Luigi Guido Grandi

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Luigi Guido Grandi

Luigi Guido Grandi, al secolo Francesco Lodovico Grandi (Cremona, 1º ottobre 1671[1]Pisa, 4 luglio 1742), è stato un matematico e filosofo italiano.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nato a Cremona da Caterina Legati e Piero Martire Grandi, ricamatore, compì i suoi primi studi di grammatica sotto la guida del giovane letterato Giambattista Canneti e poi nel locale Collegio dei Gesuiti, dove ebbe come maestro il futuro matematico Giovanni Girolamo Saccheri. All'età di 16 anni entrò nel monastero camaldolese di Classe in Ravenna, assumendo il nome Guido in sostituzione degli originari Francesco Lodovico, e qui ritrovò l'antico maestro divenuto padre Pietro Canneti.

Proseguiti gli studi teologici a Roma e quelli geometrici e matematici a Firenze, nel 1700 divenne professore di filosofia nel monastero camaldolese di Firenze. Nel 1703 pubblicò il libro La quadratura del cerchio e dell'iperbole, al cui interno scoprì lo stesso paradosso matematico intuito anche da Leibniz, ossia che la somma parziale di una serie a segni alterni di numeri può non convergere (serie di Grandi), e qualche anno dopo, durante una sua visita in Inghilterra (1709), entrò a far parte della Royal Society.

Nel 1714 divenne matematico di corte presso il granduca di Toscana e più tardi professore di matematica nell'Università di Pisa. Fu anche sovrintendente alle acque del granducato, contribuendo ai lavori di drenaggio per la bonifica della Val di Chiana. Collaborò con Tommaso Buonaventuri all'edizione fiorentina delle Opere di Gaileo Galilei (1718), studiò la curva algebrica da lui chiamata "rodonea" per la forma che richiama i petali di un fiore (1725 circa)[2] e fu autore degli Elementi di Geometria di Euclide, pubblicati postumi a Venezia (Savioni, 1780).

Fu il primo a usare e a diffondere in Italia la nuova analisi degli infiniti. Scrisse l'opera De infinitis infinitorum... nella quale applicò, tra i primi in Italia, i metodi di Leibniz e Newton.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Baldini, op. cit., indica la data del 10 ottobre 1671.
  2. ^ Il termine "rodonea" deriva dal greco Ροδή, rosa. La curva rodonea è anche chiamata "rosa di Grandi" in suo onore.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Giammaria Ortes, Vita del padre D. Guido Grandi, abate camaldolese, matematico dello Studio Pisano, Venezia, Giambatista Pasquali, 1744. Consultabile su Google libri.
  • Ugo Baldini, «GRANDI, Guido», in Dizionario Biografico degli Italiani, Volume 58, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2002.

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