La nube della non-conoscenza

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La nube della non-conoscenza
Titolo originale The Cloud of Unknowing
Autore anonimo inglese
1ª ed. originale XIV secolo
Genere saggio
Sottogenere spiritualità
Lingua originale inglese

La nube della non-conoscenza (The Cloud of Unknowing) è una guida spirituale pratica scritta nel XIV secolo da un anonimo scrittore inglese.

È considerato da molti[1][2] uno dei più begli scritti di argomento ascetico e spirituale del XIV secolo. Il suo argomento principale è la preghiera contemplativa, che viene affrontata con un linguaggio semplice e comprensibile a tutti, in lingua volgare dell'epoca (il Medio Inglese).

È di notevole interesse il fatto che l'autore si esprima spesso più in termini psicologici che teologici, non disdegnando pure di fare dello spirito e di usare l'ironia, facendo anche tabula rasa senza scrupolo alcuno dei concetti e delle formule tradizionali in materia di vita interiore. Si tratta in effetti del primo esempio in lingua volgare di guida non schematica, pratica, spontanea, alla vita contemplativa, intesa come vita di preghiera mistica.

Note sull'autore[modifica | modifica sorgente]

Non si conosce quasi nulla sull'autore di questo trattato; si può solo ipotizzare che si tratti di un contemplativo, forse monaco o eremita, assai preparato sulla tradizione patristica e scolastica e aggiornato sugli ultimi sviluppi della spiritualità europea del tempo. È assai probabile che fosse a conoscenza delle opere spirituali di scrittori e mistici come Richard Rolle (1290-1349), Meister Eckhart (1260-1327), Johannes Tauler (1300-1361), Enrico Suso (1300 circa– 1366), Jan van Ruusbroec (1293-1381), Tommaso da Kempis, (1380-1471), Raimondo Lullo (1235-1315), Jacopone da Todi (1236-1306), Angela da Foligno (1248-1309), Caterina da Siena (1347-1380).

Nel capitolo VII della Lettera di direzione spirituale, un'altra opera dell'anonimo, vengono elencate le sue opere, in tutto sette: la Nube della Non-conoscenza, la Lettera sulla preghiera, la Lettera sul discernimento, la Lettera di direzione spirituale, il Trattato sul discernimento degli spiriti (basato su due sermoni di Bernardo di Chiaravalle), il Beniamino minore (basato sul "De praeparatione animi ad contemplationem. Beniamin minor" di Riccardo di San Vittore), e infine la Teologia mistica di Dionigi (una traduzione del "De mystica theologia" di Dionigi pseudo-Areopagita).

Struttura e contenuto dell'opera[modifica | modifica sorgente]

Il titolo dell'opera, viene preso da Dionigi, che parlava di una “caligo ignorantiae”,[3] ma l'immagine della nube è certamente di derivazione biblica, in quanto si trovano spesso passi della Bibbia in cui Dio è visto “avvolto da nubi e tenebre” (Salmo 96, 2), e di cui si dice che “risiede nella nube” (Cronache II, 6,1)

Il concetto di base espresso è che tra la nostra capacità di conoscere e di comprendere e la misteriosa realtà di Dio vi è un'impenetrabile nube di ignoranza, ma vi è pure un'altra nube, che invece può permetterci di entrare in diretta comunicazione e in intima comunione di amore con Dio: la nube dell'oblio, della dimenticanza, dell'abbandono totale di ogni realtà esteriore e infine anche di sé, che ci protende interamente verso l'ignoto e infinitamente insondabile amore divino. Il mistico contemplativo si trova quindi a metà strada tra il cielo e la terra, avvolto in una doppia nube, e si rende conto che Dio non può essere conosciuto attraverso la ragione e la conoscenza sensibile. Solamente l'amore può penetrare il velo che nasconde la divinità ai nostri occhi.

