Renato Prunas

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Renato Prunas

Renato Prunas (Cagliari, 1892Il Cairo, 25 dicembre 1951) è stato un diplomatico italiano, segretario generale del Ministero degli Affari Esteri dal 1943 al 1946.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

L'ingresso in diplomazia e i primi incarichi diplomatici[modifica | modifica wikitesto]

Nacque a Cagliari da una nobile famiglia sarda[1]. Laureatosi nella sua città nel 1915, svolse, in gioventù, attività di giornalista e critico letterario. Entrò in diplomazia nel 1923, a seguito di regolare concorso; fu inviato a Vienna, Londra e a Ginevra presso la Società delle Nazioni. Nel 1937 fu promosso Consigliere di legazione ed inviato a Parigi, quale Incaricato d'affari dell'Ambasciata italiana presso il governo francese. Da Parigi, Prunas riferì al Ministro degli Esteri Ciano circa l'intenzione della Francia di normalizzare i rapporti con l'Italia, divenuti tesi dopo le vicende della Guerra civile spagnola[2].

Richiamato in Italia nel febbraio 1939, Prunas fu promosso ministro plenipotenziario di II classe e nominato direttore generale per gli affari transoceanici; in tale veste espresse più volte l'opinione contraria all'ingresso dell'Italia in guerra[3]. Tra il maggio e l'ottobre 1943, Prunas fu inviato a Lisbona quale Ministro d'Italia.

Prunas segretario generale di un ministero inesistente[modifica | modifica wikitesto]

Pietro Badoglio, capo del Governo nel 1943-44

Dopo l'8 settembre 1943, il maresciallo Badoglio convocò Renato Prunas, che giunse a Brindisi fortunosamente via Algeri, e lo nominò Segretario generale del Ministero degli Affari Esteri in sostituzione di Augusto Rosso, collocato a riposo. Nell'assenza del ministro Raffaele Guariglia, rimasto a Roma per tutto il periodo dell'occupazione tedesca, Prunas può obiettivamente considerarsi il fondatore della politica estera italiana dopo il fascismo. Due furono i problemi che il diplomatico sardo tentò di risolvere: costruire un clima di solidarietà dei paesi alleati verso l'Italia, al fine di mitigare le dure condizioni dell'Armistizio di Cassibile, e riorganizzare le strutture del Ministero e delle sedi diplomatiche italiane all'estero[4].

Gli anglo - americani avevano creato una Commissione alleata di controllo per governare l'Italia, ma i rappresentanti dell'Urss, del Consiglio di Liberazione Nazionale della resistenza francese, della Grecia e della Jugoslavia, facevano soltanto parte di un Comitato consultivo affiancato alla Commissione. Prunas intuì il malcontento di De Gaulle e dell'Unione Sovietica, che consideravano tale assetto una dimostrazione di diffidenza degli anglo americani nei loro confronti.

L'artefice dei primi successi della diplomazia nel secondo dopoguerra[modifica | modifica wikitesto]

Andrej Vyšinskij, rappresentante dell'URSS

Riuscì quindi ad ottenere un colloquio segreto, anche se in forma ufficiale, con Andrej Vyšinskij rappresentante dell'Urss nel comitato. Al primo colloquio (Napoli, gennaio 1944), ne seguì un secondo, dopo breve tempo, a Salerno[5]. Inizialmente lo interpellò in merito alla sorte dei prigionieri italiani reduci dalla rovinosa spedizione al fronte orientale, affidò alla «cura e protezione sovietica gli edifici, beni e interessi italiani in Russia», chiese di «spendere una buona parola presso le Autorità nipponiche» per cercare di alleviare le «disumane condizioni» in cui versavano i diplomatici italiani a Tokio e a Shanghai, e comunicò che da parte del governo Badoglio non vi era «alcuna obbiezione o difficoltà» a permettere il rimpatrio di Palmiro Togliatti, capo del Partito Comunista Italiano in esilio. Rilevò inoltre che Vyšinskij non mostrò «eccessivo interesse alla sorte dei comunisti italiani rifugiati in Russia di cui, come noto, oltre centocinquanta sono stati esiliati in Siberia durante il periodo trozkista»[6][7].

A seguito di tali trattative, il 14 marzo 1944, ebbero inizio le relazioni diplomatiche tra l'Italia e l'Unione Sovietica; immediatamente dopo ci fu il ritorno di Palmiro Togliatti in Italia e l'iniziativa politica di quest'ultimo che condusse alla svolta di Salerno (aprile 1944)[8], cioè il compromesso tra partiti antifascisti, monarchia e Badoglio, per la formazione di un governo di unità nazionale con la partecipazione dei rappresentanti delle forze politiche presenti nel Comitato di Liberazione Nazionale, accantonando temporaneamente la questione istituzionale. Fu il primo successo della politica estera italiana post-fascista.

