Organisation armée secrète

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L'Organisation de l'armée secrète (OAS) era un'organizzazione paramilitare clandestina francese, creata il 20 gennaio 1961 dopo un incontro a Madrid, al riparo del regime franchista, da Jean-Jacques Susini e Pierre Lagaillarde che operò fino all'anno successivo in Algeria e anche nella Francia metropolitana. La sigla OAS, il cui slogan era "L'Algérie française", comparve la prima volta sui muri di Algeri il 16 marzo 1961. Tra il maggio 1961 ed il settembre 1962 l'OAS uccise 2.700 persone, di cui 2.400 algerini.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'organizzazione raggruppava i fautori del mantenimento della presenza coloniale francese in Algeria e i veterani della guerra già perduta in Indocina nel 1954. Susini stesso era un francese nato in Algeria, convinto che un fronte di resistenza civile dovesse affiancare i generali ribelli.

All'indomani del putsch militare di Algeri (aprile 1961), l'organizzazione fu presa in mano dal generale Raoul Salan, e perpetrò sia in Francia sia in Algeria numerosissimi attentati ed assassinii: alla fine di settembre 1961 si contavano più di 1.000 attentati firmati dall'OAS, con 15 morti e 144 feriti. Le violenze si moltiplicarono nel febbraio del 1962 e poi al momento della firma degli accordi di Évian per il cessate il fuoco (18 marzo 1962): il 13 marzo l'OAS cercò di organizzare l'insurrezione dei coloni dal quartiere europeo di Bab El-Mandeb, e la repressione costò più di 20 morti. Altri morti vi furono il 26 marzo, in una manifestazione di sostegno alla protesta dei Pieds-noirs.

Incurante del fatto che dal 19 marzo il Fronte di Liberazione Nazionale (FLN) algerino era diventato un partito legale, e le azioni di repressione contro l'OAS cominciavano ad essere coordinate tra la polizia, il CRS (Compagnie républicaine de sécurité, corpo speciale antisommossa della polizia francese) e l'esercito, l'organizzazione continuò ad opporsi con la violenza all'applicazione degli accordi di Évian, ancora convinta di riuscire a dissuadere i francesi d'Algeria dall'andarsene. Al momento dell'indipendenza i coloni in Algeria erano circa un milione, il 10% della popolazione totale, e molti di loro consideravano la rinuncia all'Algeria da parte della madrepatria un vero e proprio tradimento.

Ma proprio l'ondata terrorista (e la constatazione della sua inutilità) convinsero gli europei a partire e segnarono la sconfitta dell'OAS, la cui strategia non ebbe in definitiva alcuna influenza sulla soluzione prescelta per la decolonizzazione algerina, nonostante i colpi di coda rappresentati dai falliti attentati al presidente de Gaulle che aveva, in campagna elettorale, garantito che l'Algeria sarebbe restata francese per poi assumere una posizione opposta: aprì la campagna che puntava direttamente al Capo dello Stato l'attentato a Pont-sur-Seine dell'8 settembre 1961 e la chiuse l'attentato di Petit-Clamart del 22 agosto 1962, anche se la fantasia letteraria arricchì la saga con un terzo attentato che avrebbe dovuto aver luogo nella piazza davanti alla Gare Montparnasse, che oggi si chiama Place du 18 Juin 1940 (così ne Il giorno dello sciacallo, di Frederick Forsyth).

Il 17 giugno 1962 Susini firmò un accordo di cessate il fuoco con il GPRA (il Gouvernement Provisiore de la République Algérienne, braccio politico del Fronte di Liberazione Nazionale e negoziatore degli accordi di Évian), che consentì a diversi aderenti all'OAS di fuggire. Molti di loro, contumaci in Francia, si rifugiarono nella Spagna di Franco; altri scelsero il Portogallo di Salazar (dove fra l'altro gli ex militari costituirono un'agenzia internazionale - l'Aginter Press - implicata, negli anni successivi, nelle manovre delle destre eversive e stragiste di tutta Europa[1]).

In Francia la vicenda si concluse con 44 condanne a morte, di cui solo 4 eseguite. Tutti i condannati superstiti (tra cui lo stesso Susini) ottennero nel 1968 l'amnistia generale da de Gaulle.

L'OAS nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Giuseppe De Lutiis, Storia dei servizi segreti in Italia, Editori Riuniti, Roma 1991

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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