Raimondo Ponzio I di Tolosa

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Raimondo Ponzio I
Conte di Tolosa
In carica 924 - 962 circa
Predecessore Raimondo II
Successore Raimondo III
Duca di Aquitania
In carica 932 –
959
Predecessore Ebalus il Bastardo
Successore Guglielmo Testa di Stoppa
Conte d'Alvernia
In carica 932 –
955
Predecessore Ebalus il Bastardo
Successore Guglielmo Testa di Stoppa
conte di Albi
In carica 924 –
962 circa
Predecessore Raimondo II
Successore Raimondo III
Morte 960 circa
Luogo di sepoltura Saint-Pons-de-Thomières
Dinastia Rouergue
Padre Raimondo II
Madre Guinidilda
Consorte Garsenda
Figli Raimondo

Raimondo Ponzio I di Tolosa o anche Raimondo III Ponzio (... – 960 circa), conte di Tolosa, duca di Settimania, conte di Nîmes e conte d'Albi, dal 924 alla sua morte, anche duca d'Aquitania, dal 932 al 959 e conte d'Alvernia, dal 932 al 955.

Origine[modifica | modifica wikitesto]

Figlio unico del conte d'Albi e di Nîmes, conte di Tolosa e duca di Settimania, Raimondo II († ca. 924) e della moglie (come risulta sia dal documento n° 52 della Histoire Générale de Languedoc, Preuves, Tome V, in cui è citata, come contessa in una donazione alla cattedrale di Narbona[1], sia nelle Europäische Stammtafeln[2], vol II, 68 (non consultate)[3]), Guinidilda[4] († dopo il 923), figlia del conte di Barcellona, Goffredo il Villoso (ca. 840-897) e di Guinidilda che, secondo la storica Alison Weir era figlia di Baldovino I delle Fiandre[5], mentre altri dicono fosse figlia di Mirò I conte di Rossiglione. Raimondo II era il figlio primogenito del conte d'Albi, conte di Rouergue, conte di Tolosa e conte di Quercy, Oddone I († ca. 918) e di Garsenda d'Albi (come risulta dall'Histoire des comtes de Toulouse[6], dal capitolo n° XI del secondo volume delle Histoire Générale de Languedoc[7] e dal Cartoulaires de l'abbaye de Beaulieu, datato agosto 887, in cui il conte Oddone vendette una proprietà assieme alla moglie Garsenda ed al fratello Ariberto[8]), la figlia del conte d'Albi, Ermengardo[1]).

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 924 circa, alla morte di suo padre, Raimondo II, avvenuta, secondo l'Histoire Générale de Languedoc, Preuves, Tome III, dopo una spedizione contro i Normanni[9], Raimondo Ponzio ereditò i titoli di conte d'Albi e di Nîmes, conte di Tolosa e duca di Settimania. In un documento di quel periodo (una lettera del vescovo di Narbona, Agius, che, secondo le Notes sur l'Histoire Générale de Languedoc, Tome IV, morì tra il 926 ed il 927[10]), il n° 47 della Histoire Générale de Languedoc, Preuves, Tome V, Raimondo Ponzio viene citato come conte, assieme allo zio, Ermengardo[11]. Comunque nel dicembre 924, il visconte di Narbona, Oddone, in una sua donazione cita il conte e marchese (Poncii comitis et marchionis) Raimondo Ponzio (aveva assunto anche il titolo di marchese di Gotia o di Settimania), che controfirma la donazione[12].

Come già faceva suo padre, Raimondo II, sempre secondo la Histoire Générale de Languedoc, Preuves, Tome III, Raimondo Ponzio governò le sue contee unitamente allo zio, Ermengardo, anche le contee di Rouergue e di Quercy[13] e, ancora assieme allo zio, continuò a sostenere il re dei Franchi occidentali, Carlo il Semplice[13].

Nel 931, sempre assieme allo zio, Ermengardo, dopo la morte di Carlo il Semplice, si sottomise al nuovo re dei Franchi occidentali, Rodolfo[14].
E, nel 932, secondo i Flodoardi Annales, Raimondo Ponzio e lo zio, Ermengardo, Conte di Rouergue, si recarono in Borgogna a rendere omaggio a Rodolfo, nuovo re dei Franchi occidentali[15].
E proprio in quell'anno, re Rodolfo lo investì della contea di Alvernia e del ducato d'Aquitania, tolto a Ebalus il Bastardo, ma richiesto anche da Guglielmo Testa di Stoppa, il figlio di Ebalus[16]. Nel marzo 932, Raimondo Ponzio viene ricordato in una donazione del visconte di Caturcorum[17].

Nel 936, Raimondo Ponzio, secondo lo storico francese, Christian Settipani, fondò il monastero di Chanteuges[18], il cui atto di fondazione è riportato nel documento n° 66 dell'Histoire Générale de Languedoc, Preuves, Tome V, dove viene evidenziata la competizione con Guglielmo Testa di Stoppa, per il ducato d'Aquitania[19].
Nel novembre di quello stesso anno Raimondo Ponzio fece una donazione all'abbazia di Saint-Pons-de-Thomières[4].

