Marco Bergamo

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Bergamo in tribunale

Marco Bergamo, noto anche con lo pseudonimo di mostro di Bolzano (Bolzano, 6 agosto 1966Bollate, 17 ottobre 2017), è stato un operaio e assassino seriale italiano, noto poiché tra il 1985 e il 1995 ha assassinato cinque donne, ricevendo una condanna a quattro ergastoli e 30 anni di reclusione.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Marco Bergamo visse fin dall'infanzia con alcune complicanze; a 4 anni aveva un ritardo semplice di linguaggio, in seguito con l'obesità e una malattia alla pelle (boriasi) divenne timido e introverso. Fin da 13 anni colleziona tra le altre cose anche coltelli tanto da averne con sé sempre uno.

Dopo aver iniziato a lavorare come saldatore e carpentiere, alla giovane età di 26 anni, nel maggio 1992, subì l'asportazione di un testicolo[1].

Omicidi[modifica | modifica wikitesto]

Il serial killer di Bolzano tra il 1985 e il 1995 assassinò cinque donne, tra cui una studentessa di 15 anni e altre quattro prostitute di cui la più anziana aveva 41 anni[2].

Il 3 gennaio 1985 si ebbe la prima vittima, Marcella Casagrande, una studentessa quindicenne al primo anno della scuola magistrale vicina di casa che viene ritrovata riversa in terra sul pavimento di casa. La Casagrande venne assassinata mediante l'utilizzo di un coltello con cui l'assassino doveva avere una buona dimestichezza oltre che a un'altrettanto buona conoscenza dell'anatomia umana in quanto venne sorpresa alle spalle dove subì diverse coltellate di cui una la raggiunge sulla decima vertebra della colonna vertebrale. In seguito la donna venne trattenuta per i capelli mentre l'omicida eseguiva lo scannamento[1].

Giusto dopo sei mesi, e precisamente il 26 giugno, fu l'ora della quarantunenne Annamaria Cipolletti, un'insegnante delle scuole medie "Ugo Foscolo" che però era dedita anche alla prostituzione presso un monolocale in via Brennero 149. Venne raggiunta da 19 fendenti, subì il furto dei propri indumenti intimi (reggiseno e mutandine) oltre ad aver lasciato nel portacenere alcuni mozziconi di sigaretta e alcuni profilattici usati e non; ma secondo le indagini non vi fu violenza sessuale[1].

Dopo circa 7 anni avvennero gli altri tre delitti, precisamente nel 1992; le vittime erano tutte prostitute.

Il 7 gennaio fu la volta della ventiquattrenne Renate Rauch; il suo corpo fu ritrovato nel parcheggio quasi deserto di un'area di servizio di via Renon a Bolzano. Sulla sua tomba furono trovati alcuni giorni più tardi dei fiori con attaccato un biglietto su cui vi era scritto: "Mi spiace ma quello che ho fatto, doveva essere fatto e tu lo sapevi: ciao Renate! Firmato M.M." Le forze dell'ordine azzardarono l'ipotesi che la doppia "M" stesse per il nome di Marco.

Il 21 marzo Bergamo tolse la vita alla diciannovenne Renate Troger, una ragazza bionda di Millan che accettò durante la notte un passaggio lungo largo Verdi a Bolzano. Il suo corpo fu ritrovato in un piazzale nei pressi di Campodazzo di Renon. Prima venne scannata e successivamente ricevette 14 coltellate[1].

Il 6 agosto Bergamo uccise Marika Zorzi di vent'anni, un'altra prostituta di Laives ritrovata dopo aver ricevuto 28 coltellate presso il II tornante della strada che conduce al Colle dei Signori.[3]

Tutte le sue vittime furono uccise mediante diverse coltellate.[1]

Arresto[modifica | modifica wikitesto]

Bergamo venne fermato da due agenti della polizia mentre lasciava Bolzano verso le 6 di mattina armato, ovvero poco dopo l'ultimo assassinio, il 6 agosto del 1992, il giorno del suo 26º compleanno. All'interno dell'auto, una SEAT Ibiza di colore rosso, Bergamo stava uscendo da via Volta. Gli agenti sospettarono subito che fosse lui il serial killer: infatti sul sedile accanto a quello del guidatore riscontrarono macchie di sangue e la mancanza di imbottiture oltre che il documento dell'ultima vittima nel baule della macchina; infine la mancanza di uno specchietto retrovisore, il quale era ancora sul luogo del delitto.[4]

Condanna[modifica | modifica wikitesto]

Bergamo inizialmente ammise di aver assassinato solamente tre delle cinque vittime; negò quindi di aver ucciso la seconda vittima, Anna Maria Cipolletti e la quarta, Renate Troger. Il tribunale però sulla base delle evidenti affinità nei modi in cui i delitti furono eseguiti, lo condannò comunque per ognuno dei cinque omicidi, secondo gli esperti sadici ma potenzialmente compiuti da una persona capace di intendere e volere[5]. Non vi fu alcuna affinità con l'uccisione della prostituta Anna Maria Ropele, avvenuta l'8 gennaio 1992 presso la sua abitazione a Trento, né con quello della turista fiorentina Adele Barsi uccisa il 20 luglio 1984 nei pressi di Brunico; due omicidi ad oggi senza un vero colpevole[4].

