Strage della corriera fantasma

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Strage della corriera fantasma
Stato Italia Italia
Luogo Concordia sulla Secchia e San Possidonio
Obiettivo Ex militi fascisti o presunti tali
Data 16 e 17 maggio 1945
Morti 16
Responsabili Partigiani garibaldini

La strage della corriera fantasma, conosciuta anche come strage della corriera della morte, è stata un serie di delitti commessi tra il 16 e 17 maggio 1945 a Concordia sulla Secchia e San Possidonio, in provincia di Modena. Nei giorni successivi alla liberazione d'Italia al termine della seconda guerra mondiale, la polizia partigiana di Concordia fermò almeno un camion (successivamente ribattezzato "corriera" dalla stampa giornalistica) proveniente da Brescia e che trasportava alcune decine di passeggeri, tra cui 16 ex militi della Repubblica Sociale Italiana che vennero uccisi e sepolti in due fosse comuni. Dopo 23 anni anni fu rinvenuta una terza fossa comune anche a San Possidonio.

Per tali delitti si sono svolti due processi nel 1950-1951 e nel 1970: in quello relativo ai fatti di Concordia furono condannati due ex partigiani, mentre il procedimento per i fatti di San Possidonio vide il proscioglimento degli accusati per amnistia e prescrizione del reato.

La strage di Concordia[modifica | modifica wikitesto]

Nel maggio 1945, a seguito dell'ultima offensiva alleata in Italia che portò alla caduta della Repubblica Sociale Italiana, molti civili e molti soldati origine meridionale del disciolto esercito fascista si trovarono quindi separati dalle proprie famiglie[1] Il Vaticano, attraverso la Pontificia Opera di Assistenza, si adoperò per permettere il rientro a casa di tutti gli sfollati che si trovavano al nord e mise a disposizione diversi autocarri per renderne possibile il rientro[1].

Su uno di questi autocarri in partenza da Brescia il 14 maggio 1945 trovarono posto 43 passeggeri[2] di cui numerosi ex Internati Militari Italiani provenienti dai campi in Germania e alcuni ex militi della RSI della scuola allievi ufficiali della GNR di Oderzo, in provincia di Treviso[1]. Tutti i passeggeri erano muniti di un lasciapassare rilasciato dal CLN[1]. Sul mezzo, prima della partenza fu issata la bandiera vaticana.

L'autocarro, nel suo tragitto, fu fermato presso Concordia sulla Secchia dalla Polizia partigiana e i passeggeri furono costretti a scendere per effettuare controlli. Di costoro sedici furono trattenuti mentre gli altri poterono proseguire il viaggio fino a Modena dove il mezzo subì un cambio di programma e dovette rientrare a Brescia per effettuare un nuovo carico[1]. I passeggeri lasciati a Modena tentarono poi di raggiungere le proprie abitazioni con mezzi di fortuna. I sedici fermati furono le prime vittime della cosiddetta "corriera fantasma"[1]. Le notizie frammentarie che circolavano nel frattempo e la preoccupazione dei parenti degli scomparsi contribuirono alla diffusione di notizie erronee come la scomparsa dell'intero gruppo di passeggeri e dello stesso autocarro.

Rinvenimento dei corpi[modifica | modifica wikitesto]

Gli scavi all'interno della fossa anticarro dove furono rinvenuti i resti dei fucilati
I resti delle vittime

Nel 1946 fu rinvenuta a Moglia (provincia di Mantova) una fossa comune con sei corpi appartenenti a un primo gruppo di vittime[2], mentre nel novembre 1948 fu rinvenuto a Villanuova di Concordia[2] una seconda fossa comune con un gruppo di dieci vittime che, grazie agli effetti personali rinvenuti, furono identificati per i passeggeri arrivati da Brescia[1]. In base a ricostruzioni successive si scoprì che i sedici passeggeri furono dapprima condotti a Villa Medici di Concordia ove furono derubati e malmenati[1]. Poi la notte tra il 16 e 17 maggio furono nuovamente prelevati e dopo essere stati condotti nel vicino podere furono uccisi[1].

