Torre dei Rossi-Cerchi

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Torre dei Rossi-Cerchi
Torre dei rossi-cerchi 02.JPG
Torre dei Rossi-Cerchi
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneToscana
LocalitàFirenze
Indirizzovia Guicciardini
Coordinate43°46′02.94″N 11°15′09.55″E / 43.767483°N 11.252653°E43.767483; 11.252653Coordinate: 43°46′02.94″N 11°15′09.55″E / 43.767483°N 11.252653°E43.767483; 11.252653
Informazioni generali
CondizioniIn uso

La torre dei Rossi-Cerchi si trova prospiciente al Ponte Vecchio in via Guicciardini angolo Borgo San Jacopo nel quartiere di Oltrarno a Firenze.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La torre venne edificata nel Duecento dalla famiglia guelfa dei Rossi d'Oltrarno, originari di Fiesole. Oltre alla torre, essi possedevano altri edifici nella zona, come il caseggiato adiacente alla torre, che venne distrutto dai ghibellini dopo la battaglia di Montaperti, e la colonna di Santa Felicita. La torre passò alla famiglia dei Cerchi e in seguito arrivò in via ereditaria ai Canigiani[1]. Il basamento si appoggia su un antico plinto romano, visibile al livello -2 dell'edificio.

Durante la seconda guerra mondiale fu completamente distrutta dalle mine tedesche che risparmiarono sì il Ponte Vecchio, ma distrussero tutti gli accessi al ponte stesso. Nel 1946 il Comune di Firenze bandì un concorso per la ricostruzione delle zone distrutte intorno al Ponte Vecchio. Il gruppo San Giorgio, che riuniva architetti di prestigio, presentò un primo progetto di stampo conservatore, a cui collaborò l'allora giovane Francesco Tiezzi, allievo dell'architetto Michelucci. Nel periodo 1953-1957 Tiezzi, assieme all'architetto Valleri, elaborò il progetto di ricostruzione del vuoto lasciato dalle distruzioni belliche nella zona Borgo San Jacopo-via Guicciardini. La ricostruzione, secondo le indicazioni urbanistiche, doveva in qualche modo ricordare la distrutta torre dei Rossi, che aveva connotato storicamente la vista dal Ponte Vecchio. Inoltre l'allora Assessore alla Cultura Pietro Bargellini riuscì a far inserire nel progetto anche la ricollocazione della statua del Bacco[2].

Il restauro dovette rispondere alle complesse esigenze urbanistiche del luogo e fu effettuato riutilizzando parte dei materiali edili originali. La ricostruzione della torre si svolse tenendo conto del “colpo d'occhio” dal Ponte Vecchio, armonizzando vecchio e nuovo. Il complesso lavoro di restauro della zona riuscì a “riprodurre la trama minuta dell'edilizia precedentemente esistente” e a “ricreare un ambiente con il quale le preesistenze potessero dialogare senza traumi”[3]. Infatti "già a quel tempo l'anomalia italiana presentava la tipica scissione tra intenzioni di stabilire un dialogo raffinato col patrimonio architettonico, come ci si aspetta da chi eredita una parte così rilevante dei beni culturali mondiali, e impossibilità di contenere le richieste dei proprietari delle aree"[4].

Questa torre venne ricostruita utilizzando il più possibile materiali originari dall'architetto Francesco Tiezzi. Se il lato verso il ponte fu ricreato con il tradizionale filaretto in pietra a vista, la parte su via Guicciardini è manifestamente moderna. Oggi ospita un albergo.

La fontana del Bacchino[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1838, al piano terra del lato che affaccia su Borgo San Jacopo fu allestita una fontana con una statua in bronzo raffigurante Bacco, opera giovanile del Giambologna (1560 circa), commissionata da Lattanzio Cortesi e acquistata dai Medici nel 1638. La statua, che aveva goduto di scarsa popolarità nel periodo neaclassico, dopo essere stata collocata in posizione defilata negli Uffizi, fu posta nel 1825 presso il Ponte Vecchio[5].

Fu progettata una nicchia ad hoc da ricavare alla base della torre dei Rossi Cerchi, all'epoca occupata dalla bottega dell'arrotino Pasquale Serrati. Il 29 ottobre 1838 fu infine stabilito di collocare nella nuova nicchia la statua, poco conosciuta, del Bacco. Alla fontana rimase il nome di Fonte del Centauro. Soltanto nel 1928 Friedrich Kriegbaum, successivamente direttore del Kunsthistorisches Institut di Firenze, identificò l'opera come il Bacco realizzato dal Giambologna[6].

Durante la seconda guerra mondiale, nella notte tra il 3 e il 4 agosto 1944, i tedeschi in ritirata minarono gli accessi al Ponte Vecchio e distrussero la fontana. La statua del Bacco scampò alla distruzione poiché era stata trasferita nei depositi della Soprintendenza, mentre andò perduto il sarcofago romano in marmo che faceva da vasca, oggi sostituito da uno analogo..Nel 1958, durante la ricostruzione dell'area, l'architetto Francesco Tiezzi ricostruì anche la nicchia. La statua fu sostituita da una copia, eseguita dalla Fonderia Artistica Ferdinando Marinelli di Firenze, solo nel 2006 e musealizzata al Bargello.

La statua, dall'equilibrata posa del Bacco, che con la mano destra fa il gesto di versare il contenuto di una coppa e con lo sguardo guarda l'ideale liquido che ne cadrebbe, poggia su un piedistallo marmoreo, più o meno cubico, ornato con una testa leonina dalla quale esce lo zampillo d'acqua.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Lara Mercanti e Giovanni Straffi, Le torri di Firenze
  2. ^ Lisa Ariani, Il contributo alla ricostruzione del centro distrutto di Firenze, in AA.VV. (a cura di), Francesco Tiezzi architetto, Torrita di Siena, Ass. Culturale Villa Classica, 2009.
  3. ^ Lisa Ariani, op. cit., p. 46.
  4. ^ Benedetto Di Cristina "Dal dopoguerra alla grandi infrastrutture della città metropolitana" in I Fiorentini e il cambiamento, Semestrale della Camera di Commercio di Firenze, anno 45, n. 2, luglio/dicembre 2008, p. 54.
  5. ^ 14 aprile 1837, Lettera di Poccianti al Ballati Nerli, cit. in Francesco Vossilla, Storia d'una fontana. Il Bacco del Giambologna in Borgo San Jacopo, Mitteilungen des Kunsthistorischen Institutes in Florenz, 38. Bd., H. 1 (1994), pp. 130-146.
  6. ^ Ivi, p. 142.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Lara Mercanti, Giovanni Straffi, Le torri di Firenze e del suo territorio, Alinea, Firenze 2003
  • Fortunato Grimaldi, Le "case-torri" di Firenze, Edizioni Tassinari, Firenze 2005.
  • Luciano Artusi, Tante le acque che scorrevano a Firenze, itinarario tra i giochi d'acqua delle decorative fontane fiorentine, Semper, Firenze 2005.
  • AA.VV. (a cura di), Francesco Tiezzi architetto, Torrita di Siena, Ass. Culturale Villa Classica, 2009
  • Francesco Vossilla, Storia d'una fontana. Il Bacco del Giambologna in Borgo San Jacopo, Mitteilungen des Kunsthistorischen Institutes in Florenz, 38. Bd., H. 1 (1994), pp. 130-146
  • Carlo Cresti, Fontane di Firenze, Firenze 1982.

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