Madonna col Bambino tra i santi Rocco e Sebastiano

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Madonna col Bambino tra i santi Rocco e Sebastiano
Lorenzo Lotto 034.jpg
AutoreLorenzo Lotto
Data1522
Tecnicaolio su tela
Dimensioni81,8×108,5 cm
UbicazioneNational Gallery of Canada, Ottawa
Dettaglio

La Madonna col Bambino tra i santi Rocco e Sebastiano è un dipinto a olio su tela (81,8x108,5 cm) di Lorenzo Lotto, databile al 1518 circa e conservato nella National Gallery of Canada di Ottawa.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il committente del dipinto fu Battista Cucchi, amico del Lotto e uno degli undici chirurghi attivi in Bergamo[1], che veniva soprannominato Battista degli Organi per la sua attività di organista a tempo perso nel Consorzio della Misericordia[2].

Il Cucchi, lasciò, con testamento del 1533, il dipinto alla monaca Lucrezia de Tirabuschis (Tiraboschi) del monastero di Santa Grata in via Arena[2], dove rimase per fidecommesso fino al 1798.
Venne menzionato da Carlo Ridolfi nel Le Meraviglie dell'Arte del 1648, da Donato Calvi nel testo Effemeride sagro profana di quanto di memorabile sia successo in Bergamo, e successivamente da Francesco Tassi. Fu a causa della paura della eventuale soppressione del convento nel 1798, con l'alienazione del dipinto, che le monache lo vendettero a poco prezzo all'abate Giovanni Ghidini, così che non venisse inventariato e demanializzato, diventandone poi il proprietario. Il pronipote del prelato Nicola Ghidini, lo concesse dal 1864 alla Collezione Piccinelli di Seriate, fu poi Ercole Piccinelli a vendere il dipinto ad Alessandro Contini Bonacossi per lire 180.000. Essendo scartato dagli Uffizi, gli eredi del Contini lo immisero sul mercato, venendo acquistato dalla National Gallery di Ottawa nel 1976, dove ancora si trova.

Battista Cucchi[modifica | modifica wikitesto]

Il Cucchi, che probabilmente abitava la Piazzetta di santa Maria Maggiore, ci ha lasciato il suo registro medico, dove annotava i suoi interventi chirurgici. Moltissimi furono le sue operazioni per ascessi, e polipi nasali; curò ulcere alle mammelle e agli organi genitali dei soldati francesi che frequentavano il bordello cittadino, nonché fratture di arti. Tra i suoi pazienti figurano Leonino Brembati ferito alla fronte, la nuora di Zovanino Casotti caduta da cavallo, nonché Gabriele Tasso del quali risulta curasse numerose malattie, e il garzone del Capoferri che era impegnato alla lavorazione delle tarsie uno testicolo infiato cum dolore[3][4].

Descrizione e stile[modifica | modifica wikitesto]

L'opera ha apparentemente un tipico schema devozionale, con i personaggi a mezza figura allineati su un campo lungo orizzontale, la Madonna col Bambino al centro e due santi ai lati, su un modello ampiamente usato a Venezia da Giovanni Bellini e altri. In questo caso però Maria è disallineata, sedendo su un trono di nuda pietra, coperto solo da un telo verde, dove deve appoggiare anche le gambe, sul modello delle Madonne dell'Umiltà, ed è affiancata dai santi Rocco e Sebastiano (protettori dalle pestilenze) che stanno invece in piedi, su un livello più basso, e con una rotazione del busto complementare di tre quarti (frontale e dorsale). Rocco mostra la sua ferita nella coscia, che è miracolosamente risanata dal gesto benedicente del Bambino, Sebastiano invece compie una torsione in avanti per vedere, con espressione stupita, il prodigio.

La costruzione della composizione ha un gusto squisitamente proto-manierista, con l'uso di linee diagonali e un sostanziale disinteresse verso la prospettiva (le proporzioni infatti non sempre quadrano, ma anzi sembrano variare per evidenziare i santi laterali).

La luce è morbida e avvolgente, la stesura dà effetto setosi, come nella capigliatura bionda di Sebastiano, oppure lanosi, come nel cappello di Rocco, legato dietro le spalle. Straordinario il concerto di colori squillanti, evidenziato dallo sfondo grigio, e che ha il suo culmine nel rosso intenso della veste di Maria.

Nei primi anni del XVII secolo Enea Salmeggia ne fece una copia di ottima qualità conservata a Costa Mezzate nel castello dei Camozzi Vertova.[2].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Li amaladi che medego, Biblioteca civica Angelo Mai, 1521.
  2. ^ a b c La Rivista di Bergamo, p.82.
  3. ^ notaio Gerolamo S. Pellegrino, Testamento del 1529, vol. 1519, Archivio di Stato di Bergamo.
  4. ^ Registro dei malati di Battista Cucchi, Biblioteca civica Angelo Mai.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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