Quilombo

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Un quilombo era una comunità formata da schiavi africani fuggiti dalle piantagioni in cui erano prigionieri nel Brasile all'epoca della schiavitù. I quilombo costituirono un'importante forma di resistenza alla schiavitù. Il quilombo più famoso della storia del Brasile fu quello di Palmares.

Etimologia[modifica | modifica sorgente]

La parola "quilombo" ha origine nei termini "kilombo" (kimbundo) o "ochilombo" (umbundo), presente in varie lingue africane Bantu di alcune regioni dell'Angola, in Africa. Originariamente, la parola indicava una zona di sosta utilizzata dalle popolazioni nomadi. Venne anche a identificare gli accampamenti delle carovane dei commercianti di cera, schiavi e altri beni commerciati dai colonizzatori.

Fu in Brasile che il termine "quilombo" venne a designare le comunità autonome di schiavi fuggitivi.

Caratteristiche[modifica | modifica sorgente]

Tradizionalmente, i quilombos si trovavano alla periferia di regioni ad alta concentrazione di schiavi, lontani dai centri urbani e in zone di difficile accesso. Nascosti nelle foreste o nelle montagne, tali nuclei si trasformarono in comunità di persone dedite all'economia di sussistenza e talvolta al commercio, alcuni addirittura particolarmente prospere.

Nacquero Quilombo in tutte le regioni del Brasile, in particolare negli attuali stati dell'Amazonas, Bahia, Goiás, Mato Grosso, Minas Gerais, Pará, Rio de Janeiro e São Paulo.

I loro abitanti, chiamati "quilombolas", erano originariamente ex–schiavi fuggiti dai loro aguzzini nel primo periodo del periodo coloniale del Brasile. In alcuni periodi e zone, tentarono di riprodurre la organizzazione sociale africana.

Sebbene l'abolizione ufficiale della schiavitù ebbe luogo il 13 maggio del 1888, alcuni di queste comunità continuarono ad esistere per decine di anni, grazie al loro isolamento. Altre si trasformarono in località, come ad esempio Ivaporanduva, vicino a rio Ribeira de Iguape, nello stato di São Paulo.

La maggior parte dei quilombo ebbe un'esistenza limitata nel tempo, in quanto una volta scoperti, i quilobolas venivano repressi in modo estremamente violento al fine di impadronirsi dei beni di questi fuggitivi e dissuadere gli altri schiavi dal seguirne le gesta. Alcuni individui vennero sottoposti a esecuzioni particolarmente cruente come Zumbi dos Palmares, il più famoso dei quilombolas, che venne decapitato ed evirato.

Oggi esistono ancora numerosi insediamenti quilombos sparsi per tutto il Brasile e quasi mai collegati tra di loro. Si tratta spesso di piccoli villaggi fatti di capanne in fango e qualche volta di costruzioni in muratura, spesso la sala comunitaria o le case dei meno poveri. In questi piccoli villaggi è sempre presente una scuola in muratura che accoglie i bimbi di tutte le età con qualche insegnante del villaggio stesso.

Paradosso vuole che il loro anelito ad una vita felice ed alla libertà, li spinga a fare di tutto pur di comprare una antenna satellitare da porre sulle loro case di fango, per guardare e sognare la vita che non hanno.

A distanza di secoli, i quilombolas sono ancora oggi (2009) discriminati e sfruttati dai 'potenti'. Infatti molti uomini tutt'oggi lavorano come 'schiavi moderni' nelle piantagioni di canna da zucchero, lavorando a braccia e senza l'ausilio di nessuna macchina. I compensi sono da fame, per il maggior profitto dei latifondisti, specialmente in Paraiba, nel nord est del Brasile. A volte gli sfruttatori sono finanche persone insospettabili, come magistrati locali.

La popolazione brasiliana normalmente guarda questa popolazione negra con il sospetto con cui si guardano gli stranieri macchiati da qualche crimine. Eppure sono anch'essi brasiliani a tutti gli effetti da diverse generazioni. Hanno gravi difficoltà ad inserirsi nel mondo lavorativo, anche perché i loro villaggi sorgono là dove sono stati storicamente creati, arroccati su alture dell'interno, a volte a centinaia di chilometri dalle capitali e dalle grandi città.

La scarsità di lavoro e il senso di oppressione senza alternative, spinge alcuni a dedicarsi ad attività criminose o al consumo di stupefacenti. Altri, invece, si dedicano alla musica, ai bambini, alla lotta per i diritti umani, ai lavori più umili dentro e fuori il villaggio.

Nei villaggi non ci sono comodità o strade se non i viottoli e sentieri che si ritrovano anche in Africa. Nella stagione delle piogge (corrispondente al periodo in cui in Europa è estate) ogni strada si trasforma in fango di difficile percorrenza. Perciò scarseggiano le auto, che sono solo rare e vecchie. Invece è più facile vedere le moto di piccola cilindrata e i cavalli.

Pochi sono coloro che restano in contatto con i quilombo, tra i quali i missionari e le organizzazioni umanitarie che tentano di difendere i loro diritti davanti alla giustizia federale o che portano occasionalmente qualche aiuto alimentare.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Quilombo nell'arte[modifica | modifica sorgente]

  • Gilberto Gil, musicista brasiliano, ha dedicato ai Quilombo una delle sue canzoni più riuscite, appunto Quilombo
  • Jorge Ben Jor ha dedicato a Zumbi una samba divenuto popolarissimo nel Nord del Brasile, "Zumbi", appunto.
  • Sergio Ricardo, il popolarissimo cantore nei morros di Rio de Janeiro, dedicò un samba alla storia del Quilombo da Palmeiras.
  • Caetano Veloso ricorda il Quilombo di Zumbi nel suo famosissimo "Sampa", nel terz'ultimo verso del testo.
  • Max Cavalera, cantante del gruppo metal Soulfly, ha dedicato una canzone a Zumbi ed i Quilombo ("Quilombo"). Lo stesso tema è più volte ripreso in altre canzoni del noto gruppo brasiliano.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]