La struttura dell'opera è in capitoli, preceduti da un prologo introduttivo. Il contenuto consiste in un discorso che l'autore fa ad un giovane studente consigliandolo di cercare Dio non attraverso la conoscenza, ma mediante l'amore. “Il nostro intenso bisogno di comprendere sarà sempre un potente ostacolo in cui incespicheranno i nostri tentativi di raggiungere Dio con il semplice amore, e deve essere sempre superato.”, egli scrive. ”Poiché se tu non superi questo bisogno di comprendere, esso minerà la tua ricerca. Esso sostituirà l'oscurità che tu hai penetrato per raggiungere Dio con delle immagini chiare di qualcosa che, nonostante sia buono, nonostante sia bello, nonostante sia divino, non è Dio.”

“E quindi io ti consiglio, segui l'esperienza piuttosto che la conoscenza. Essendo in stretto rapporto con l'orgoglio, la conoscenza ti può spesso ingannare, ma questo affetto gentile ed amorevole non ti ingannerà. La conoscenza tende a sviluppare la presunzione, l'amore costruisce. La conoscenza è piena di preoccupazione, l'amore è pieno di pace e di riposo.”

Influenze successive[modifica | modifica sorgente]

Si presume che il libro, che come già detto si avvicina alla tradizione mistica di Dionigi pseudo-Areopagita, abbia ispirato generazioni di pensatori mistici da San Giovanni della Croce a Pierre Teilhard de Chardin.

Rapporti con il Buddhismo Zen[modifica | modifica sorgente]

L'esperienza mistica descritta nella "nube della non-conoscenza" è considerata eccezionalmente importante per il dialogo e la reciproca comprensione ed interazione tra le religioni.[4] In particolare, si sono riscontrati molti punti di contatto e di convergenza, pur nella diversità di molti presupposti, con la meditazione come viene intesa nel Buddhismo Zen. Gli autori che hanno approfondito il rapporto tra il pensiero dell'anonimo e lo zen sono i gesuiti Hugo Makibi Enomiya-Lassalle, trasferitosi in Giappone dal 1929 (e sopravvissuto al lancio della bomba atomica su Hiroshima il 6 agosto 1945) e William Johnston, lui pure trasferitosi in Giappone nel dopoguerra.[5]

Il contesto culturale in cui sono nate e si sono sviluppate le due visioni spirituali è, ovviamente, diversissimo, e bisogna anche considerare che il linguaggio mistico ha una sua propria, personalissima specificità, dipendendo sempre dalla sensibilità e dall'esperienza del singolo.

Anzitutto, vi è una percezione dell'essere supremo assai differente. Per il Cristianesimo esso è un “tu”, ossia una persona con cui è possibile interagire come con qualunque altra persona. Per lo Zen esso è 無 (“mu”), ossia il nulla, l'oceano senza confini, totalmente ineffabile. Mentre quindi per il cristiano l'incontro con Dio, oltre che possibile a livello di rapporto personale, è anche visto come il traguardo finale e lo scopo primario, se non unico, della vita, per il buddhista invece il compito dell'uomo sarà quello di ricercare il divino in tutte le dimensioni del proprio essere, in cui esso si trova presente ed allo stesso tempo occultato.[6] L'autore della “Nube” sembra qui avvicinarsi al pensiero orientale quando dichiara che la meta suprema dell'esperienza contemplativa consiste nella percezione di Dio in se stessi: “Dio è l'essere del tuo essere”.[7]

Analizzando gli effetti principali della pratica dello Zen si possono trovare altri punti di contatto e di convergenza, anche considerando la diversità di espressione nel linguaggio. Per quanto riguarda quelli che potremmo definire “effetti terapeutici”, sia a livello fisico che psichico, la meditazione orientale ha lo scopo di fare emergere gli strati più sottili della persona, sbloccando nel contempo i conflitti interiori e costruendo un animo nuovo, una nuova consapevolezza. Similmente l'anonimo autore della “Nube” scrive che l'esperienza contemplativa aiuta a distruggere “la radice ed il fondamento del peccato” e favorisce grandemente “l'acquisto delle virtù”.