Prunas contattò anche il commissario agli Esteri del Consiglio di Liberazione Nazionale francese, René Massigli[9], ed ebbe un colloquio con il generale De Gaulle (Napoli, 1º luglio 1944)[10], rappresentandogli la disponibilità dell'Italia ad avere rapporti diretti con la Francia Libera, senza la mediazione della Commissione alleata di controllo[11].

Inoltre, quando ebbe fine la direzione "ad interim" del Ministero degli Esteri, da parte dei Presidenti del Consiglio, Prunas era già in grado di proporre al Ministro incaricato, De Gasperi (Governo Bonomi III), la nomina dei rappresentanti diplomatici italiani a Washington, Londra, Parigi, Madrid, Ankara e Lisbona, dimostrando che i rapporti con gli ex-nemici ed i paesi neutrali si erano ormai normalizzati[12].

Alla fine del conflitto, Prunas non fu in grado di ottenere condizioni più favorevoli per quanto riguarda la fissazione della frontiera italo-jugoslava; ma fu il principale negoziatore (insieme a Roberto Gaja) degli accordi con lo Stato austriaco che, il 5 settembre 1946, condussero alla stipula del Trattato De Gasperi-Gruber[12]. Fu l'ultima trattativa che svolse in prima persona: il 25 novembre dello stesso anno fu avvicendato nell'incarico di Segretario generale ed inviato come ambasciatore, prima in Turchia, poi in Egitto, dove si spense nel 1951, a soli 59 anni.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Commendatore dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine della Corona d'Italia
— Roma, 26 ottobre 1933

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Aveva i titoli di cavaliere ereditario e nobile ed il trattamento di don: Elenco nobiliare italiano cliccando su Statuto e Elenco Nobiliare Sardo, quindi su Elenco nobiliare sardo (edizione del 1921) e infine scorrendo la lettera P fino alla voce Prunas.
  2. ^ Enrico Serra, Professione: Ambasciatore d'Italia (volume secondo), Franco Angeli, Milano, 2001, pag. 116
  3. ^ Roberto Ducci, I Capintesta, Rusconi, Milano, 1982, pag. 150 e succ.ve
  4. ^ Enrico Serra, cit., pag. 118
  5. ^ Gli incontri si tennero grazie all'azione decisiva di Raimondo Manzini, stretto collaboratore di Prunas e suo successore alla Segreteria generale del Ministero degli Esteri, negli anni '70. Cfr.: Enrico Serra, cit., pagg. 90-91
  6. ^ Appunto del segretario generale agli Esteri Prunas per il capo del governo Badoglio su un colloquio con Vyshinsky, 12 gennaio 1944.
  7. ^ Promemoria del segretario generale agli Esteri Prunas per il capo del governo Badoglio su un nuovo colloquio con Vyshinsky, 12 gennaio 1944.
  8. ^ Enrico Serra, cit., pag. 91
  9. ^ Enrico Serra, cit., pag. 119
  10. ^ Enrico Serra, cit., pag. 120
  11. ^ Roberto Gaja, Renato Prunas e i rapporti italo-francesi dal 1943 al 1945, in: Esteri, 1965, n. 67, pagg. 376-395
  12. ^ a b Enrico Serra, cit., pag. 121

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Gianluca Borzoni, Renato Prunas diplomatico, Rubettino, Soveria Mannelli, 2004.
  • Roberto Ducci, I Capintesta, Rusconi, Milano, 1982.
  • Roberto Gaja, Renato Prunas e i rapporti italo-francesi dal 1943 al 1945, in: Esteri, 1965, n. 67.
  • Paolo Fadda, La fine della guerra, in "Sardinia Post Magazine", 9, novembre-dicembre 2017, pp. 20-31. La rivista dedica al Prunas la copertina, con un'illustrazione in cui Giorgio Carpinteri ne riproduce la foto ufficiale in divisa di gala e il titolo L'uomo che guarì la Sardegna.
  • Sergio Romano, Vademecum di Storia dell'Italia Unita, Rizzoli, Milano, 2009.
  • Sergio Romano, Prunas, doppio gioco per salvare l'Italia, in: Corriere della Sera, 30 giugno 2005, pag. 33.
  • Enrico Serra, Professione: Ambasciatore d'Italia (volume secondo), Franco Angeli, Milano, 2001.
  • Maurizio Serra, Raimondo Manzini, 1943-1944: rivelazioni sulla ripresa dei rapporti italo-sovietici, in: La Nuova Antologia, Firenze, 2005

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Ambasciatore italiano in Egitto Flag of Egypt (1922–1958).svg Successore Emblem of Italy.svg
Cristoforo Fracassi Ratti Mentone 1950 - 1951 Pasquale Iannelli
Predecessore Ambasciatore italiano in Turchia Turchia Successore Flag of Italy (1861-1946).svg
Alberto Marchetti di Muriaglio 1946 - 1950 Luca Pietromarchi
Predecessore Segretario generale del Ministero degli Affari Esteri Successore Flag of Italy (1861-1946).svg
Augusto Rosso 28 ottobre 1943 - 25 novembre 1946 Francesco Fransoni
Repubblica Italiana
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