Pirro del Balzo

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Stemma della famiglia del Balzo

Pirro del Balzo (1430 circa – Napoli, 24 dicembre 1491) è stato un nobile italiano, fu il 4º duca di Andria, 5º conte di Montescaglioso, 1º principe di Altamura, duca di Venosa, 3º conte di Bisceglie, 2º conte di Copertino, conte d’Acerra, 3º signore di Mottola e San Vito ed uno dei protagonisti della Congiura dei baroni.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Era il figlio primogenito di Francesco, terzo duca di Andria, e di Sancia di Chiaramonte, contessa di Copertino e sorella di Isabella moglie del re Ferrante d'Aragona.

Nel 1451 sposò Maria Donata del Balzo Orsini, figlia del duca di Venosa Gabriele del Balzo Orsini e di Giovannella Caracciolo. Alla morte del padre ucciso nel 1453 sotto le mura di Costantinopoli, Maria Donata, ottenuto il regio assenso, nel 1454 gli portò il ducato di Venosa e numerose città del Regno tra le quali Acerra, Ruvo e Minervino.

Durante la guerra per il possesso del Regno di Napoli che oppone il duca Giovanni d'Angiò (figlio dell'ex re Renato) agli Aragonesi, Pirro, insieme al padre, si schierò a favore del re Ferrante contro l'Angioino sostenuto dai vari baroni che si erano ribellati al loro re. Tra questi spiccavano il principe di Taranto, Giovan Antonio del Balzo Orsini, ed il principe di Rossano, Marino Marzano. Dopo la rotta di Sarno (7 luglio 1460) subita dagli Aragonesi, il principe di Taranto Giovanni Antonio del Balzo Orsini, principale sostenitore del partito angioino, nell'estate del 1462 assediò Andria, tenacemente difesa da Pirro e dal padre in quanto questi avevano rifiutato al Duca Giovanni il giuramento di fedeltà, riuscendo a farli prigionieri. Anche Spinazzola, dove si trovava la moglie di Pirro con i figli, venne assediata dal principe di Taranto e costretta alla resa.

Dopo la vittoria Aragonese a Troia (18 agosto 1462), quale ringraziamento per l'aiuto prestato, il re Ferrante insignì Francesco del Balzo della carica di Grande Connestabile del Regno e di Presidente del Regio Consiglio mentre il 10 agosto 1464 donò a Pirro il feudo di Ginosa, appartenuto al ribelle Guido Moliterno.

A seguito della presa di Otranto (1480) da parte dei Turchi, Pirro partecipò alla battaglia di Otranto distinguendosi a Roca per un fatto d'armi che vide la morte di 70 Turchi che si stavano rifornendosi di armi e vettovaglie.

Dopo la morte del padre (1482), Pirro, forse anche in ringraziamento per il sostegno dato durante tutti quegli anni difficili, ottenne altri favori; il 3 novembre 1481 il re lo creò Gran Connestabile del Regno ed il 16 ottobre 1482 gli donò la terra di Altamura con il titolo di principe.

Con ogni probabilità Pirro fu presente a Melfi, nella primavera del 1485, al matrimonio di Troiano Caracciolo con Ippolita Sanseverino, a quello che fu il primo atto della Congiura dei baroni contro il re. Nell'autunno anziché recarsi in Abruzzo a fronteggiare Giovanni della Rovere, che aveva invaso le terre del Regno, rimase in Puglia, dove si impadronì di Spinazzola, Genzano, Barletta; ma Ferrandino d'Aragona riuscì a recuperare le terre perdute e anche Acerra ai danni di Pirro. Ai primi di settembre 1486 Pirro si sottometteva formalmente al re, ma subito dopo fu tra i baroni che giurarono di continuare la lotta contro il sovrano. Alfonso d'Aragona allora conquistò Venosa e Pirro prese la dura decisione di sottomettersi a Ferdinando (18 dicembre 1486).

Ma i baroni continuavano a tramare contro il sovrano. Pirro si sentiva forte del legame con la corte (la figlia Isabella aveva appena sposato Federico d'Aragona) e si accordò con Roberto Sanseverino, principe di Salerno, per un complotto decisivo che avrebbe preso le mosse da Roma. Ma la mancanza di determinazione gli impedì di partire: Pirro fu arrestato insieme con numerosi altri baroni il 4 luglio 1487 e rinchiuso in Castelnuovo, da dove non uscì più[1]. Tutte le sue proprietà furono confiscate e finirono nelle mani di Federico d'Aragona, il genero.

Discendenza[modifica | modifica wikitesto]

Dalla moglie Maria Donata del Balzo Orsini (morta nel 1485) Pirro ebbe:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Secondo un cronista napoletano alcuni dei baroni arrestati, tra i quali Pirro, furono gettati in mare il 25 dicembre 1490; tuttavia resta dubbia la data precisa della loro morte.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • I Diurnali del duca di Monteleone, in "Rerum Italicarum Scriptores", XXI, 5, a cura di M. Manfredi, p. 207.
  • C. Porzio, La congiura de' baroni, Napoli 1859.
  • G. Paladino, Per la storia della congiura dei baroni, in "Archivio storico per le provincie napoletane", n. s., V (1920).
  • Ernesto Pontieri, La "guerra dei baroni" napoletani e di papa Innocenzo VIII contro Ferrante d'Aragona, in "Archivio storico per le provincie napoletane", s. 3, IX (1970); X (1971); XI (1972).
  • Antonello del Balzo di Presenzano, A l'asar Bautezar! I del Balzo ed il loro tempo, Napoli 2003.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF: (EN316776485 · GND: (DE1074420802
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