Va' e vedi

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Va' e vedi
Va' e vedi.png
Aleksej Kravčenko in una scena del film
Titolo originaleИди и смотри
Lingua originalerusso, tedesco, bielorusso
Paese di produzioneUnione Sovietica
Anno1985
Durata145 min
Dati tecniciB/N e a colori
Generedrammatico, guerra
RegiaElem Klimov
SoggettoAles' Adamovič
SceneggiaturaAles' Adamovič, Elem Klimov
FotografiaAleksej Rodionov
MontaggioValerija Belova
MusicheOleg Jančenko
Interpreti e personaggi
  • Aleksei Kravchenko: Florya Gaishun
  • Olga Mironova: Glasha
  • Liubomiras Laucevičius: Kosač
  • Vladas Bagdonas: Roubej
Doppiatori italiani

Va' e vedi (Idi i smotri) è un film del 1985 diretto da Elem Klimov, presentato fuori concorso al Festival di Cannes e premiato in Unione Sovietica per la colonna sonora scritta da Oleg Jančenko. «Il titolo è una citazione dell'Apocalisse [6, 1.3.5.7]».[1] Alla 74ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia il film ha vinto il premio Venezia Classici per il miglior film restaurato.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

1943, nella Bielorussia occupata dalle truppe tedesche[2], tra i villaggi circondati dalle foreste di betulle, ai margini delle grandi paludi.

Fliora è un adolescente. A dispetto delle preoccupazioni della madre, intende aggregarsi ai partigiani. Scavando nella palude si procura finalmente un fucile e si unisce alle brigate nella foresta, dove però viene deriso e sfruttato per lavori di corvè. Incontra anche Glasha, una coetanea sfuggita alla deportazione: la ragazza è fermamente decisa a vivere e ad assaporare le gioie dell'amore e della crescita.

Mentre i partigiani si avviano ad affrontare il nemico, Fliora viene lasciato indietro, a causa della sua inesperienza, e si ritrova solo e sbandato nella foresta con Glasha. La ragazza tenta un approccio con lui, che la respinge, sentendosi imbarazzato e frustrato dal rifiuto ottenuto dai partigiani.

Vengono interrotti dall'inizio dei combattimenti: il passaggio di un bombardiere tedesco precede la discesa di un plotone di paracadutisti e contemporaneamente inizia un intenso fuoco di sbarramento da parte dell'artiglieria. Traumatizzati dalle esplosioni, riescono a non farsi trovare dai paracadutisti appena atterrati e riparano in una capanna di fortuna dove, durante la notte, Fliora invita Glasha dalla sua famiglia, che sta lì vicino.

Arrivati al villaggio, lo trovano vuoto e tragicamente scoprono che i tedeschi vi sono già passati, uccidendo molta gente. Fliora, sconvolto e delirante per il senso di colpa, si getta nella palude alla ricerca della madre e delle piccole sorelle, mentre Glasha cerca vanamente di farlo riprendere. Raggiunti i sopravvissuti, rifugiatisi in mezzo alle paludi, Fliora scopre che i suoi familiari sono morti e viene abbandonato anche da Glaisha, spaventata da lui.

Fliora, per redimersi, si avventura nelle campagne costantemente sorvolate dal bombardiere tedesco, alla ricerca di cibo per i rifugiati, insieme a tre sbandati muniti di un fucile ciascuno. Dopo che due di loro muoiono in un campo minato, i superstiti requisiscono una mucca, ma sono impossibilitati a muoversi a causa dei combattimenti che non cessano nemmeno di notte. In mezzo a due fuochi, anche l'ultimo uomo e la mucca muoiono colpiti dai proiettili vaganti. All'alba Fliora, rimasto solo e sperduto nella nebbia, incontra un vecchio contadino che lo invita a noscondere il fucile e a seguirlo nella sua casa, mentre dalla nebbia emerge una colonna di camion tedeschi.

I soldati tedeschi, appoggiati da un reparto di SS[3], rastrellano il villaggio, catturano gli uomini abili al lavoro, violentano le ragazze giovani, rinchiudono gli anziani, le donne ed i bambini in un fienile e vi danno fuoco. Fliora assiste terrorizzato ed impotente a questi eventi, udendo le grida degli abitanti del villaggio che vengono bruciati vivi, finché non sviene in preda al dolore.

Così facendo scampa al rastrellamento, perché creduto morto, e scopre che il reparto tedesco è stato attaccato lungo la strada e i superstiti fatti prigionieri dai partigiani. Fliora recupera il suo fucile e tra i feriti rivede Glasha, ancora sotto shock dopo essere stata abusata dai soldati.

I tedeschi e i loro collaborazionisti vengono passati per le armi dopo un processo sommario. I partigiani ripartono mentre Fliora, in un impeto di rabbia, riesce finalmente a sparare, e lo fa con odio e accanimento assoluto contro un ritratto di Hitler. Ad ogni colpo di fucile, vengono mostrate le atrocità e le conquiste del dittatore nella guerra, che si riavvolgono all'indietro. L'ultima immagine, mostra un Hitler neonato in braccio alla madre. Fliora in un primo momento sembra sul punto di sparare, ma poi abbassa lentamente il fucile e la sua espressione da feroce, diventa triste e commiserevole. Liberatosi dallo shock dell'orrore cui ha assistito e recuperato il discernimento, Fliora corre per unirsi alla colonna di partigiani.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Sceneggiatura[modifica | modifica wikitesto]

Il massacro compiuto dai tedeschi nel film, richiama quello compiuto dalla Brigata Dirlewanger nel villaggio di Chatyn'[4].

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • La presenza del pericolo che avvolge Fliora nel suo percorso è rappresentata da un aereo da ricognizione (una cicogna) che costantemente vola sopra di lui e da una vera cicogna che senza volare si aggira nella foresta.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Cf. Il Mereghetti. La frase è anche presente in inglese (come and see) come indizio chiave nel film di Jonas Åkerlund The Horsemen (2008).
  2. ^ La Bielorussia sarà liberata nell'estate del 1944, v. Salmaggi, Pallavisini 1989, p. 551.
  3. ^ Nella versione in lingua originale si specifica essere un einsatzkommando: un "reparto di eliminazione" delle SS.
  4. ^ Axis History

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Salmaggi e Pallavisini, La seconda guerra mondiale, Mondadori, 1989, ISBN 88-04-39248-7.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]