Il postino Joseph Roulin

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Il postino Joseph Roulin
Vincent van Gogh - Portret van de postbode Joseph Roulin.jpg
AutoreVincent van Gogh
Data1888
Tecnicaolio su tela
Dimensioni81,3×65,4 cm
UbicazioneMuseum of Fine Arts, Boston

Il postino Joseph Roulin è un dipinto del pittore olandese Vincent van Gogh, realizzato nel 1888 e conservato al Museum of Fine Arts di Boston.

Il ritrattato: Joseph Roulin[modifica | modifica wikitesto]

Vincent van Gogh, Ritratto di Joseph Roulin (Arles, aprile 1889); olio su tela, 65×54,5 cm, Museum of Modern Art, New York. F 436, JH 1675.

Joseph Roulin era un uomo «con una grande barba, molto simile a Socrate» che lavorava come smistatore di posta presso stazione ferroviaria di Arles, ridente cittadina provenzale dove van Gogh si era trasferito nel febbraio 1888. Tra Vincent e Joseph si instaurò subito un sincero affetto oltre che una vicendevole stima, apertamente espressa dal pittore in una lettera indirizzata al fratello Théo:

«Roulin non è certo abbastanza anziano da potermi essere padre, e tuttavia dimostra nei miei confronti quella particolare gravità e quella tenerezza che potrebbe avere un soldato anziano verso uno giovane. [Non è] un uomo né amareggiato, né triste, né perfetto, né felice, né sempre irreprensibilmente equanime. Ma è una persona così buona, tanto saggia e piena di sentimento, e tanto fiduciosa»

(Vincent van Gogh[1])

Roulin era un fervente socialista, amava godersi i buoni alcolici ed era un padre di famiglia buono e caritatevole: van Gogh, che frequentava spesso casa Roulin, vedeva proiettate nell'amico postino e nella sua etica esemplare (kierkegaardianamente intesa) tutte le sue aspirazioni esistenziali, frustate purtroppo a causa delle sue sfortunate esperienze amorose e lavorative. Lo stesso Roulin, incurante delle malignità che circolavano su quello che ad Arles era sprezzantemente soprannominato fou-rou [rosso folle], voleva molto bene a Vincent e, dopo il triste episodio dell'autorecisione dell'orecchio, lo accompagnò amorevolmente all'ospedale, lo andava a visitare ogni giorno e accettò di tenere al corrente Théo dei vari sviluppi diagnostici.[2]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Van Gogh ritrasse Joseph Roulin e i membri della sua famiglia numerose volte. Augustine, la moglie, compare ad esempio nelle cinque versioni dell'opera La Berceuse: di Joseph, invece, abbiamo un famoso ritratto del 1888, oggi esposto al museo di Boston, e diversi mezzi busti, di cui uno dallo sfondo splendente di un giallo cromo intenso e altri tre che presentano al contrario un fondale molto decorativo, con le varie ornamentazioni fitomorfe che, sviluppandosi in fiori, boccioli e figure geometriche, rinnegano la pittura au premier coup degli esordi e prolungano il contatto, seppur figurativo e non reale, tra van Gogh e l'amico postino.[2]

Vincent van Gogh, Ritratto di Joseph Roulin (Arles, inizio agosto 1888); olio su tela, 64×48 cm, Detroit Institute of Arts. F 433, JH 1524.

Ora provvederemo all'analisi dell'opera di Boston, che è quella più famosa. Il postino Roulin è ritratto con la sua uniforme gallonata, con l'abito color turchese scuro e il cappello recante la scritta POSTES a caratteri cubitali. Il suo incarnato, roseo e florido, viene ravvivato non solo dalle sue iridi di un celeste intenso, ma anche da alcuni inserti rossi e azzurri e dalla presenza della sua «barba ispida, come di stoppie», la cui «ruvidezza spinosa» è resa con «un irto contesto di pennellate secche, dure» (Giulio Carlo Argan).[3] L'imponente e iconica figura di Roulin è poi accompagnata da una sedia di vimini dalle forme curve e aeree e da un tavolo, del quale è appena visibile lo spigolo a destra. Nessuna allusione spaziale altera l'osservazione, che si concentra su Roulin grazie alla presenza di uno sfondo monocromo tinto di un celeste energico e quasi giocondo. Come altrove in van Gogh, poi, qui la tavolozza è ristretta a pochi colori sapientemente dosati e alternati tra di loro, in questo caso il blu (ripreso e variato nelle sue molteplici sfumature) e il giallo.

L'opera, oggi una delle più famose di van Gogh, secondo il critico d'arte Giulio Carlo Argan condensa splendidamente la weltanschauung artistica del pittore:

«La domanda che assilla van Gogh: come si dà la realtà, non già a chi la contempla per conoscerla ma a chi l'affronta vivendoci dentro [...]? Non impressione, sensazione, emozione, visione, intelletto, ma pura e semplice percezione della realtà nella sua esistenza qui, ora: soltanto prendendo coscienza del limite e forzandolo si arriverà a schiantarlo. Ciò che van Gogh vuole è una pittura vera fino all'assurdo, viva fino al parossismo, al delirio, alla morte. Vediamo come affronti la realtà. Fa il ritratto di un postino, il signor Roulin. [...] Non c'è un interesse sociale: non ritrae il signor Roulin perché è, né benché sia, un postino, e neppure perché lo interessi come tipo umano. [...] È una realtà che non giudica né commenta: può soltanto subirla passivamente oppure farla propria, ri-farla con la materia e gli atti che sono del proprio mestiere di pittore, della propria esistenza. Infatti la costruisce, la modella col colore: vive lo spessore del panno nella densità opaca del turchino, [...] la trasparenza delle carni nelle velature fredde sul rosa. [...] Dov'è dunque il tragico nel ritratto del postino Roulin? Non nella figura, che posa tranquilla e non ha dramma; non nei colori, che sono squillanti, quasi festosi. È tragico vedere la realtà e vedersi nella realtà con così lucida, perentoria evidenza. È tragico riconoscere il nostro limite nel limite delle cose e non potersene liberare. È tragico, di fronte alla realtà, non poterla contemplare, ma dover fare e fare con passione e con furia: lottare per impedire che la sua esistenza sopraffaccia e distrugga la nostra»

(Giulio Carlo Argan[3])

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ritratto di Joseph Roulin, su web.tiscalinet.it.
  2. ^ a b Ingo Walther, Rainer Metzger, Van Gogh - Tutti i dipinti, Milano, Taschen, 2015, pp. 388-89, ISBN 978-38-36559-59-1.
  3. ^ a b Giulio Carlo Argan, L'arte moderna, 1770/1970, Sansoni, 1978 [1970], pp. 158-161.

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