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Al-Qamishli

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Qamishli
città
القامشلي
Qamishli – Veduta
Localizzazione
Stato Siria Siria
Governatorato al-Hasaka
Distretto Qamishli
Sottodistretto
Territorio
Coordinate 37°03′N 41°13′E / 37.05°N 41.216667°E37.05; 41.216667 (Qamishli)Coordinate: 37°03′N 41°13′E / 37.05°N 41.216667°E37.05; 41.216667 (Qamishli)
Altitudine 455 m s.l.m.
Abitanti 83 000 (2008)
Altre informazioni
Prefisso 53
Fuso orario UTC+2
Cartografia
Mappa di localizzazione: Siria
Qamishli
Qamishli

Qāmishlī o al-Qāmishlī (in arabo: القامشلي‎; in curdo: Qamişlo; in aramaico: ܩܡܫܠܝ) è una città della Siria abitata in prevalenza da curdi e assiri, capoluogo del distretto omonimo. Venne fondata dagli abitanti che erano emigrati in Siria dopo che la Turchia aveva annesso Nusaybin, al termine di un sanguinoso conflitto prolungatosi tra il 1914 e il 1922. Il nome Qamislo deriva da qamiş (nome delle canne da zucchero) che coprivano lungo il canale che attraversa il centro della città. Questa grande città è capoluogo di un distretto che conta circa 200.000 abitanti all'interno del Governatorato di al-Hasaka, ed è oggigiorno abitata anche da importanti comunità assire, arabe e armene.

La città è oggi la capitale de facto della regione autonoma a maggioranza curda (Rojava) che si è andata costituendo dopo il 2012 nel quadro della guerra civile siriana.

Nella città è presente anche un aeroporto con il codice aeroportuale IATA KAC.

Scontri del 2004[modifica | modifica wikitesto]

Nel marzo del 2004 mentre in Iraq prendeva forma il Kurdistan federale, durante una caotica partita di calcio, gravi incidenti ebbero luogo.

Le violenze iniziarono quando i sosteni della squadra ospite, arabi provenienti da Deir ez-zor, issarono gigantografie di Saddam Hussein responsabile di massacri e uso di armi chimiche contro la popolazione nel Kurdistan meridionale. In risposta il pubblico della squadra locale cominciò a sventolare bandiere separatiste curde, inneggiando a Mas'ud Barzani e a Jalal Talabani[1].

La situazione degenerò, i sostenitori del Deir ez-zor erano entrati armati di pietre e oggetti contundenti mentre i curdi, secondo testimoni[2], erano stati perquisiti. Le porte d'accesso allo stadio erano state chiuse e tre ragazzi curdi morirono per la calca e il lancio di pietre. Questo elemento e la serie di accadimenti hanno condotto all'ipotesi che la situazione fosse stata pianificata dal governo siriano per reprimere il sorgere di volontà separatiste alimentate da quanto accadeva oltre il confine.

Una volta giunta la notizia la popolazione corse in soccorso dei concittadini imprigionati nello stadio ma le guardie del regime siriano aprirono il fuoco provocando altri sei morti.

Il giorno seguente una folla di decine di migliaia di persone si radunò per le strade formando un corteo funebre che doveva portare le vittime al cimitero, tuttavia davanti all'edificio della dogana le forze di sicurezza siriane aprirono il fuoco provocando altri quattro morti e decine di feriti. La folla si divise in diversi gruppi e mentre alcuni giunsero al cimitero altri iniziarono ad assaltare edifici e simboli del potere, come la sede del partito Ba'aht e la statua di Hafez al-Assad scontrandosi con le forze armate. A quanto raccontano i testimoni cecchini erano già stati piazzati sul percorso e la folla venne colpita in diversi altri punti della città, al prevedibile degenerare della situazione entrarono prontamente in città i carri armati e truppe del regime supportate da elicotteri militari. La rivolta fu repressa nel sangue provocando 30 vittime, numerosissimi prigionieri politici e un esodo verso l'Iraq che diede vita al campo profughi di Moqebleh[3].

Nel giugno 2005, migliaia di curdi dimostrarono nella città per protestare contro l'assassinio dello Shaykh Khaznawi, un religioso curdo siriano, a seguito della morte di un poliziotto e del ferimento di 4 curdi.[4][5] Nel marzo 2008, secondo lo Human Rights Watch,[6] le forze di sicurezza siriana aprirono il fuoco contro i Curdi che celebravano la festività primaverile del Nawruz (che segna l'inizio del nuovo anno hijri shamsi), presumibilmente reiterando quanto accaduto negli scontri del 2004. Le sparatorie lasciarono sul terreno 3 morti curdi.

Tutte queste avvisaglie della guerra civile che sarebbe esplosa nel 2011, non erano motivate da tensioni interetniche, dato che i rapporti fra curdi e arabi sono sempre stati ottimi, quanto dal sentimento indipendentistico curdo e dalla crescente avversione nei confronti del potere dispotico del Presidente della Repubblica Baššār al-Asad e dal suo regime, ormai solo formalmente ba'thista.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ James Brandon, The PKK and Syria's Kurds (Washington, DC 20036, USA), Terrorism Monitor, The Jamestown Foundation, 15 febbraio 2007, p. Volume 5, Issue 3. (archiviato dall'url originale il 7 novembre 2007).
  2. ^ Arzu Demir, http://www.sportpopolare.it/index.php?option=com_content&view=article&id=181:il-massacro-di-qamishlo-il-calcio-e-i-tentativi-di-assimilazione-coatta-del-popolo-turco-in-siria&catid=10&Itemid=124 , in La rivoluzione del Rojava.
    «testimonianza di Muhammet Emin Suleyman».
  3. ^ (EN) Syrian Kurds Have Long Memories, in Pulitzer Center, 21 ottobre 2011. URL consultato il 21 settembre 2017.
  4. ^ Nicholas Blanford, A murder stirs Kurds in Syria, in USA Today, 15 giugno 2005.
  5. ^ Hassan M. Fattah, Kurds, Emboldened by Lebanon, Rise Up in Tense Syria, in The New York Times, 2 luglio 2005.
  6. ^ Syria: Investigate Killing of Kurds - Human Rights Watch

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