformava il codice morse nell’equivalente sonoro della monomania amorosa.[2]

Il brano sta in equilibrio tra il patetico e il comico, fino al finale drammatico.

Tracce[modifica | modifica wikitesto]

Lato A
  1. Vengo anch'io. No, tu no (testo: Enzo Jannacci, Fiorenzo Fiorentini, Dario Fo – musica: Enzo Jannacci,)
Lato B
  1. Giovanni, telegrafista (testo: Cassiano Ricardo, Ruggero Jacobbi – musica: Enzo Jannacci,)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ruggero Jacobbi, Quaderno brasiliano (e poesie scelte), Fermenti editrice, 2010 ISBN 9788889934968
  2. ^ Giacomo Di Girolamo, “Giovanni Telegrafista”, la più inarrivabile delle canzoni, il Volatore, 3 settembre 2016 Leggi on line

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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