Le vittime rinvenute a Concordia[modifica | modifica wikitesto]

L'allievo ufficiale Nicodemo Della Gerva

In base agli atti processuali nel territorio di Concordia fu possibile identificare solo i resti di undici delle vittime mentre cinque rimasero ignote[1]

Nome e cognome Reparto provenienza Data di nascita Note
Enrico Serrelli Guardia Nazionale Repubblicana Lucca 25 ottobre 1925 Comando di Brescia
Cesare Augusto Jannoni-Sebastianini Guardia Nazionale Repubblicana Roma 26 giugno 1924 Scuola allievi ufficiali di Oderzo
Marcello Calvani Guardia Nazionale Repubblicana Roma 23 febbraio 1923 Scuola allievi ufficiali di Oderzo
Roberto Lombardi Guardia Nazionale Repubblicana Roma 28 febbraio 1926 Scuola allievi ufficiali di Oderzo
Marcello Cozzi Guardia Nazionale Repubblicana Roma 24 luglio 1926 Scuola allievi ufficiali di Oderzo
Nicodemo Della Gerva Guardia Nazionale Repubblicana Tolentino 13 ottobre 1922 Scuola allievi ufficiali di Oderzo
Alfonso Cagno Guardia Nazionale Repubblicana
Giuffrè Vincenzo Marina Nazionale Repubblicana[3] 4 aprile 1905
Gino Grossi 4ª Divisione alpina "Monterosa" Volterra 23 aprile 1900
Alfio Fallai Non meglio identificato
Alfredo Netti Non meglio identificato
5 vittime ignote Tra gli ignoti si ipotizza facessero parte gli allievi ufficiali della scuola di Oderzo, Gottardi, Piccinini e i fratelli Giovanni e Silvano Quadri militi della GNR[3]

Il processo di Viterbo[modifica | modifica wikitesto]

Solo dopo il processo tenuto presso la corte d'assise di Viterbo[4] dal 15 dicembre 1950 al 15 gennaio 1951 si poté procedere ad una ricostruzione dell'accaduto. Ai partigiani convenuti in veste di imputati furono contestati i reati di concorso in sequestro continuato ed aggravato di persona, concorso in omicidio aggravato continuato e concorso in malversazione continuata. Il processo, che lasciò insoluti alcuni punti come il numero delle vittime che in base alle testimonianze appariva più elevato, condannò il comandante e il vicemandante della polizia partigiana locale Armando Forti e Giovanni Bernardi per il reato di "omicidio continuato" alla pena di 25 anni di reclusione p[2], di cui 16 anni e sette mesi condonati a seguito di amnistie[1][5].

Il 3 novembre 1953 la corte d'assise d'appello di Roma confermò la sentenza di primo grado, che divenne definitiva il 16 febbraio 1955 quando la Corte di Cassazione respinse i ricorsi presentati dai condannati[6].

Gli scavi di San Possidonio[modifica | modifica wikitesto]

Nel gennaio 1968 furono ritrovate nel "fondo Pacchioni" di San Possidonio[7], comune limitrofo a Concordia sulla Secchia, sei scheletri di cui alcuni con il teschio forato[8]. Sulla base delle testimonianze dei locali furono ritenute appartenere alle vittime della strage della "corriera fantasma". Le nuove indagini svolte dai carabinieri portarono ad ipotizzare che in realtà da Brescia fossero partite almeno tre autocarri e che un secondo gruppo più consistente di passeggeri fosse stato condotto prima a Carpi e poi alla Casa del Popolo di San Possidonio. Dodici prigionieri qui detenuti sarebbero stati poi prelevati e uccisi nelle campagne limitrofe[1]. Nel 1963 sul luogo in cui furono rinvenute le ossa fu eretto un crocifisso e un monumento commemorativo.

Il secondo processo sulla "corriera fantasma" si concluse il 31 ottobre 1970 presso il tribunale di Modena con l'assoluzione per amnistia[8] e prescrizione degli accusati Onorio Borghi, Armando Borsari, Angiolino Campagnoli e Remo Pollastri[9].

Le ossa ritrovate vennero tumulate in tre loculi anonimi il 10 febbraio 1971 al cimitero di San Cataldo di Modena[10].

