Mireille Darc

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Mireille Darc (2010)

Mireille Darc, nata Mireille Aigroz (Tolone, 15 maggio 1938Parigi, 28 agosto 2017), è stata un'attrice, regista cinematografica e televisiva francese.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nata a Tolone, frequentò il Conservatorio d'Arte Drammatica della città e si trasferì quindi a Parigi nel 1959 per lavorare come modella e seguire i corsi di recitazione di Maurice Escande e Raymond Rouleau[1]. Iniziò ad apparire in piccole parti al cinema e si affermò in televisione con La Grande Bretèche (1960) e Hauteclair (1961). Sul grande schermo interpretò per alcuni anni ruoli secondari, solitamente accanto ad attrici più celebri o come unica interprete femminile di film gialli di netta prevalenza maschile[1] in cui la sua capigliatura bionda a caschetto e i suoi lineamenti spesso imbronciati[2] costituirono un elemento malizioso o ingenuo[1].

Mireille Darc (1989)

Il primo ruolo di rilievo sul grande schermo fu nel film commedia I tre affari del signor Duval (1963), in cui interpretò il ruolo della figlia di Léonard Monestier (Louis de Funès). Ma fu il regista Georges Lautner a lanciarla nel 1965 con il ruolo di protagonista nel film drammatico Galia (1965), cui seguì l'anno successivo il poliziesco Rififi internazionale (1966) di Denys de La Patellière, in cui l'attrice si affermò definitivamente[2] grazie alla sua recitazione sfumatamente sensuale e al suo fisico androgino[1].

Sotto la direzione di Lautner, Mireille Darc interpretò in tutto tredici film prevalentemente drammatici e polizieschi, disegnando personaggi anticonformisti e non privi di notazioni umoristiche[1]. Durante gli anni sessanta, l'attrice lavorò per diversi celebri registi, tra cui Jean-Luc Godard nel dramma Week-end, un uomo e una donna dal sabato alla domenica (1967), dove impersonò efficacemente una moglie ambigua e indecisa[1].

Durante le riprese del film Addio Jeff! (1969), la Darc si innamorò del co-protagonista Alain Delon e tra i due nacque un sodalizio sentimentale e artistico che durò per quindici anni. L'attrice comparve in due dei maggiori successi di Delon, Borsalino (1970) e Borsalino and Co. (1974), e lo affiancò in altre celebri pellicole poliziesche quali Esecutore oltre la legge (1974) e Per la pelle di un poliziotto (1981). La Darc dimostrò notevole versatilità anche nella commedia, genere in cui vanno ricordati il film Alto, biondo e...con una scarpa nera (1972) e il suo sequel Il grande biondo (1974), entrambi diretti da Yves Robert e interpretati a fianco del comico Pierre Richard. Nella prima delle due pellicole, la Darc indossa un abito di Guy Laroche dall'audace scollatura sulla schiena, che destò sensazione presso il pubblico e contribuì a fare di lei uno dei sex symbol degli anni settanta.

Verso la fine del decennio, la sua carriera entrò in una fase di declino. L'attrice si distinse ancora in alcune commedie quali Mai prima del matrimonio (1982) di Daniel Ceccaldi, ma dovette interrompere l'attività artistica in seguito a un grave incidente automobilistico e a un serio intervento chirurgico a cuore aperto. Ripresasi dai problemi di salute, si lasciò tentare dalla regia con il dramma psicologico La Barbare, che diresse nel 1989, mentre dagli anni novanta lavorò prevalentemente per la televisione[2], sia come attrice sia come regista di telefilm e reportage.

Vita privata[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la fine della lunga relazione con Alain Delon (dal 1968 al 1983), fu compagna del giornalista e scrittore Pierre Barret, direttore dell'emittente radiofonica francese Europe 1, morto di cancro nel 1988. Nel 1996 incontrò l'architetto Pascal Desprez, che sposò il 30 giugno 2002.

Nel 2005 l'attrice pubblicò la propria autobiografia, Tant que battra mon coeur, mentre nel 2006 fu insignita dal presidente francese Jacques Chirac della prestigiosa onorificenza della Legion d'Onore.

Filmografia parziale[modifica | modifica wikitesto]

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Doppiatrici italiane[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f Il chi è del cinema, De Agostini, 1984, Vol. I, pag. 127-128
  2. ^ a b c Le Garzantine - Cinema, Garzanti, 2002, pag. 521

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