Nigel Patrick

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Nigel Patrick con Beatrice Campbell nel film Grand National Night (1953)

Nigel Patrick, nome d'arte di Nigel Dennis Patrick Wemyss-Gorman (Clapham, 2 maggio 1912Londra, 21 settembre 1981), è stato un attore cinematografico, teatrale e televisivo britannico.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nato in una famiglia di artisti (la madre era l'attrice Dorothy Turner), Nigel Patrick compì studi privati ed esordì in teatro all'età di diciotto anni[1]. Dopo aver lavoraro per un certo periodo in compagnie di repertorio, nel 1932 si affermò come promettente attore teatrale[2] nel West End londinese, dove interpretò in prevalenza commedie leggere e sofisticate[1]. Dopo il debutto al Regent Theatre con The Life Machine, ottenne grande successo con la pièce George and Margaret al Wyndham's Theatre, rappresentazione che ebbe ben 799 repliche.

Dopo essere apparso per la prima volta sullo schermo in Mrs. Pym of Scotland Yard (1940), Patrick servì come tenente colonnello nel King's Royal Rifle Corps, di stanza nel Medio Oriente, in Nordafrica e in Italia. Nel dopoguerra ritornò al cinema nel 1948 con un ruolo di comprimario nella commedia L'impareggiabile Richard (1948) di Herbert Wilcox e in breve tempo conquistò la fama come interprete affabile, disinvolto e dall'ottima dizione[1] in due grandi film inglesi, Pandora (1951), al fianco di Ava Gardner e James Mason, e Addio Mr. Harris (1951), in cui interpretò il professor Frank Hunter, un insegnante che diventa l'amante della moglie del protagonista (Michael Redgrave)[2].

Nel 1952 Patrick era già uno dei dieci attori più popolari d'Inghilterra[1] e uno degli interpreti più amati, ma la sua fama riuscì solo in parte a varcare i confini britannici[2]. A suo agio in pellicole leggere come Racconti di giovani mogli (1951), con l'allora emergente Audrey Hepburn, e in drammi come Ali del futuro (1952), affrontò anche personaggi arguti e fannulloni come Tom Ramsey nell'episodio La cicala e la formica della commedia Gigolo e Gigolette (1951)[2].

Dopo una fallimentare esperienza a Hollywood nel melodramma in costume L'albero della vita (1957), Patrick si cimentò per la prima volta come regista nel film Come uccidere uno zio ricco (1957) e ottenne diversi ruoli interessanti in alcune delle migliori pellicole britanniche prodotte tra la fine degli anni cinquanta e l'inizio degli anni sessanta, come i classici del poliziesco inglese Zaffiro nero (1960), in cui interpretò il poliziotto protagonista dell'indagine, e Un colpo da otto (1960), in cui è narrata la preparazione di un grosso colpo in banca da parte di un gruppo di ex militari. Impersonò quindi Sir Edward Clarke nell'elegante Il garofano verde (1960), che ripercorse cinque anni di vita di Oscar Wilde[2], e vestì i panni dell'ispettore John Edward Johnnoe nell'avvincente Doppio gioco a Scotland Yard (1963).

Nello stesso periodo Patrick apparve con successo anche in una serie televisiva, Zero One, di cui girò trentanove episodi tra il 1962 e il 1965. Alla metà degli anni sessanta ritornò praticamente a tempo pieno al suo primo amore, il teatro[1], lavorando sia come attore che come regista in numerose produzioni del West End, come Present Laughter di Noel Coward al Queen's Theatre (1965) e Relatively Speaking di Alan Ayckbourn (1967) al Duke of York's Theatre. Le sue ultime apparizioni di rilievo sullo schermo furono nel kolossal bellico I lunghi giorni delle aquile (1969), nel film di spionaggio L'esecutore (1970) e nel poliziesco L'agente speciale Mackintosh (1973), diretto in Inghilterra da John Huston e interpretato al fianco di Paul Newman.

Nigel Patrick morì il 21 settembre 1981, all'età di sessantanove anni, per un cancro ai polmoni, due anni dopo la scomparsa della moglie, l'attrice Beatrice Campbell, che aveva sposato nel 1951 e dalla quale aveva avuto due figli.

Filmografia[modifica | modifica sorgente]

Cinema[modifica | modifica sorgente]

Televisione[modifica | modifica sorgente]

Doppiatori italiani[modifica | modifica sorgente]

Nelle versioni in italiano dei suoi film, Nigel Patrick è stato doppiato da:

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e Il chi è del cinema, De Agostini, 1984, Vol. II, pag. 404
  2. ^ a b c d e Le Garzantine - Cinema, Garzanti, 2000, pag. 888

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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