Sangiaccato di Smederevo

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Sangiaccato di Smederevo
Coat of arms of the Ottoman Empire (1882–1922).svg Ottoman flag.svg
Sangiaccato di Smederevo
Sangiaccato di Smederevo (Pascialato di Belgrado) nel 1791
Informazioni generali
Capoluogo Smederevo (1459-1521)
Belgrado (1521-1817)
Dipendente da Impero ottomano Impero ottomano
Amministrazione
Forma amministrativa Sangiaccato
Sanjak-bey Ali Bey Mihaloglu (1462-1507)
Marashli Ali Pascià (1815-1817)
Evoluzione storica
Inizio 1459
Causa Caduta del Despotato di Serbia
Fine 1817
Causa Autonomia del Principato di Serbia
Preceduto da Succeduto da
Coat of arms of the Serbian Despotate.svg Despotato di Serbia
Banato di Belgrado
Banner of the Holy Roman Emperor (after 1400).svg Serbia occupata dagli Asburgo (1686-91)
Coat of arms of Kingdom of Serbia (1718–39).svg Regno di Serbia (1718-1739)
Flag of Serbia (1792).svg Serbia occupata dagli Asburgo (1788-92)
Flag of Revolutionary Serbia.svg Serbia rivoluzionaria
Flag of Serbia (1835–1882).svg Principato di Serbia

Il sangiaccato di Smederevo[1][2] o sangiaccato di Semendria[3][4] (in turco Semendire Sancağı; in serbo: Смедеревски санџак?, traslitterato: Smederevski sandžak), noto anche nella storiografia come il Pascialato di Belgrado (in turco Belgrad Paşalığı; in serbo: Београдски пашалук?, traslitterato: Beogradski pašaluk), era un'unità amministrativa ottomana (sangiaccato), esistita tra il XV e l'inizio del XIX secolo. Si trovava nel territorio dell'attuale Serbia centrale, in Serbia.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Appartenenza all'Eyalet[modifica | modifica wikitesto]

Nel corso della sua storia i il sangiaccato venne compreso in diversi eyalet. Fece parte dell'Eyalet di Rumelia tra il 1459 e il 1541, tra il 1716 e il 1717 e ancora tra il 1739 e il 1817 (nominalmente fino al 1830). Tra il 1541 e il 1686 appartenne all'Eyalet di Budin e tra il 1686 e il 1688 e ancora tra il 1690 e il 1716 all'Eyalet di Temeșvar.

Frontiere[modifica | modifica wikitesto]

Durante il governatorato di Hadji Mustafa Pascià (1793-1801), l'amministrazione fu ampliata verso est per includere l'area di Kladovo, fino ad allora parte del Sangiaccato di Vidin.[5]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

15º secolo[modifica | modifica wikitesto]

Il sangiaccato di Smederevo fu creato dopo la caduta del Despotato serbo nel 1459, e la sua sede amministrativa era Smederevo. Le fonti ottomane sottolineano una migrazione di "valacchi" (pastori) al Sangiaccato di Smederevo e in parti del Sangiaccato di Krusevac e del Sangiaccato di Vidin; nel 1476 c'erano 7.600 famiglie valacche e 15.000 famiglie contadine.[6] Nel 1470, a causa dei combattimenti con gli ungheresi, molte aree della Serbia settentrionale rimasero deserte. Gli ottomani iniziano a colonizzare quell'area con i Valacchi come elemento militare, e tale colonizzazione comprese l'intero territorio del sangiaccato di Smederevo, la maggior parte dei sangiaccati di Krusevac e Vidin. I valacchi in quella zona provenivano dalla Bosnia, Erzegovina, Montenegro e dalla regione di Stari Vlah (İstari Eflak) nella Serbia sudoccidentale.[7][8]

