Linciaggio di New Orleans

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Linciaggio di New Orleans
Stato Stati Uniti Stati Uniti
Luogo New Orleans
Data 14 marzo 1891
Tipo Linciaggio
Morti 11
Motivazione antitalianismo

Il linciaggio di New Orleans avvene il 14 marzo 1891 a New Orleans. Una folla di cittadini assalì la prigione locale e uccise 11 migranti italiani, in particolare siciliani. Secondo le fonti a partecipare al linciaggio furono dalle 3.000 alle 20.000 persone[1], rendendolo uno dei più ingenti linciaggi di massa della storia degli Stati Uniti[2].

Contesto[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Pregiudizio contro gli italiani.

Durante il corso del XIX secolo il flusso migratorio degli italiani verso gli Stati Uniti era cresciuto in maniera considerevole man mano che ci si avvicinava alla fine del secolo. Tra il 1820 e il 1880 si stima che migrarono verso gli States circa 80.000 cittadini italiani. Nello specifico si può osservare che tra il 1879 e il 1892 il numero di siciliani che emigrò negli U.S.A. passò da 90 a circa 10.000[3]. Fino ad allora i contatti con la realtà statunitense erano stati scarsi, per lo più basati sulle opere letterarie, musicali e artistiche, che conferivano agli americani una visione positiva dell'italiano medio.

A seguito di questi flussi migratori i contadini e gli operai non specializzati entravano per la prima volta a contatto con la realtà americana. Data la loro situazione e le difficoltà di integrazione nella nuova società, i gruppi di migranti tendevano ad isolarsi all'interno di quartieri abitati prevalentemente da connazionali, così da poter mantenere i propri usi e la lingua di appartenenza. Questi quartieri erano caratterizzati da un alto livello di degrado, oltre che da un sovraffollamento degli appartamenti nei quali gli italiani erano disposti a vivere anche in condizioni igieniche precarie. Questa situazione era mal vista dai cittadini americani, che iniziarono a provare disprezzo nei confronti degli immigrati, percepiti sempre più come simbolo di inciviltà e malcostume. Nello stesso periodo, proprio a causa di questo flusso migratorio, approdava infatti negli Stati Uniti anche la mafia. A rendere ancora più forte il disprezzo degli americani nei confronti degli immigrati e a fornire un'immagine sempre più incivile e arretrata del popolo italiano, nello specifico dei meridionali della penisola, furono anche affermazioni di antropologi come Giuseppe Sergi e Luigi Pigorini, di criminologi come Cesare Lombroso o di sociologi come Alfredo Niceforo, che dalla stessa Italia fornivano una visione stereotipata e molto negativa del Sud. Le teorie che dipingevano l'italiano meridionale come una sorta di selvaggio si basavano su varie osservazioni, come la craniometria, utilizzata per attribuirgli un quoziente intellettivo più basso rispetto ai popoli del nord, oppure la presunta assenza nei popoli meridionali del sangue celtico, che caratterizzava le popolazioni più civili, ossia quelle settentrionali.[4]

Nel 1890 a New Orleans si trovava un cospicuo numero di immigrati: su una popolazione di quasi 274.000 persone, infatti, circa 30.000 erano italiani. Nell'ambito della criminalità organizzata le due famiglie che si contendevano il controllo della zona erano i Provenzano e i Matranga. [5]

I fatti[modifica | modifica wikitesto]

Rappresentazione dell'episodio

A seguito di un agguato a danno dei Matranga da parte della famiglia Provenzano iniziarono una serie di scontri violenti. Il sovraintendente della polizia di New Orleans David Hennesy sarebbe stato personalmente legato alla famiglia dei Provenzano[6]. Durante questo periodo di tumulti e di violenze tra le due famiglie, Hennesy, dopo aver arrestato 2 membri della famiglia Matranga, avrebbe annunciato la sua testimonianza a favore dei Provenzano durante un processo. La notte del 15 ottobre 1890, il sovrintendente venne colpito da alcuni colpi di fucili da caccia mentre tornava a casa, all'incirca all'angolo tra Girod e Basin Street. La vittima venne colpita all'addome, tentò di rispondere al fuoco ma non riuscì a colpire nessuno dei suoi aggressori. Alcuni amici di Hennessy attirati dal rumore degli spari lo raggiunsero per prestargli soccorso, ma non ci fu nulla da fare. Secondo alcune fonti il sovraintendente poco prima di morire avrebbe sussurato ai suoi amici "dagoes did it", "i dagoes lo hanno fatto". Col termine "dagoes" venivano chiamati in senso dispregiativo gli immigrati italiani[7].

Nei giorni seguenti la polizia effettuò indagini quasi completamente incentrate nella colonia di italiani presenti a New Orleans. Vennero interrogate e arrestate persone di origine italiana, alcune anche completamente estranee ai fatti. Il console italiano Pasquale Corte riferì all'ambasciatore Fava i metodi illegali con i quali venivano trattati gli indagati e le violenze fisiche e verbali che subivano. Vennero arrestati 19 italiani, 11 accusati di aver avuto un ruolo diretto nell'omicidio di David Hennessy. Gli imputati vennero aspramente criticati dalla stampa locale oltre che da funzionari pubblici della città e definiti colpevoli ancor prima del processo. Furono molte anche le affermazioni denigratorie nei confronti degli italiani in generale. Nel mese di marzo del 1891, otto degli undici imputati vennero giudicati non colpevoli, a seguito di un controverso processo caratterizzato da un disperato tentativo di creare delle prove inesistenti da parte degli inquirenti, anche se sul verdetto deve aver pesato molto l'influenza della mala vita sulla giuria, che venne molto probabilmente corrotta. Gli imputati vennero comunque tenuti in arresto in attesa di un verdetto che avrebbe ribaltato la sentenza precedente e trasportati nella prigione locale[8].

