Marcel Bigeard

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Marcel Bigeard
General Marcel Bigeard young.jpg
14 febbraio 1916 – 18 giugno 2010
Nato a Toul
Morto a Toul
Dati militari
Paese servito Francia Francia
Forza armata esercito
Arma Fanteria
Specialità Paracadutisti
Anni di servizio 1936 - 1976
Grado Generale di corpo d'armata
Guerre
Campagne
Battaglie
Comandante di
  • 6º Battaglione paracadutisti coloniali
  • 3º Reggimento paracadutisti coloniali
  • 6º Reggimento fanteria coloniale d'oltremare
  • 20. Brigata paracadutisti
  • 25. Brigata paracadutisti
Decorazioni vedi testo
fonti nel testo
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Marcel Bigeard (Toul, 14 febbraio 1916Toul, 18 giugno 2010) è stato un generale francese.

Combatté durante la seconda guerra mondiale, la Guerra d'Indocina e d'Algeria. È considerato il principale fautore dei metodi di guerra "non convenzionali", usati dall'esercito francese sia in Algeria che in Indocina, i quali comprendevano l'uso della tortura sui prigionieri. Fu uno tra i più decorati militari francesi, e lo storico comandante del 3º reggimento di paracadutisti coloniali.

Giovinezza[modifica | modifica wikitesto]

N to a Toul il 14 febbraio 1916, figlio di un impiegato delle ferrovie francesi, fu chiamato sotto le armi nel 1936. Servì sulla Linea Maginot, presso Haguenau.

Seconda guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1939 fu richiamato in servizio dall'esercito, inizialmente come sergente, nel 79º Reggimento di Fanteria, nel settore fortificato di Hoffen, sempre sulla Linea Maginot. Bigeard scalò in fretta i gradi della gerarchia militare, e raggiunse il grado di adjutant, ma nel 1940, fu catturato dai tedeschi. L'11 novembre 1941, dopo un paio di tentativi falliti, riuscì a fuggire dal campo di prigionia nazista dove era detenuto. Riuscì a raggiungere l'Africa dove si riunì all'esercito francese che operava agli ordini del governo libero di De Gaulle. Fu addestrato dai paracadutisti britannici e paracadutato nella Francia occupata per coordinare la resistenza. Alla fine della guerra, oltre a numerosi riconoscimenti britannici, aveva raggiunto il grado di capitano.

Indocina[modifica | modifica wikitesto]

Fu mandato per la prima volta in Indocina nel 1945 al comando di un reparto dell'esercito francese inviato di rinforzo. Dopo essere stato richiamato in Francia, vi tornò nel 1949 prestando servizio nella zona del Golfo del Tonchino.

Il 20 novembre 1953 prese parte alla Operazione Castore, la prima fase della Battaglia di Dien Bien Phu, ma venne ben presto richiamato ad Hanoi insieme ai suoi paracadutisti. Bigeard ritornò a Dien Bien Phu il 15 marzo 1954 nel momento in cui la situazione della fortezza stava precipitando sotto gli attacchi dei vietminh; egli si lanciò con il paracadute alla testa del 6º battaglione paracadutisti coloniali (6e bataillon de parachutistes coloniaux) e subito cercò di consolidare la resistenza, risollevando il morale della guarnigione con la sua energia e determinazione[1].

Dien Bien Phu viene considerata dagli storici la più grande sconfitta militare nel corso delle guerre coloniali successive alla fine della seconda guerra mondiale, i francesi all'epoca contarono, secondo le fonti ufficiali 11.721 prigionieri, di cui solo 3290 vennero riconsegnati alla Croce Rossa francese dopo gli accordi di Ginevra del 1954[2] Il basso numero di sopravvissuti ai campi di prigionia vietnamiti era dovuto a varie fattori, dal clima alle condizioni igieniche, ma secondo la testimonianza dello stesso Bigeard anche alla malnutrizione perché i prigionieri francesi ricevano come unica forma di sostentamento una banana al giorno[3]

Algeria[modifica | modifica wikitesto]

Disegno raffigurante Bigeard.

Durante la Guerra d'Algeria, Bigeard, divenuto colonnello, fu mandato nella capitale algerina alla testa del 3º reggimento di paracadutisti coloniali al seguito della 10ª divisione del generale Jacques Massu. Compito del reggimento era quello di riportare l'ordine ad Algeri. Fu anche lui a condurre, a partire dal 1957, la famosa Battaglia di Algeri (nella quale fu impegnata l'intera X divisione paracadutisti). Adottò ogni metodo di coercizione appreso durante la sua lunga carriera militare (sia nella Resistenza che dai vietmin in Indocina) per fronteggiare i combattenti del fronte di liberazione dell'Algeria. I suoi metodi controversi prevedevano anche la tortura durante gli interrogatori dei sospettati. Fu accusato spesso di aver organizzato addirittura voli della morte per eliminare e far sparire nel mare membri della guerriglia algerina[4]. In seguito alle accuse di Paul Aussaresses all'epoca capitano del 1º Reggimento dei paracadutisti ed ex agente del controspionaggio francese durante la seconda guerra mondiale che nel libro "Services spéciaux. Algérie 1955-1957" apparso in Francia nel 2001 e pubblicato in traduzione italiana nel 2007 rivelava metodi adottati per interrogare i sospettati della FNL e della ALN, ottenere le informazioni necessarie per combattere questi due movimenti della guerriglia algerina ed infine se necessario eliminare le persone interrogate gettandole in mare di fronte al porto di Algeri o da un elicottero come quelli usati per il soccorso sanitario in zone sperdute tra le montagne dell'interno del paese, Marcel Bigeard è stato costretto a difendersi dall'accusa di aver adottato o quantomeno coperto con il proprio silenzio certe pratiche nei mesi più critici della battaglia di Algeri tra il gennaio ed il luglio del 1957. Molti verbali degli interrogatori dei sospettati algerini sono stati al momento in cui la Francia ha perso questo dominio coloniale falsificati o distrutti per cui ancora oggi ci sono episodi controversi come la morte del ricercatore universitario Maurice Audin su cui esistono diverse versioni e non è stato possibile ricostruire l'esatto svolgimento dei fatti.

