Casa in via dello Sprone

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Casa in via dello Sprone
Casa in via dello sprone 03.JPG
Prospetto posteriore sud
Ubicazione
Stato Italia Italia
Regione Toscana Toscana
Località Firenze
Indirizzo Via dello Sprone, 1a-1c
Coordinate 43°46′00.34″N 11°15′03.72″E / 43.766761°N 11.251033°E43.766761; 11.251033Coordinate: 43°46′00.34″N 11°15′03.72″E / 43.766761°N 11.251033°E43.766761; 11.251033
Informazioni
Condizioni In uso
Costruzione 19551958
Uso civile
Realizzazione
Architetto Giovanni Michelucci
Proprietario storico INA

La Casa in via dello Sprone è un edificio polifunzionale situato in via dello Sprone 1a-1c, angolo via Guicciardini, a Firenze, opera dell'architetto Giovanni Michelucci.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Poco dopo l'acquisto del terreno da parte dell'INA, committente dell'opera, nel giugno 1954, nell'autunno dello stesso anno il progetto ottenne il nulla osta da parte della Soprintendenza ai monumenti che impose l'arretramento della facciata rispetto al filo stradale.

I lavori, diretti dall'ing. arch. Ferdinando Poggi, ebbero inizio nel maggio 1955 e si protrassero fino alla fine del 1958.

Architettura e fortuna critica[modifica | modifica wikitesto]

Dopo essere illustrato sulla rivista aziendale "Cronache dell'INA", l'edificio raccolse l'attenzione di ampia parte della critica che sottolineò il ruolo urbanistico ambientale, l'uso della tipologia duplex (cioè unità immobiliari su due livelli) e, in particolare, il suo carattere di "medioevalità", segnalato talvolta quasi come un'accusa di un atteggiamento antimoderno. Lo stesso autore si espresse a proposito di quest'opera, a cominciare dal volume-intervista a cura di Franco Borsi del 1966, ritenendola tra quelle affrontate con le maggiori "preoccupazioni ambientali" come risulta, oltre che dall'impiego del rivestimento in pietraforte, dalle calcolate variazioni di direzione, dall'ampio tetto "alla fiorentina" e soprattutto dal taglio degli appartamenti e dei fondi commerciali ispirati al rapporto casa-bottega della tradizione. A questo proposito, l'autore stesso spiega le ragioni di questa scelta osservando come "i duplex sono stati pensati in modo da offrire al piano inferiore una grande stanza di lavoro ed al piano superiore le camere ed i servizi. Anche i negozi hanno un carattere che si può dire medioevale, ma sono molto più moderni e molto più vivi di tanti altri ricchi di marmi e di cristalli, ma bloccati in un parallelepipedo statico" (Borsi 1966, 122).

Più in generale, Michelucci osservava ancora come questa sia stata "la costruzione dove maggiormente ho subito l'ambiente e, quindi, l'accusa di medioevalità azzecca giusto. Terminata questa costruzione la mia reazione è stata violenta e si è espressa negli edifici che ho costruito dopo. Voglio dire, per finire, che non è questo l'edificio che mi interessa di più tra quelli che ho costruito in Firenze, sebbene al suo interno vi sono soluzioni molto gradite agli ospiti. Fra le altre cose vi è una scala che ha un andamento particolare che la inserisce agilmente nell'organismo architettonico. Questa scala non si svolge seguendo i muri: ma attraversa diagonalmente lo spazio per stabilire una continuità fra il piano terra e gli ultimi piani dell'edificio, in modo che chi sale o scende non si senta costretto tra due pareti. Come ho già detto è questo un edificio a cui non voglio molto bene, perché vi è ancora una preoccupazione di composizione architettonica; dalla quale ho tentato dopo con tute le forze di liberarmi. C'è ancora, direi, un sentimento un po' didattico o scolastico, un tentativo di precisare formalmente certi elementi tecnologici [...]. Ma questo edificio manca comunque di una libertà che ritengo indispensabile nell'architettura" (Borsi 1966, 123-24).

Queste note, esplicite soprattutto sull'uso inconsueto della tipologia duplex, ci danno anche la consapevolezza di quanto la mancata realizzazione delle premesse sociali ed economiche previste abbia tradito la concezione originaria del complesso, sminuendo soprattutto le caratteristiche "pubbliche" della corte interna.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • De Mayer N., Due edifici di Giovanni Michelucci a Firenze, "Casabella-continuità", n. 229, luglio 1959, pp. 12–29.
  • Dezzi Bardeschi M., Le culte de l'histoire et de la personnalité dans l'architecture italienne, "L'architecture d'aujourdhui", n. 113-114, aprile-maggio 1964, pp. 158–163.
  • Borsi F. (a cura di), Giovanni Michelucci, Firenze 1966.
  • Lugli L., Giovanni Michelucci, il pensiero e le opere, Bologna 1966.
  • Giovanni Klaus Koenig, Architettura in Toscana 1931-1968, Torino 1968.
  • Cerasi M., Michelucci, Roma 1968
  • Cresti C., Appunti storici e critici sull'architettura italiana dal 1900 ad oggi, Firenze.
  • Buscioni M. C. (a cura di), Michelucci, il linguaggio dell'architettura, Roma 1979.
  • Giovanni Michelucci. Catalogo delle opere, Milano 1986.
  • Gobbi G., Itinerari di Firenze moderna, Firenze 1987, p. 103.
  • AA.VV., Firenze. Guida di architettura, Torino 1992, p. 229.

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