Sui quotidiani locali e non iniziò a diffondersi un'idea della personalità di Bergamo; un feticista, un esibizionista e consumatore di materiale pornografico con problemi di impotenza. La Corte d'assise di Bolzano affidò l'indagine a quattro differenti periti, i quali giunsero a conclusioni differenti. Il presidente della Corte d'assise, il dottore Martinolli, propese quindi per affidarsi ad una perizia effettuata da tre professori: Ponti, Fornari e Bruno. Questi giunsero alla conclusione che: "Bergamo è giunto alla perversione estrema: l'omicidio per godimento. Dopo il primo assassinio ha scoperto che uccidendo appagava il suo piacere, e nello stesso tempo distruggeva l'oggetto temuto e odiato: la donna. [...] Per Bergamo, uccidere rappresentava ormai l'estrema perversione sadica, la modalità più forte per possedere la donna"[4].

Il giorno dedicato alla donna, ovvero l'8 marzo 1994, Bergamo venne condannato. Un giornalista del quotidiano locale Alto Adige, Paolo Cagnan, decise di scrivergli e Bergamo gli rispose così: "Io sottoscritto Bergamo Marco ho commesso solo tre omicidi e li ho confessati, gli omicidi Troger e Cipolletti li ha commessi una seconda persona potenzialmente più pericolosa di me"[4].

La RAI annunciò il 18 aprile dello stesso anno una puntata del programma televisivo Un giorno in pretura dedicata al processo di Marco Bergamo. Durante la stessa giornata il settantaduenne Renato Bergamo, padre dell'assassino, andò in soffitta e si tolse la vita mediante impiccagione[4].

In carcere[modifica | modifica wikitesto]

Dopo 24 anni spesi nei vari istituti per scontare la pena dovuta per questioni relative alla massima sicurezza, dal 15 febbraio fu trasferito nel carcere di Bollate, la seconda casa di reclusione di Milano. Successivamente, ovvero durante il mese di maggio, il "dipartimento dell'amministrazione penitenziaria" (DAP) dispose il suo spostamento in una struttura in cui ogni carcerato viene data la possibilità di un recupero con obiettivi e aspettative del detenuto[3].

Nell'anno 2005 ottenne un permesso premio per poter lasciare il carcere; tale notizia sconvolse l'intera Italia[3]. Così come fu solo ipotizzato, durante l'estate 2008 Bergamo avrebbe potuto chiedere la semilibertà al giudice di sorveglianza Guido Rispoli; ma questa volta non la ottenne[1].

La Corte d'assise di Bolzano nel 2014, sempre mediante il pm Rispoli, era tornata sul caso che riguardava Bergamo, dovendo però respingere la richiesta di ottenere un giudizio mediante un rito abbreviato. Infatti Bergamo non poteva godere di questo diritto in quanto non era previsto per reati da ergastolo, inoltre per il codice penale non vi possano essere sconti di pena in casi come questi, ovvero con sentenze definitive e irrevocabili[5].

La morte[modifica | modifica wikitesto]

A 51 anni, mentre scontava ancora la sua pena presso il carcere di Bollate presso Milano, richiese al direttore dello stesso di essere trasferito urgentemente in ospedale, dove si riscontrò che Bergamo aveva una grave infezione polmonare. Dopo 10 giorni entrò in coma senza più risvegliarsi morendo il 17 ottobre 2017[5].

Le vittime[modifica | modifica wikitesto]

Marco Bergamo ha assassinato un totale di 5 donne tra il 1985 e il 1995[6]:

  • Marcella Casagrande di 15 anni;
  • Anna Maria Cipolletti di 41 anni;
  • Renate Rauch di 24 anni;
  • Renate Troger di 18 anni;
  • Marika Zorzi di 19 anni.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f Sara Di Marzio, Marco Bergamo, su murderpedia.org
  2. ^ È morto Marco Bergamo - Il serial killer di Bolzano, su ladige.it
  3. ^ a b c La storia di Marco Bergamo, su trentinocorrierealpi.it
  4. ^ a b c d e Marco Bergamo, su bolzano-scomparsa.it
  5. ^ a b c Morto Marco Bergamo, il «mostro di Bolzano» che aveva ucciso 5 donne, su corriere.it
  6. ^ È morto Marco Bergamo, il serial killer di Bolzano, su trentinocorrierealpi.it

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN253062491 · ISNI: (EN0000 0003 7634 147X · GND: (DE1022495135
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