Orfeo Tamburi

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Tetti a Parigi, 1955 ca. (Fondazione Cariplo)

Orfeo Tamburi (Jesi, 1910Parigi, 15 giugno 1994) è stato un pittore italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Compie gli studi presso l'Accademia di Belle Arti di Roma e nel 1936 si reca per la prima volta a Parigi dove entra in contatto con alcuni dei pittori più importanti dell'epoca. Tornato in Italia partecipa alla Quadriennale di Roma e l'anno successivo alla Biennale di Venezia dove ha l'opportunità di conoscere lo scrittore Curzio Malaparte. Negli anni successivi continua a partecipare sia alla Quadriennale di Roma che alla Biennale di Venezia allestendo nel contempo mostre personali nelle più importanti città d'Italia.

Alla fine della seconda guerra mondiale torna a Parigi e da qui estende la sua attività partecipando a mostre personali in Belgio, Francia, Svizzera e Paesi Bassi.

Nel 1949-1950, Tamburi aderì al progetto della importante collezione Verzocchi, sul tema del lavoro, inviando, oltre ad un autoritratto, l'opera La fornace. La collezione Verzocchi è attualmente conservata presso la Pinacoteca Civica di Forlì.

Nel 1952 ebbe anche una breve ed isolata esperienza da attore cinematografico interpretando, per la regia di Roberto Rossellini, l'episodio "Invidia" del film "I sette peccati capitali".

Rientrato in Italia continua ad esporre nelle più importanti città della penisola e fra il 1955 e il 1956 viaggia negli Stati Uniti dove espone a Los Angeles, San Francisco e New York presso importanti musei.

Tornato in Europa continua a viaggiare visitando per la prima volta Londra nel 1960 per poi visitare la Grecia e l'Austria. In questo periodo allestisce un numero sempre maggiore di mostre in tutte le più importanti città italiane.

Nel 1963-64 espone alla mostra Peintures italiennes d'aujourd'hui, organizzata in medio oriente e in nordafrica[1].

Con l'avanzare degli anni dirada i suoi viaggi ma continua ad esporre le sue opere nelle più importanti gallerie d'Italia a Milano, Roma, Firenze e Venezia.

Nel 1994 muore a Parigi, dove si era trasferito negli ultimi anni della sua vita.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Incontri, Adriatica Editrice, Bari 1965
  • Itinerari: America '57, Edizioni Ghelfi Verona, 1970
  • Quaderno del pittore, Edizioni Ghelfi Verona, Verona, Tipografia Editoriale "Aldo Manuzio" 1975
  • Malaparte come me, Editoriale nuova, Milano, 1980

Orfeo Tamburi nei musei[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Peintures italiennes d'aujourd'hui, su www.quadriennalediroma.org. URL consultato il 28 febbraio 2016.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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