Suicide (gruppo musicale)

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Suicide
I Suicide in una foto anamorfizzata del 1988, scattata prima di un concerto a Toronto (Ontario, Canada).
I Suicide in una foto anamorfizzata del 1988, scattata prima di un concerto a Toronto (Ontario, Canada).
Paese d'origine Stati Uniti Stati Uniti
Genere Punk rock[1]
Post-punk[1]
Musica elettronica[1]
Synthpunk
No wave
Periodo di attività 1971-2016
Etichetta Bronze Records
Ze Records
Mute U.S.
Album pubblicati 9
Studio 5
Live 3
Raccolte 1
Sito web

I Suicide sono stati un gruppo rock elettronico statunitense attivo ad intermittenza dal 1971 e composto da Alan Vega (voce) e Martin Rev (sintetizzatore e drum machine). Come i Silver Apples, sono prevalentemente un duo per voce e sintetizzatore.

Sebbene non siano mai stati popolari tra il grande pubblico[2], vengono oggi considerati estremamente innovativi ed influenti.[3][4][5] Riferendosi al gruppo il critico Wilson Neate dichiarò: "sono stati influenti come i Clash. Ascoltando il loro omonimo album di debutto del 1977, appare ovvio: il suono del synth pop, della techno e dell'industrial dance degli anni ottanta e novanta, e la nuova New Wave dai suoni metallici, tutti fanno riferimento a quell'album fondamentale".[6][7]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

1971-1977: I Suicide ed il Mercer Art Center[modifica | modifica wikitesto]

Martin Reverby e Boruch Alan Bermowitz, entrambi newyorkesi di nascita, si incontrarono nel 1971 al Project of Living Artists di Green Street a Soho, uno spazio-laboratorio per artisti in cui il primo si dedicava alla scena avant-jazz ed il secondo lavorava come scultore. È in questo periodo che i due divennero amici decidendo di fondare i Suicide, ispirandosi al titolo del fumetto preferito di Bermowitz, Ghost Rider chiamato "Satan Suicide"[8] ed assumendo poi i nomi d'arte di Martin Rev ed Alan Vega. La prima formazione dei Suicide vide inizialmente il contributo anche di Paul Liebgott, che lasciò la band poco dopo la sua formazione[9] .

Negli anni successivi iniziarono a frequentare il Mercer Art Center, dove i New York Dolls gestivano la Oscar Wild Room, ed è in questo periodo che Martin Rev unì una vecchia drum machine degli anni '50 al suo Farfisa, gettando le radici di quel suono rock and roll appena abbozzato su una struttura elementare, sintetica ed estraniante. Era il 1975 ed Alan Vega in una intervista successiva sostenne che "Quando Marty acquistò la drum machine, qualcosa dalla musica cominciò a fare capolino (…). È stato quello il momento in cui ci siamo guardati in faccia e ci siamo detti, “Non abbiamo bisogno di nessun altro!”[10].

I Suicide si inserirono così nella prima scena Glam punk di New York, facendosi una cattiva reputazione con live che spesso degeneravano in risse, atti di violenza o con Alan Vega che si auto-infliggeva ferite sul volto e sul corpo. I semplici riff di tastiera di Rev erano accompagnati da una batteria piuttosto dura e grezza che faceva da sottofondo alla voce roca, spesso ripetitiva ed ossessiva fatta di sussurri e grida improvvise, in narrazioni da sotto borgo metropolitano, tra torbide storie di sesso, disagio, morte e guerra[10]. Fu in questi anni che i Suicide composero quei brani che andarono poi a formare il primo album della band.

1977: Suicide, CBGB's e tour europei[modifica | modifica wikitesto]

Sono del 1977 le numerose comparizioni live al CBGB's di Manhattan, precedenti al primo album, in cui Vega e Rev eseguono già i brani che li resero poi famosi nel mondo. Alcune delle registrazioni e documentazioni di questi concerti vennero poi allegate alla ristampa dell'omonimo primo disco targata Blast First. Il loro live era ormai rodato dai precedenti 6 anni di esperienza, quando sul finire del 1977 uscì per la Red Star Records il loro primo album dal titolo Suicide, accumulando una lunga serie di stroncature da critica e riviste americane, che li costrinse a rivolgere lo sguardo all'Europa. Nel 1978 i Suicide parteciparono così al tour dei Clash aprendone i concerti, ma continuando a collezionare una lunga lista di fischi e diniego. Il culmine di questo rapporto turbolento tra pubblico e Suicide si ebbe poi durante l'apertura di uno dei concerti di Elvis Costello a Bruxelles, in cui un'ascia venne lanciata sul palco sfiorando Vega e causando l'interruzione del live[10].