16º secolo[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la conquista di Belgrado da parte dell'Impero ottomano nel 1521, la sede amministrativa del sangiaccato fu trasferita in questa città. In questo periodo in cui abbe luogo la battaglia di Mohács il sanjak-bey di Smederevo era Kučuk Bali-beg.[9] Le campagne ottomane contro l'Ungheria nel XVI secolo ridussero una parte della popolazione che emigrò nel territorio ungherese. Secondo le registrazioni fiscali del 1476 e del 1516 circa il 17% dei villaggi furono abbandonati. Gli ottomani reinsediarono le terre abbandonate con le popolazioni del distretto vicino che erano per lo più gruppi valacchi semi-nomadi provenienti dall'area della Bosnia, Erzegovina, Montenegro e Stari Vlah in Serbia. I valacchi costituivano il 15% della popolazione di Smederevo nel 1516.[10] Secondo Noel Malcolm nei defter ottomani del XVI secolo, nell'area di Smederevo c'erano circa 82.000 famiglie per lo più valacchi.[11] Benedikt Kuri-pečič nel XVI secolo notò che i serbi (ortodossi) "che si chiamavano Valacchi" si trasferirono da Smederevo e Belgrado alla Bosnia e fecerro parte dei tre popoli abitanti della Bosnia insieme ai turchi (musulmani) e ai vecchi bosniaci (cattolici).[12]

18º secolo[modifica | modifica wikitesto]

Il Sangiaccato di Semendri (Smederevo) raffigurato entro i confini del 1829 dell'impero ottomano. A quel tempo, al Sangiaccato era succeduto il Principato autonomo di Serbia.

Il sangiaccato fu occupato dalla monarchia asburgica come Regno di Serbia (1718-1739), ma con il Trattato di Belgrado, l'area fu ceduta all'Impero ottomano. Belgrado, il centro della regione sotto il dominio austriaco, era trascurata sotto gli ottomani e Smederevo (Semendire) era il centro amministrativo. Tuttavia, Belgrado alla fine divenne la sede di un pascià con il titolo di visir e il sangiaccato (sanjak) iniziò a essere chiamato Pascialato di Belgrado, sebbene venisse ancora chiamato sangiaccato di Smederevo nei documenti ufficiali.

Nel 1788, la ribellione di frontiera di Koča vide la Šumadija orientale occupata dia freikorps e dagli aiduchi serbi austriaci. Dal 1788 al 1791, Belgrado fu di nuovo sotto il dominio austriaco dopo la ribellione di Koča. L'assedio di Belgrado dal 15 settembre all'8 ottobre 1789 vide una forza austriaca asburgica assediare la fortezza di Belgrado. Gli austriaci tennero la città fino al 1791 quando la riconsegnarono agli ottomani secondo i termini del trattato di Sistova.

Nel 1793 e nel 1796 il sultano Selim III proclamò i firmani che diedero maggiori diritti ai serbi. Inoltre, le tasse dovevano essere riscosse dagli obor-knez (duchi) e furono garantite la libertà di commercio e di religione stabilendo la pace. Selim III decretò anche che alcuni giannizzeri impopolari dovessero lasciare il pascialato di Belgrado poiché li considerava una minaccia per l'autorità centrale di Hadji Mustafa Pascià . Molti di quei giannizzeri vennero impiegati o trovarono rifugio presso Osman Pazvantoğlu, un avversario rinnegato del sultano Selim III nel Sangiaccato di Vidin. Temendo lo scioglimento del comando giannizzero nel Sangiaccato di Smederevo, Osman Pazvantoğlu lanciò una serie di incursioni contro i serbi senza il permesso del sultano Selim III, causando molta instabilità e paura nella regione.[13] Pazvantoğlu fu sconfitto nel 1793 dai serbi nella battaglia di Kolari.[14]

Nell'estate del 1797 il sultano nominò Mustafa Pasha sulla posizione di beirlerbei dell'Eyalet di Rumelia e lasciò la Serbia per Plovdiv per combattere contro i ribelli di Vidin di Pazvantoğlu.[15] Durante l'assenza di Mustafa Pasha, le forze di Pazvantoğlu catturarono Požarevac e assediarono la fortezza di Belgrado.[16] Alla fine di novembre 1797 gli obor-kneze Aleksa Nenadović, Ilija Birčanin e Nikola Grbović di Valjevo portarono le loro forze a Belgrado e costrinsero i giannizzeri assedianti a ritirarsi a Smederevo.[17][18] Nel 1799 i corpi dei giannizzeri erano tornati, graziati per decreto del Sultano, e immediatamente sospesero l'autonomia serba e aumentarono drasticamente le tasse, imponendo la legge marziale in Serbia.

