Stato dei dervisci

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Stato dei dervisci
Stato dei dervisci – Bandiera
Dati amministrativi
Nome ufficialeDaraawiish
دولة الدراويش
Lingue parlatesomalo, arabo
CapitaleTaleh
Politica
Forma di governomonarchia
Capo di StatoMohammed Abdullah Hassan
Nascita1896
Fine1920
Territorio e popolazione
Religione e società
Religione di StatoIslam
Horn1915ad fin.png
Evoluzione storica
Succeduto daItalia Somalia italiana
Somalia britannica Somalia britannica
Etiopia Impero etiope

Lo Stato dei dervisci (somalo: Dawlada Daraawiish, in arabo: دولة الدراويش‎, Dawlat Darāwīsh) fu uno Stato islamico sunnita somalo dell'inizio del XX secolo, fondato dal "Mullah pazzo" Mohammed Abdullah Hassan, un leader religioso che raccolse armati somali provenienti da tutto il Corno d'Africa, noti come "Dervisci".

Questo esercito consentì ad Hassan di ritagliarsi il suo personale Stato attraverso la conquista di terre rivendicate dai sultani somali, dall'Impero etiope e dalle potenze europee. Le forze dervisce respinsero con successo quattro spedizioni militari britanniche, costringendo gli inglesi a ritirarsi verso la costa[1].

Vista aerea della fortezza di Taleh nel 1919

Lo "Stato derviscio" conquistò così i favori del mondo islamico e la notorietà nei paesi occidentali grazie alla sua resistenza contro l'impero britannico e quello italiano, ottenendo l'appoggio dell'Impero ottomano e dell'Impero germanico[2][3]. Riuscì così a sopravvivere alla spartizione dell'Africa da parte delle potenze coloniali europee e fu l'unica entità statale musulmana indipendente del continente a superare la prima guerra mondiale[4].

Dopo aver resistito alle forze armate britanniche ed al regio esercito italiano per un quarto di secolo, i dervisci furono definitivamente sconfitti nel 1920, dopo il bombardamento aereo della capitale Taleh.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Encyclopedia of African history, pag. 1406.
  2. ^ The modern history of Somaliland: from nation to state, pag. 78.
  3. ^ Historical dictionary of Ethiopia, pag. 405.
  4. ^ Camille Pecastaing, Jihad in the Arabian Sea 2011.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]