Riguardo alla “percezione di sé e del mondo”, praticando lo zazen ( 座禅 la meditazione Zen) si è proiettati alla ricerca dell'illuminazione, o satori ( 悟り), che consiste nell'intuizione che il tutto è radicalmente interconnesso in unità e in ogni realtà esistente vi è unarmonia totale e profonda. L'autore della “Nube” parla, ovviamente con altri termini, del risultato del “lavoro contemplativo” come di ununione con Dio e, in Dio, con ogni essere vivente, insistendo sulla ricerca finale di una “unità”: con se stessi, con Dio, con l'universo. Il “raggio di luce spirituale” che può a volte attraversare la nube della non-conoscenza raggiungendo l'anima, è stato da alcuni interpretato come un evento molto vicino al “satori”,[8] anche se altri l'hanno visto più come un'intuizione del mistero di Dio.[9]

Per quanto concerne gli "effetti a livello sociale", l'uomo rinato mediante l'illuminazione Zen è divenuto un bodhisattva, ossia, letteralmente, un uomo la cui essenza (“sattva”) è l'illuminazione (bodhi), ed ha iniziato a percorrere la via del risveglio, che è la via dell'amore, irradiando intorno a sé un amore che diventa sempre più universale. Analogamente, per l'autore della “Nube” il contemplativo è totalmente abbandonato all'amore, e finisce per provare amore per ogni essere vivente.[10]

Riguardo alle tecniche utilizzate dalle due dottrine, vi è una notevole somiglianza tra esse, considerando che entrambe mirano ad un'esperienza radicale centrata sul vuoto mentale, e che entrambe si presentano come una possibile via per l'illuminazione, senza pretendere di essere le uniche e le migliori. Vi è anzi, nello Zen come nell'autore della “Nube”, la consapevolezza che questa via è solo uno strumento, un aiuto, che potrebbe anche non essere il più adatto per la singola persona, e che la cosa più importante è avere la consapevolezza dell'obiettivo che si vuole raggiungere ed individuare gli strumenti più adatti nel caso concreto.

La preghiera centrica[modifica | modifica sorgente]

I consigli pratici sulla preghiera contenuti nella "Nube della Non-conoscenza" hanno formato le basi per la pratica della “preghiera del silenzio” (o "preghiera centrica"), una forma di meditazione cristiana sviluppata dai monaci trappisti William Meninger e Thomas Keating negli anni settanta; la definizione si basa sull'insegnamento di Thomas Merton, derivato a sua volta dalla Nube, che "la preghiera inizia non tanto partendo da considerazioni quanto con un ritorno al cuore, cercando il nostro centro più profondo, ridestando il nostro intimo in presenza di Dio che è la fonte del nostro essere e della nostra vita".

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Thomas Merton nella prefazione a: W. Johnston, The mysticism of The Cloud of unknowing. A modern interpretation, St. Meinrad, 1975, IX-X
  2. ^ Elémire Zolla in I mistici, Garzanti, Milano, 1963 afferma il carattere liberatorio degli scritti dell'anonimo, "perché non c'è concetto mistico che esso non rinnovi".
  3. ^ Dionigi pseudo-Areopagita, De mystica theologia, 1, 1; ma anche Riccardo di San Vittore nel De gratia contemplationis. Beniamin Maior, 4, 22, parla di "nubes ignorantiae".
  4. ^ Merton, 1975, X
  5. ^ Anonimo del XIV secolo, la nube della non-conoscenza, Editrice Ancora, Milano, 1990, Introduzione di Antonio Gentili, pp. 101 ss. e relative note a piè di pagina.
  6. ^ William Johnston, The Cloud of Unknowing and The Book of Privy Counseling, Garden City, N.Y., 1973 p. 11
  7. ^ Anonimo del XIV sec., Lettera di direzione spirituale, cap. 8
  8. ^ H. M. Enomiya-Lassalle, La meditazione, via all'esperienza di Dio, Edizioni Paoline, Roma, 1984 p. 210
  9. ^ Gentili, 1990 p. 106
  10. ^ Henri-Marie de Lubac, Aspetti del Buddhismo, Jaca book, Milano, 1980 pp. 3-43

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Anonimo del XIV secolo. La nube della non-conoscenza e gli altri scritti. Milano, Áncora, 1990 ISBN 88-7610-029-6

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]