Il 15 dicembre 1801, il popolare visir di Belgrado Hadji Mustafa Pascià, un fidato alleato di Selim III, fu assassinato da Kučuk Alija. Alija era uno dei quattro principali dahije, comandanti giannizzeri che si opponevano alle riforme del Sultano.[19][20] Ciò portò il sangiaccato di Smederevo ad essere governato da questi giannizzeri rinnegati indipendentemente dal governo ottomano. Diversi capi distrettuali furono assassinati nella strage dei knez il 4 febbraio 1804 dai giannizzeri rinnegati. Ciò scatenò la prima rivolta serba (1804-1813), la prima fase della rivoluzione serba . Nonostante la soppressione della rivolta nel 1813 e la rivolta di Hadži Prodan nel 1814, la seconda rivolta serba guidata dal duca Miloš Obrenović riuscì con la creazione del Principato di Serbia semi-indipendente nel 1817 (confermato con il firmano da Mahmud II nel 1830). Fu ottenuta l'indipendenza nel 1878 dal Trattato di Santo Stefano e il principato si evolse nel Regno di Serbia nel 1882. Questo segnò la fine del sangiaccato.

Dati demografici[modifica | modifica wikitesto]

La maggior parte dei musulmani di lingua slava (chiamati nella storiografia "serbo-musulmani") nel Pascialato di Belgrado erano immigrati.[21] Questi erano per lo più abitanti del villaggio, ma anche feudatari, soldati, funzionari e alcuni erano tra le più alte classi sociali, nell'amministrazione.[21]

La proporzione dei musulmani diminuì notevolmente alla fine del XVII e nella prima metà del XVIII secolo, dopo un grande afflusso di serbi (cristiani) dai territori periferici, per lo più dalle aree dinariche.[5]

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Il sanjak di Smederevo era uno dei sei sanjak ottomani con la cantieristica navale più sviluppata (oltre ai sangiaccati di Vidin, Nicopoli, Požega, Zvornik e Mohač).[22]

Governatori[modifica | modifica wikitesto]

  • Ali Bey Mihaloğlu (1462–1507)
  • Hadım Sinan Pasha (1507-1513)
  • Kučuk Bali-beg Jahjapašić (dopo il 1521, prima del 1526)
  • Hadzi Mustafa Pascià (1793–1801)
  • Bekir Pascià (1804)
  • Solimano Pascià (1813–15)
  • Marashli Ali Pascià (1815–17)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Studi Veneziani, Giardini., 1981, p. 319. URL consultato il 7 ottobre 2021.
  2. ^ Federico Maria Bega, Islam balcanico, UTET libreria, 2008, p. 326, ISBN 978-88-02-07982-0. URL consultato il 7 ottobre 2021.
  3. ^ Quadro pittorico di tutti i paesi e popoli del mondo con incisioni dimostranti vestiari, costumi, sistemi, usanze, rimasugli d'antichità, monumenti moderni: Turchia, G. Tasso, 1831, p. 387. URL consultato il 7 ottobre 2021.
  4. ^ Archivio di Stato di Venezia, I "documenti turchi" dell'Archivio di Stato di Venezia: inventario della miscellanea a cura di Maria Pia Pedani Fabris, Ministero per i beni culturali e ambientali, Ufficio centrale per i beni archivistici, 1994, p. 313, ISBN 978-88-7125-090-8. URL consultato il 7 ottobre 2021.
  5. ^ a b Radosavljević, 2007
  6. ^ (EN) Balkan Studies: Biannual Publication of the Institute for Balkan Studies, The Institute, 1986, p. 10.
    «Turkish sources declare that a wave of Vlah herdsmen flowed into Smederevo sandzak and a large part of Krusevac and Vidin sandzak»
  7. ^ Vjeran Kursar; (2013) Being an Ottoman Vlach: On Vlach Identity (Ies), Role and Status in Western Parts of the Ottoman Balkans (15th-18th Centuries) p. 130; Journal of the Center for Ottoman Studies - Ankara University, 24, 34; 115-161
  8. ^ Nikolay Antov; (2013) The Ottoman State and Semi-Nomadic Groups Along The Ottoman Danubian Serhad (Frontier Zone) In The Late 15 th and The First Half of The 16 th Centuries: Challenges and Policies p. 224; Hungarian Studies, Budapest,
  9. ^ (SR) İbrahim Peçevî, Historija: 1520-1576, El-Kalem, 2000.
    «Brat je Kučuk bali-bega koji je u vreme Mohačke bitke bio beg Smedereva.»
  10. ^ Nikolay Antov, 2013, The Ottoman State and Semi-Nomadic Groups Along The Ottoman Danubian Serhad (Frontier Zone) In The Late 15 th and The First Half of The 16 th Centuries: Challenges and Policies - pdf pp. 224,226.
  11. ^ Noel Malcolm; (1995), Povijest Bosne - kratki pregled p. 105; Erasmus Gilda, Novi Liber, Zagreb, Dani-Sarajevo, ISBN 953-6045-03-6
  12. ^ Noel Malcolm; (1995), Povijest Bosne - kratki pregled p. 97; Erasmus Gilda, Novi Liber, Zagreb, Dani-Sarajevo, ISBN 953-6045-03-6
  13. ^ Noel Malcolm, Povijest Bosne : kratki pregled, Novi Liber, 1995, p. 97, ISBN 953-6045-03-6, OCLC 45595050. URL consultato il 9 ottobre 2021.
  14. ^ Roger Viers Paxton, Russia and the First Serbian Revolution: A Diplomatic and Political Study. The Initial Phase, 1804-1807. - (Stanford) 1968. VII, 255 S. 8°, Department of History, Stanford University, 1968, p. 13.
  15. ^ Ćorović, 1997
    (SR)