Nel 1990 Gualtiero Pia chiese di riavere indietro i resti del fratello Jacopo Renzo Pia, in viaggio sulla "corriera fantasma" e forse ucciso a San Possidonio. Tuttavia non fu in grado di riconoscere nulla tra le ossa rinvenute a San Possidonio, bensì forse alcuni dei resti trovati a Concordia nel 1946. Sull richiesta postua, venne aperto un procedimento da parte della procura di Modena[11] che riaprì le polemiche dei movimenti di destra della zona.

Ossa rinvenute a San Giovanni in Persiceto[modifica | modifica wikitesto]

Negli anni 1960 fu rivenuta a San Giovanni in Persiceto (Bologna) una fossa comune contenente 34 scheletri, che furono raccolti in 32 cassette e sepolti nel locale cimitero con funerali solenni[12]

Inizialmente si ipotizzò che i resti appartenessero agli altri passeggeri della "corriera fantasma" partita da Brescia, ma successivi test al carbonio 14 sui resti, effettuati dopo 50 anni su iniziativa dell'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia, nel 2012 appurarono che le ossa risalivano in realtà al medioevo[13], in un periodo compreso tra il IX e il XII secolo[14][12]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i j k l Giovanni Fantozzi, Il tragico dopoguerra in Emilia-Romagna tra cronaca e storia /4, su il Mascellaro.
  2. ^ a b c d Raffaele Rivolta, La storia della corriera fantasma, su Istituto del Nastro Azzurro, 05 maggio 2015.
  3. ^ a b Marilina Veca, La "corriera fantasma": il viaggio della morte da Brescia a San Possidonio (Modena) nella primavera di sangue del 1945, in Rivolta.
  4. ^ Il processo fu rimesso alla corte d'assise di Viterbo per legittima suspicione
  5. ^ Guerra civile nel modenese: maggio 1945, fratricidio.xoom.it.
  6. ^ Odoardo Ascari, Ricordi di un avvocato, in Ricordare... per non avere mai più comunismi!, 2 giugno 2010, p. 96.
  7. ^ Commemorazione dell’eccidio della «corriera fantasma» (PDF), in L'ultima crociata, 7 (LVIII), settembre 2008.
  8. ^ a b Michele Smargiassi, Le nebbie del passato, in La Repubblica, 18 settembre 1990.
  9. ^ Odoardo Ascari, Ricordi di un avvocato, ricordare.wordpress.com.
  10. ^ Documenti riguardanti la "corriera fantasma" (maggio 1945-1971), su Centro studi e documentazione sul periodo storico della Repubblica Sociale Italiana, 30 aprile 2012.
  11. ^ Michele Smargiassi, Ma il testimone non c'è più, in La Repubblica, 19 settembre 1990.
  12. ^ a b "Quelle ossa sono dell'anno 1000: i partigiani non c'entrano nulla, in La Repubblica, 12 settembre 2012.
  13. ^ Alessandro Belardetti, Vittime dell'agguato partigiano? Macché, erano morti da mille anni, in Il Resto del Carlino, 07 settembre 2012.
  14. ^ Test sui 34 scheletri rinvenuti a Persiceto scagionano partigiani: non fu una strage di fascisti, su ADN Kronos, 07 settembre 2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Vittorio Martinelli, La "corriera fantasma": primavera di sangue 1945 ; da Brescia a San Possidonio (Modena), un breve, lunghissimo viaggio; l'enigma, la leggenda, il dramma negli atti ufficiali, nella stampa, nelle testimonianze, Montichiari, Zanetti Editore, 1988.
  • Giorgio Pisanò e Paolo Pisanò, Testimonianze fra cronaca e storia, in Il triangolo della morte: la politica della strage in Emilia durante e dopo la guerra civile, Milano, Mursia, 1992, p. 181, ISBN 8842511579.
  • Danilo Sacchi, La corriera: maggio 1945, giorni di furore e paura, Milano, Mursia, 2005, ISBN 8842533599.
  • Massimo Storchi, Uscire dalla guerra: ordine pubblico e forze politiche, Modena 1945-1946, a cura di Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia, Milano, Franco Angeli, 1995, p. 32, ISBN 8820491303.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]