Nel 937, poco dopo la morte del re Rodolfo, gli Ungari compirono delle incursioni nel regno di Francia, che interessarono marginalmente i domini di Raimondo Ponzio, che in quell'anno aveva fatto altre due donazioni, una a gennaio[20], ed un'altra alcuni mesi dopo[21].

Nel 940, Raimondo Ponzio viene citato come duca d'Aquitania e conte di Tolosa in una donazione dei vescovi di Narbona e di Béziers[22].

Nel 944 Ugo il Grande, conte di Parigi col re di Francia, Luigi IV, incontrarono Raimondo Ponzio a Nevers e gli confermarono tutti i suoi titoli, dopo che quest'ultimo si era riconosciuto loro vassallo, sia secondo il Richeri Historiarum, liber III[23], che secondo il cronista Flodoardo[24].

Non si conosce la data esatta della morte di Raimondo Ponzio, che, in un documento del 969, viene citato come già deceduto[25], dopo che aveva lasciato i titoli di conte di Tolosa e duca di Settimania al figlio Raimondo, mentre il ducato d'Aquitania e la contea d'Alvernia erano andati a Guglielmo Testa di Stoppa.

Matrimonio e discendenza[modifica | modifica wikitesto]

Aveva sposato Garsenda[4], figlia del duca Garcia II di Guascogna e di Amuna figlia del conte Guglielmo I di Bordeaux. Raimondo Ponzio e Garsenda ebbero due figli:

  • Raimondo III[26] (?-978), conte di Tolosa, duca di Settimania, conte di Nîmes e d'Albi.
  • Letgarda di Tolosa (?-?), che ebbe un figlio Amelio che è citato nel testamento di Garsenda[27].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b (LA) Histoire générale de Languedoc, Preuves, tomus V, Documento 52 colonne 151 e 152
  2. ^ Le Europäische Stammtafeln sono una raccolta di tavole genealogiche delle (più influenti) famiglie europee.
  3. ^ (EN) #ES Foundation for Medieval Genealogy : Conti di Tolosa - RAYMOND
  4. ^ a b c (LA) Histoire générale de Languedoc, Preuves, tomus V, Documento 67 colonne 173 - 175
  5. ^ Nel suo libro: Britain's Royal Families: The Complete Genealogy (latest edition, 2002)
  6. ^ (FR) Histoire des comtes de Toulouse Pag 130
  7. ^ (FR) Histoire Générale de Languedoc, tome II, livre IX, cap.XIV Pag 321
  8. ^ (LA) Cartoulaires de l'abbaye de Beaulieu, doc. X, Pagg 24 e 25
  9. ^ (FR) Histoire Générale de Languedoc, tome III, livre XII, cap. V, Pag 4
  10. ^ (FR) Notes sur l'Histoire Générale de Languedoc, tome IV, doc. 57, par. XXIII, Pag 247
  11. ^ (LA) Histoire générale de Languedoc, Preuves, tomus V, Documento 47 colonna 145
  12. ^ (LA) Histoire générale de Languedoc, Preuves, tomus V, Documento 50 colonne 147 - 150
  13. ^ a b (FR) Histoire Générale de Languedoc, tome III, livre XII, cap. VI, Pag 4
  14. ^ (FR) Histoire Générale de Languedoc, tome III, livre XII, cap. XX Pag 16
  15. ^ (LA) Monumenta Germaniae Historica, tomus III: Flodoardi Annales, anno 932, pag. 381
  16. ^ (EN) #ES Foundation for Medieval Genealogy : duchi d'Aquitania - RAYMOND PONS
  17. ^ (LA) Histoire générale de Languedoc, Preuves, tomus V, Documento 55, par. III, colonne 157 e 158
  18. ^ (EN) #ES Foundation for Medieval Genealogy : Conti d'Alvernia - RAYMOND PONS
  19. ^ (LA) Histoire générale de Languedoc, Preuves, tomus V, Documento 66, colonne 171 e 173
  20. ^ (LA) Histoire générale de Languedoc, Preuves, tomus V, Documento 68, colonna176
  21. ^ (LA) Histoire générale de Languedoc, Preuves, tomus V, Documento 69, colonne 176 e 179
  22. ^ (LA) Histoire générale de Languedoc, Preuves, tomus V, Documento 74, colonne 185 e 188
  23. ^ (LA) Richeri Historiarum, liber II, Par. 39, pag 59
  24. ^ (LA) Monumenta Germaniae Historica, Scriptores, tomus III: Flodoardi Annales, anno 944, pag. 390
  25. ^ (LA) Histoire générale de Languedoc, Preuves, tomus V, Documento 117, colonne 259 e 260
  26. ^ (ES) Textos navarros del Codice de Roda, par. 32, pag. 251 Archiviato il 3 marzo 2016 in Internet Archive.
  27. ^ (LA) Histoire générale de Languedoc, Preuves, tomus V, Documento 126, colonne 274 e 280

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti primarie[modifica | modifica wikitesto]

Letteratura storiografica[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]