Cinematografia[modifica | modifica wikitesto]

Nel film La Battaglia di Algeri di Gillo Pontecorvo, Marcel Bigeard è impersonato dall'attore Jean Martin, con il nome fittizio di "Colonnello Mathieu".

Nel film Né onore né gloria di Mark Robson il personaggio del colonnello Raspeguy (interpretato da Antony Quinn) era sempre ispirato alla figura di Bigeard. L'attore statunitense firmò un autografo con dedica al colonnello francese: "A voi che questi eventi li avete vissuti, io ho solo recitato".

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze francesi[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Legion d'Onore - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Legion d'Onore
Croix de guerre 1939-1945 - nastrino per uniforme ordinaria Croix de guerre 1939-1945
Croix de guerre des Théâtres d'opérations extérieurs - nastrino per uniforme ordinaria Croix de guerre des Théâtres d'opérations extérieurs
Croix de la Valeur militaire - nastrino per uniforme ordinaria Croix de la Valeur militaire
Médaille de la Résistance - nastrino per uniforme ordinaria Médaille de la Résistance
Médaille des Évadés - nastrino per uniforme ordinaria Médaille des Évadés
Médaille coloniale con barrette "Extrême-Orient" "A.O.F" - nastrino per uniforme ordinaria Médaille coloniale con barrette "Extrême-Orient" "A.O.F"
Médaille commémorative de la guerre 1939-1945 - nastrino per uniforme ordinaria Médaille commémorative de la guerre 1939-1945
Médaille commémorative de la campagne d'Indochine - nastrino per uniforme ordinaria Médaille commémorative de la campagne d'Indochine
Médaille commémorative des opérations de sécurité et de maintien de l'ordre en Afrique du Nord - nastrino per uniforme ordinaria Médaille commémorative des opérations de sécurité et de maintien de l'ordre en Afrique du Nord
Insigne des blessés militaires - nastrino per uniforme ordinaria Insigne des blessés militaires
Commendatore dell'Ordine del Dragone di Annam - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine del Dragone di Annam

Onorificenze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Ufficiale dell'Ordine Nazionale del Ciad (Ciad) - nastrino per uniforme ordinaria Ufficiale dell'Ordine Nazionale del Ciad (Ciad)
immagine del nastrino non ancora presente Grand'Ufficiale dell'Ordine al Merito (Comore)
Commendatore dell'Ordine Nazionale al Merito (Mauritania) - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine Nazionale al Merito (Mauritania)
Ufficiale dell'Ordine del Milione di Elefanti e del Parasole Bianco (Regno del Laos) - nastrino per uniforme ordinaria Ufficiale dell'Ordine del Milione di Elefanti e del Parasole Bianco (Regno del Laos)
Compagno del Distinguished Service Order (Regno Unito) - nastrino per uniforme ordinaria Compagno del Distinguished Service Order (Regno Unito)
Commendatore dell'Ordine al Merito (Repubblica Centrafricana) - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine al Merito (Repubblica Centrafricana)
Grand'Ufficiale dell'Ordine del Leone del Senegal (Senegal) - nastrino per uniforme ordinaria Grand'Ufficiale dell'Ordine del Leone del Senegal (Senegal)
Commendatore della Legion of Merit (Stati Uniti) - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore della Legion of Merit (Stati Uniti)
Grand'Ufficiale dell'Ordine Nazionale al Merito (Togo) - nastrino per uniforme ordinaria Grand'Ufficiale dell'Ordine Nazionale al Merito (Togo)
Commendatore dell'Ordre du Mérite civil Taï (Vietnam) - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordre du Mérite civil Taï (Vietnam)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ J. Roy, La tigre e l'elefante, pp. 270-272.
  2. ^ "Selon les chiffres publiés par l’Institut d’histoire militaire du Vietnam (seules sources officielles du pays), les pertes vietnamiennes s’élèvent à « 4.020 sacrifiés, 792 disparus, et 9.118 blessés ». Les sources françaises parlent de 20.000 à 30.000 morts et disparus , ainsi que plus de 15.000 blessés. Côté français, selon la Commission d’enquête française sur Dien Bien Phu, le nombre des victimes s’élève à 3.420 tués ou disparus, 2.300 blessés, 1.100 déserteurs. Sur les 11.721 prisonniers français, seuls 3.290 ont été rendus à la France après les accords de Genève." da http://www.infosud.org/Dien-Bien-Phu-des-journalistes,7928
  3. ^ http://www.anapi.asso.fr/index.php/au-vietnam/bigeard-retour-a-dien-bien-phu/86-monuments
  4. ^ Videodocumentario di Marie-Monique Robin: Escadrons de la mort - l'école française ([1])

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