La comunità siciliana a cui appartenevano i processati festeggiò l'esito del processo ma non fu lo stesso per la popolazione americana di New Orleans. Venne definito un processo-farsa, il popolo si sentì tradito dalle istituzioni e dalle forze dell'ordine e quello che era malcontento nella popolazione iniziò a sfociare in rabbia e violenza. Il senso di abbandono provato dal popolo lo portò a prendere provvedimenti personalmente, per poter porre rimedio al fallimento della giustizia e risolvere questo problema da sè. Il clima di odio contro la comunità italiana fu cavalcato anche dal sindaco Joseph Shakespeare che li definì «individui più abietti, più pigri, più depravati, più violenti e più indegni che esistono al mondo, peggiori dei negri e più indesiderabili dei polacchi»[9][10].

Un gruppo di manifestanti si riunì in una piazza: le fonti parlano di una cifra che varia da 3.000 a 20.000 persone, la variazione è molto ampia in quanto la stampa locale, al periodo, si schierò a favore del popolo e cercò di mettere sotto una buona luce l'evento, mentre quella estera condannò il gesto; dunque è difficile avere una stima concreta delle persone che parteciparono al linciaggio. Alla guida della folla c'era un avvocato, William Parkerson. Le intenzioni della folla erano chiare giacché oltre un centinaio di persone erano armate. Ciò che sorprende di questo evento fu appunto il fatto che venne guidato da persone appartenenti a classi abbienti, non erano ubriachi o delinquenti, ma secondo le fonti un gruppo di cittadini eminenti appartenenti alla borghesia medio alta. La folla si avviò verso la prigione locale dove le autorità tentarono di evitare l'assalto alle celle in maniera diplomatica, tentando di tutelare l'incolumità dei prigionieri italiani, ma non poterono alcunché contro un numero così alto di cittadini in rivolta. La folla s'introdusse nella prigione stanando i prigionieri che tentavano inutilmente di nascondersi. Due furono impiccati, gli altri uccisi a colpi di fucile.

Le vittime[modifica | modifica wikitesto]

Le vittime della folla inferocita furono 11. Tra essi si trovavano persone già note alle autorità, che avevano avuto a che fare con gli ambienti della criminalità organizzata ricevendo condanne sia in Italia che negli Stati Uniti. Alcune delle vittime del linciaggio, invece, erano incesurate anche se godevano della fama di mafiosi, altri ancora avevano avuto una condotta irreprensibile sebbene a causa di un pregiudizio razziale vennero accorpati a quelli che potevano essere identificati come i colpevoli. I nomi delle vittime sono: Antonio Abbagnato, Girolamo Caruso, Rocco Geraci, Antonio Marchesi (il cui vero nome era Antonio Grimando), Pietro Monastero, Emanuele Polizzi, Frank Romero, Antonio Scafidi, Vincenzo Traina, Rocco Geraci e Loreto Comitis nato in Navelli (AQ).

Le conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

L'episodio caratterizzò uno dei periodi di massima tensione tra gli Stati Uniti e l'Italia. Si arrivò addirittura al punto in cui l'ambasciatore italiano Francesco Saverio Fava venne richiamato in Italia dal presidente del Consiglio dei ministri Antonio Starabba. La stampa italiana fu particolarmente attiva in questo momento storico, al fine di spronare lo Stato italiano affinché s'impegnasse a far fare giustizia e a garantire alle famiglie delle vittime un adeguato risarcimento, oltre che il sollecitamento a far rispettare i trattati internazionali stipulati con gli Stati Uniti, affinché ai cittadini stranieri fosse garantita la protezione dal governo federale[11].

A porre rimedio alla situazione di tensione tra i due Governi, poiché i colpevoli non vennero mai puniti, fu il presidente americano Benjamin Harrison, che decise di risarcire le famiglie delle vittime con un'indennità di circa 125.000 franchi, pur affermando che l'offesa non era stata inflitta direttamente dagli Stati Uniti[12]. La scelta del presidente destò scalpore, alcuni definirono il suo comportamento come un'offesa agli Stati Uniti stessi. In realtà più che un'ammissione di colpa, la decisione presa da Harrison fu probabilmente una sorta di cortesia internazionale verso l'Italia, così come venne commentata la vicenda dal Gabinetto di Washington, al fine di ristabilire i buoni rapporti tra le due nazioni.

Cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Il linciaggio è stato rappresentato anche nel film TV del 1999 Vendetta con Christopher Walken, a sua volta tratto dal libro di Richard Gambino, Vendetta: The True Story of the Largest Lynching in U.S. History (ISBN 1550711032).

Note[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]