L'album è oggi considerato uno dei grandi classici "maledetti" del rock contemporaneo.[11] Il brano più celebre è probabilmente Frankie Teardrop, narrante la storia di un giovane operaio di 20 anni, ridotto sul lastrico, che verrà indotto ad un gesto estremo e disperato a causa della vita troppo dura per sé e per la propria famiglia. Il critico Emerson Dameron scrisse che la canzone è "una delle cose più terrificanti, affascinanti e assurde che io abbia mai sentito".[12]

Periodi successivi[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1986 Alan Vega ha collaborato con Andrew Eldritch dei The Sisters of Mercy nell'album Gift, pubblicato sotto il nome di The Sisterhood.

Sebbene Vega e Rev abbiano pubblicato album da solisti, i Suicide hanno realizzato un unico album in oltre un decennio, American Supreme (2002). Le vendite, in ogni caso, furono scarse e la critica divisa.[13]

Nel 2005, la SAF Publishing pubblicò Suicide No Compromise, una "docu-biografia" girata da David Nobahkt, che contiene lunghe interviste con Vega e Rev.[14]

Bruce Springsteen, altro ammiratore dalla band[15], ha chiuso tutte le esibizioni del suo tour del 2005 Devils and Dust con una versione per sole tastiera e voce di Dream Baby Dream.[16]

Il 16 luglio 2016, all'età di 78 anni, muore il cantante Alan Vega, sancendo così la fine del duo

Discografia[modifica | modifica wikitesto]

  • 1976 V:V:A:A: Live at Max's kansas city contiene la prima registrazione del duo (Roket Usa)
  • 1977 - Suicide, (Red Star Records) (ripubblicato su Mute/Blast nel 2002 con alcune registrazioni live del 1978, inclusa l'originale 23 Minutes Over Brussels)
  • 1978 - 21½ minutes in Berlin/23 minutes in Brussels, (Red Star Records)
  • 1980 - Suicide (Prodotto da Ric Ocasek)
  • 1981 - Half Alive (collezione di live e demo registrati tra il 1975 e il 1979)
  • 1986 - Ghost Riders (live del 1981)
  • 1988 - A Way of Life (Prodotto da Ric Ocasek)
  • 1992 - Why Be Blue
  • 1997 - Zero Hour (live dei tardi '70)
  • 1998 - Reinventing America (live at The Barbican)
  • 2002 - American Supreme
  • 2004 - Attempted: Live at Max's Kansas City 1980
  • 2008 - Live 1977-1978 (Sei CD contenenti tutti i concerti dei Suicide dal 1977 al 1978)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c (EN) Suicide, Allmusic.com. URL consultato il 16-10-2009.
  2. ^ (EN) Rolling Stone: Suicide Biogrpahy, rollingstone.com. URL consultato il 31 maggio 2014.
  3. ^ (EN) AllMusic: Suicide Biography, allmusic.com. URL consultato il 31 maggio 2014.
  4. ^ (EN) The History of Rock Music. Suicide, scaruffi.com. URL consultato il 31 maggio 2014.
  5. ^ Ondarock: Suicide, ondarock.it. URL consultato il 31 maggio 2014.
  6. ^ (EN) Dusted Reviews: The Return of the Ghost Riders of the Apocalypse, dustedmagazine.com. URL consultato il 4 giugno 2014.
  7. ^ (EN) Free Music Archive: Suicide, freemusicarchive.org. URL consultato il 4 giugno 2014.
  8. ^ Rockline: Suicide, rockline.it. URL consultato il 1 maggio 2014.
  9. ^ E' morto Alan Vega, voce dei Suicide da La Repubblica
  10. ^ a b c "È morto Alan Vega" di Rinaldo Censi su Doppiozero
  11. ^ Suicide - Suicide. Le pietre miliari di Ondarock, ondarock.it. URL consultato il 31 maggio 2014.
  12. ^ (EN) Dusted Features, dustedmagazine.com. URL consultato il 31 maggio 2014.
  13. ^ (EN) Suicide: American Supreme - Pitchfork, pitchfork.com. URL consultato il 4 giugno 2014.
  14. ^ Amazon.com - Suicide: No Compromise, amazon.com. URL consultato il 4 giugno 2014.
  15. ^ (EN) The Ties That Bind: Bruce Springsteen's 25 Biggest Heroes (Alan Vega): Rolling Stone, rollingstone.com. URL consultato il 4 giugno 2014.
  16. ^ (EN) Springsteen: lettera ai fan e una nuova versione di 'Dream baby dream', rockol.it. URL consultato il 4 giugno 2014.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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