La discesa di Aclà a Floristella

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La discesa di Aclà a Floristella
La discesa di Aclà a Floristella.jpg
Titolo originale La discesa di Aclà a Floristella
Paese di produzione Italia
Anno 1992
Durata 84 min
Genere drammatico
Regia Aurelio Grimaldi
Soggetto Aurelio Grimaldi
Sceneggiatura Aurelio Grimaldi
Fotografia Maurizio Calvesi
Montaggio Raimondo Crociani
Musiche Dario Lucantoni
Scenografia Giantito Burchiellaro
Interpreti e personaggi

La discesa di Aclà a Floristella è un film del 1992 diretto da Aurelio Grimaldi girato ed ambientato nella miniera Floristella (oggi Parco minerario di Floristella-Grottacalda).

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Sicilia anni Trenta. Per far fronte alla penuria di mezzi Aclà, ragazzino undicenne e biondissimo, viene messo a lavorare come caruso nella solfara dove lavorano anche il padre e i fratelli maggiori. Il contratto di ingaggio era a soccorso morto, questo consisteva nel dare da parte del "datore di lavoro" 500 lire alla famiglia garantendosi per i prossimi otto anni il lavoro di Aclà a sua totale discrezione. "Usato" alla stregua di un figlio, qualora fosse scappato la famiglia era tenuta a restituire la somma avuta. La vita nella solfatara è infernale: si lavora nelle viscere della terra, senza vestiti per il caldo e i ragazzini ingaggiati come Aclà (carusi) devono portare cesti da venticinque chili.

L'ambiente di lavoro, totalmente composto da maschi è decisamente promiscuo: i lavoratori dormono tutti assieme e in mancanza di altro ricorrono all'omosessualità, la necessità di stare nudi non fa altro che peggiorare le cose. Il clima di violenza (ogni mancanza del caruso viene spesso e volentieri sanzionata picchiandolo) fa maturare a molti ragazzini l'idea della fuga e Aclà non è immune a questa tentazione: infatti a un certo punto scappa e fa ritorno a casa (dove di norma fa capolino solo il fine settimana) dove viene accolto malamente dalla madre che lo accusa di volere la rovina della famiglia. Nel frattempo il suo "padrone" Caramazza, accortosi della fuga di Aclà, ne informa il padre minacciandolo di volere indietro il soccorso morto (le 500 lire) nel caso il figlio non tornasse a lavorare.

La conclusione è scontata: dopo essere stato prelevato da casa e sonoramente picchiato dal padre Aclà fa ritorno alla solfatara. Ciononostante Aclà non demorde e poco dopo scappa nuovamente: questa volta con una meta precisa: vuole raggiungere il mare e di lì trovare un sistema per raggiungere l'Australia dove si è trasferita sua sorella; dopo una suggestiva fuga nella Sicilia rurale e aspra dell'entroterra viene ripreso da due carabinieri e riportato a casa dove, viene duramente malmenato dal padre e costretto ancora una volta a tornare al triste posto di lavoro, ma durante le innumerevoli notti la sua mente continuerà a correre verso il mare.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]