    «U leto 1797. sultan ga je imenovao za rumeliskog begler-bega i Mustafa je otišao u Plovdiv, da rukovodi akcijom protiv buntovnika iz Vidina i u Rumeliji.»

    (IT)

    «Nell'estate del 1797, il sultano lo nominò beilerbei di Rumelia e Mustafa si recò a Plovdiv per guidare l'azione contro i ribelli di Vidin e Rumelia.»

  16. ^ Ćorović, 1997, "Za vreme njegova otsutstva vidinski gospodar sa janičarima naredio je brz napad i potukao je srpsku i pašinu vojsku kod Požarevca, pa je prodro sve do Beograda i zauzeo samu varoš".
  17. ^ (SR) Filipović, Stanoje R., Podrinsko-kolubarski region, RNIRO "Glas Podrinja", 1982, p. 60.
    «Ваљевски кнезови Алекса Ненадовић, Илија Бирчанин и Никола Грбовић довели су своју војску у Београд и учествовали у оштрој борби са јаничарима који су се побеђени повукли (Trad. I principi di Valjevo, Aleksa Nenadović, Ilija Birčanin e Nikola Grbović, portarono il loro esercito a Belgrado e parteciparono ad una feroce battaglia contro i giannizzeri, che si ritirarono sconfitti.)»
  18. ^ Ćorović, 1997, "Pred sam Božić stigoše u pomoć valjevski Srbi i sa njihovom pomoću turska gradska posada odbi napadače i očisti grad. Ilija Birčanin gonio je "Vidinlije" sve do Smedereva.".
  19. ^ Ćorović, 1997, "janjičari ga 15. decembra 1801. ubiše u beogradskom gradu. Potom uzeše vlast u svoje ruke, spremni da je brane svima sredstvima. Kao glavne njihove vođe istakoše se četiri dahije: Kučuk Alija, pašin ubica, Aganlija, Mula Jusuf i Mehmed-aga Fočić".
  20. ^ (EN) Misha Glenny, The Balkans, 1804–2012: Nationalism, War and the Great Powers, Granta Publications, 1º novembre 2012, p. 3, ISBN 978-1-84708-772-0. URL consultato il 9 ottobre 2021.
  21. ^ a b Konstandinović, 1970, p. 55.
  22. ^ Godis̆njak grada Beograda, Beogradske novine, 1979, p. 35.
    «Ипак градња бродова се посебно везивала за шест санџака: никопољски, видински, смедеревски, зворнички, пожешки и мохачки.»

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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