Palazzo Mirto

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Palazzo Mirto
Palermo-AP-p1070637.jpg
Portale d'ingresso
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneSicilia Sicilia
LocalitàPalermo
Coordinate38°06′59.4″N 13°22′05.34″E / 38.116501°N 13.368149°E38.116501; 13.368149Coordinate: 38°06′59.4″N 13°22′05.34″E / 38.116501°N 13.368149°E38.116501; 13.368149
Informazioni generali
CondizioniIn uso

Palazzo Mirto è un palazzo storico di Palermo, oggi casa-museo.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'edificio è ubicato nel centro storico di Palermo, alla Kalsa, antica cittadella araba fortificata. È stato per quattro secoli dimora palermitana dei Filangeri, e poi dei Lanza Filangieri Principi di Mirto, da cui prende nome il palazzo. I Filangeri sono ricordati ancora oggi come la più importante famiglia normanna in Sicilia e nel Mezzogiorno d'Italia, dello stesso ceppo dei Sanseverino e dei Gravina, tutti discendenti da un capostipite comune, il leggendario cavaliere Angerio, delle stirpe dei Duchi di Normandia, che venne in Italia al seguito di Tancredi d'Altavilla e di cui se ne ha menzione già nel 1069.

Il ramo siciliano deriva da Abbo Filangeri, vivente nel XIII secolo. Primo della casata ad essere investito del titolo di Principe di Mirto fu Giuseppe Filangeri e De Spuches, nel 1642. Si ricordano anche i Filangeri Principi di Cutò, avi materni dello scrittore Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Nel 1830 Vittoria Filangeri, ultima del suo nome, si univa a Ignazio Lanza Branciforte, conte di Raccuja. I loro discendentii hanno abitato il palazzo ininterrottamente fino al 1982, quando l'ultima erede della famiglia, Donna Maria Concetta Lanza Filangieri di Mirto donò il palazzo alla Regione Siciliana per costituirne un museo per volontà testamentaria del fratello Stefano Lanza Filangeri

Le strutture più antiche dell'edificio risalgono al XIII secolo ma, dopo le fasi costruttive della fine del Cinquecento e del Seicento, l'edificio subì una radicale trasformazione. Altri rifacimenti si susseguirono lungo tutto il corso del XIX secolo fino a giungere alle forme attuali.

Interno[modifica | modifica wikitesto]

L'interno è arredato con magnificenza. Perfetto esempio delle residenze dell'aristocrazia palermitana, il palazzo custodisce arredi che vanno dal Seicento all'Ottocento. Numerosi i lampadari di Murano, i pannelli laccati di Cina, gli orologi, le porcellane, e gli arazzi. Come in molte residenze coeve, vi è un fumoir arredato alla cinese con il pavimento in cuoio, realizzato presumibilmente nella seconda metà del XIX secolo. Gli ambienti di rappresentanza girano intorno ad una terrazza, arredata da un ninfeo rocaille e decorata da un trompe-l'œil di un giardino.

Piano terra[modifica | modifica wikitesto]

  • Scuderie.
  • Rimesse per le carrozze.
  • Cavallerizza.
  • Cucine.
  • Carceri.
  • Magazzini.

Piano nobile[modifica | modifica wikitesto]

  • Scalone d'onore. Monumentale manufatto in marmo rosso.
  • Vestibolo.
  • Sala d'ingresso.
  • Sala del Novelli. L'ambiente prende il nome dall'autoritratto del pittore. Sul soffitto una pittura raffigurante Eros e Anteros.
  • Sala del Salvator Rosa.
  • Stanza del teatrino. Primitiva cappella di palazzo, poi pensatoio.
  • Sala dei reperti.
  • Salotto rosa. Nell'ambiente è custodito un quadro raffigurante una Scena di battaglia, opera di Jan Bruegel. Un altro dipinto riproduce una scena della Battaglia di Cialdiran.
  • Salotto giallo e verde. Nella volta dell'ambiente è realizzata una tela raffigurante l'Allegoria dell'Immortalità.
  • Salottino cinese.
  • Stanza del Portale.
  • Salotto giallo. Nella volta dell'ambiente è realizzata una tela raffigurante l'Allegoria del Tempo.
  • Fumoir.
  • Boudoir.
  • Salone degli Arazzi. Decorazioni pittoriche del Giuseppe Velasco raffiguranti il mito di Amore e Psiche tratto dall'Asino d'oro di Apuleio.
  • Salone del Baldacchino o Salone di rappresentanza. Ambiente decorato da Elia Interguglielmi nel 1795, che illustra la Gloria del Principe Virtuoso, intorno figurazioni allegoriche delle Stagioni, la Gloria eterna e scene delle Fatiche di Ercole, Sovrapporta con figure allegoriche.[1] Sono raffigurate le quattro virtù cardinali: la Prudenza, la Fortezza, la Giustizia e la Temperanza. Il Bene, il Vero e il Bello acquisibili attraverso la Giustizia, la Filosofia, la Teologia e la Poesia con le tre corrispondenti facoltà dell'anima: l'Etica, la Noetica e l'Estetica. Tali virtù si perseguono nel Tempo, raffigurato dalla Notte e l'Alba, per conseguire la Pace, la Prosperità, l'Abbondanza e l'Amore. Sentimento quest'ultimo raffigurato da giovane donna ammantata che stringe nella mano destra un ramo di mirto, pianta sacra ad Afrodite, simbolo identificatore del casato e propiziatore per la casa dei giovani sposi, metafora del casto amore. Dello stesso artista:
    • Diana e Endimione, affresco realizzato nello studiolo.[2]
    • Soprapporte, opere realizzate con la collaborazione di Francesco e Gioacchino Navarra, nella prima anticamera.[2]
    • Paesaggi con tema architetture classiche, opere realizzate con la collaborazione di Francesco e Gioacchino Navarra, nella seconda anticamera.[2]
  • Salotto Pompadour. Nella volta dell'ambiente è realizzato un dipinto raffigurante l'Allegoria delle Arti.
  • Salottino Diana. Ambiente con passaggio segreto.
  • Sala da Pranzo.
  • Fontana barocca con voliere laterali. Edificata su cortile pensile.

Secondo piano[modifica | modifica wikitesto]

  • Salotto dello Spagnoletto.
  • Salotto Verde.
  • Sala dei cannoni.
  • Sala delle lucerne antropomorfe.
  • Sala da pranzo. Ambiente con soffitto ligneo.
  • Stanza di compagnia.
  • Stanza da letto.
  • Stanza delle tabacchiere.
  • Sala altarino.
  • Biblioteche. I locali custodiscono volumi antichi e rari di diverse epoche, collezioni di oggetti d'arte.
  • Ambienti destinati ai cadetti della famiglia ed alla servitù, oggi adibiti ad uffici ed archivi per l'amministrazione del museo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ De Luca D'Arpa, pp. 11
  2. ^ a b c De Luca D'Arpa, pp. 10

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

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