Europe 1

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Europe 1
Europe 1 logo (2010).svg
PaeseFrancia Francia
LinguaLingua francese
Data di lancio1 gennaio 1955
EditoreLagardère Media
Sito webwww.europe1.fr

Europe 1 è una radioemittente generalista francese con sede a Parigi, proprietà del Gruppo Lagardère. Il palinsesto si basa su programmi su temi di informazione e attualità, aperti alla partecipazione interattiva del pubblico.[1]

Fondata nel 1955, è considerata uno dei pionieri della radio di informazione in Europa.[2][3][4] È membro dell'Unione europea della radiodiffusione.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le origini risalgono alla fine della Seconda Guerra Mondiale. L'istituzione dell'Office de Radiodiffusion-Télévision Française nel 1945 creò un monopolio legale pubblico nel settore del'emittenza radiotelevisiva. i francesi potevano sintonizzarsi su radio emesse da zone di confine, quali: Andorra (Radio Andorre), Monaco (Radio Monte Carlo) e Lussemburgo (Radio Lussemburgo, RTL). Charles Michelson, che già deteneva un'emittente locale a Tangeri confiscata durante il conflitto, fu indennizzato con la licenza di trasmettere in HF a Monaco, proprietà della società pubblica Sofirad, che quattro più tardi divenne Tele Monte Carlo, a seguito dell'intervento finanziario della società anonima Images et Son.[4]

Acquisito nel '52 il monopolio dell'etere pubblico nel Protettorato della Saar, all'epoca indipendente dalla Germania, il 23 dicembre dell'anno seguente si accesero le antenne di Telesaar, grazie alla concessione governativa per l'installazione di un potente ripetitore AM in località Felsberg-Berus. Luis Merlin, già fautore del successo di Radio Lussemburgo, fu nominato direttore del palinsesto.

Il 1 gennaio 1955 andarono per la prima volta in onda le trasmissioni di Europe 1, presto oscurata dal più potente segnale di altri antenne locali preesistenti, nell'ambito di una lotta silenziosa per l'accaparramento delle frequenze radiotelevisive. Le trasmissioni ebbero regolarmente inizio il 3 aprile 1955 in onda lunga sulla frequenza dei 183 kHz, precedentemente appartenuta a Radio Parigi. Nel frattempo, Images et Son chiuse per bancarotta e il governo francese chiese a Sylvain Floirat di rilevare l'emittente al prezzo di 245 milioni di franchi dell'epoca, a fronte di un acquisto di quote azionarie da parte di Sofirad.[2]

Per il suo sostegno al Maggio francese del '68 si guadagnò il soprannome di Radio Barricades e ripetuti ordini di oscuramento da parte del Ministero dell'interno francese. L'allora direttore generale era Maurice Siegel, che aveva introdotto nella radiodiffusione europea novità quali i notiziari periodici, i giornalisti nel ruolo di annunciatore, i rapporti radiofonici, la rassegna stampa, un linguaggio giornalistico più naturale.[2][3]

Nel '74, il nuovo presidente Valéry Giscard d'Estaing e il suo primo ministro Jacques Chirac disposero la destituzione di Maurice Siegel, portando Jean-Luc Lagardère all'acquisizione del pacchetto azionario di controllo e alla nomina di Étienne Mougeotte a direttore generale. Nel '76 Europe 1 superò l'audience di RTL e di France Inter, apprezzata dal pubblico soprattutto per la programmazione informativa.[2]

L'ascesa al potere di François Mitterrand nel 1981, le frequenze FM furono liberalizzate e aperte all'imprenditoria privata, determinando un crollo degli ascolti dell'ex monopolista e l'allontanamento di Mougeotte. Per non perdere ulteriormente quote di mercato, l'emittente è costretta a diversificare l'offerta radiotelevisiva, meglio adattandola alle preferenze del pubblico con l'introduzione del programma musicale Top 50 (con Philippe Gildas), della cronaca sportiva Europe Sport e l'intrattenimento curato dall'attivista satirico Michel Colucci.[5]

Il 3 aprile 1986 la quota azionaria pubblica di Sofirad fu ceduta a Lagardère e alla sua azienda Hachette Editori, privatizzando quasi del tutto Europe 1[6], che negli anni '90 perse la leadership di mercato a favore di RTL.

Caduta alla quinta posizione nel '95, Jérôme Bellay, fondatore di France Info, fu incaricato di risanare l'azienda nel ruolo di direttore generale.[7] La programmazione fu incentrata su magazine informativi, spazi sull'attualità e da un maggior grado di interazione da parte del pubblico. La nuovo editoriale della rete riportò Europe 1 ad essere nel 2016 la seconda emittente francese.[2]

In occasione dei 60 anni di vita dell'emittente, a febbraio del 2015 è trapelata al la stampa la notizia del lancio del primo canale televisivo del gruppo.[8][9][10] Europe 1 TV è il canale video gratuito trasmesso in live streaming dal sito di Europe 1.[11][12]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (FR) Europe 1 ritorna alle trasmissioni stereofoniche, su La Lettre.Pro Radio, 9 giugno 2015.
  2. ^ a b c d e (FR) Europe 1 inventò la radio moderna, su capital.fr, 3 aprile 2015.
  3. ^ a b (FR) "Europe 1, una radio nella storia, su Teleobs, 28 maggio 2015.
  4. ^ a b (FR) 50 anni fa, Francia e Monaco erano in crisi, su Monaco Hebdo, 3 giugno 2015.
  5. ^ 60 anni di Europe 1 : quando Coluche faceva ridere la Francia dalla radio, su Le Figaro, 5 febbraio 2016.
  6. ^ (FR) Europe 1 acquisita dal gruppo Hachette, su Institut National de l'Audiovisuel, 6 marzo 1986.
  7. ^ (FR) Jérôme Bellay, su Osservatorio dei giornalisti e dell'informazione mediatica.
  8. ^ (FR) Xavier Foucaud l, Come Europe 1 ha festeggiato il suo sessantesimo compleanno sui social network, su e-marketing.fr, 9 febbraio 2015.
  9. ^ (FR) Europe 1 si appresta a lanciare il suo canale televisivo, Le Figaro.
  10. ^ Thierry Vojciak, Europe 1, dalla radio alla TV, su cbnews.fr, 5 febbraio 2015.
  11. ^ (EN) Europe 1 TV, su webtvonlive.com.
  12. ^ (EN) Europe 1 TV to Live, su tvtolive.com.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (FR) Luc Bernard, Europe 1 : La grande histoire d'une grande radio, Centurion, 1990, ISBN 978-2-227-06101-9.
  • (FR) Maurice Siegel, Vingt ans, ça suffit !, Plon, 1975.
  • (FR) Franck Ferrand, Dictionnaire amoureux illustré d'Europe 1, Plon, 2015, ISBN 978-2-259-22830-5.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàLCCN (ENn91036906 · WorldCat Identities (ENn91-036906