Il castello di Barbablù

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Il castello di Barbablù
Barbebleue.jpg
Barbablù consegna la chiave a sua moglie, illustrazione di Gustave Doré (1862)
Titolo originale'A kékszakállú herceg vára'
Lingua originaleungherese
Genereopera
MusicaBéla Bartók
LibrettoBéla Balázs
Fonti letterarieLa Barbe bleue di Charles Perrault e un dramma di Maurice Maeterlinck
Attiuno
Epoca di composizione1911
Prima rappr.24 maggio 1918
TeatroTeatro dell'Opera di Budapest
Prima rappr. italiana5 maggio 1938
TeatroMaggio Musicale Fiorentino
Personaggi

Il castello di Barbablù (in ungherese A kékszakállú herceg vára, letteralmente "Il castello del duca Barbablù") è un'opera in un atto del compositore ungherese Béla Bartók. Il libretto è stato scritto da Béla Balázs, poeta e amico del compositore, ed è scritto in ungherese, sulla base del racconto letterario francese Barbablù di Charles Perrault e su un dramma di Maurice Maeterlinck, grande drammaturgo belga autore del dramma Pélleas et Mélisande musicato da Claude Debussy su libretto dello stesso Maeterlinck. L'opera dura solo un po' più di un'ora e ci sono solo due personaggi che cantano sul palco: Barbablù (in ungherese kékszakállú), e la sua nuova moglie Judith (Judit); i due sono appena fuggiti e Judith è venuta nel castello di Barbablù per la prima volta, scappando dalla casa paterna.

Il castello di Barbablù fu composto nel 1911 (con alcune modifiche apportate nel 1912 ed un nuovo finale aggiunto nel 1917) e la prima eseguita il 24 maggio 1918 al Teatro dell'Opera di Budapest. La Universal Edition ha pubblicato lo spartito per canto e pianoforte (1921) e la partitura completa (1925). La partitura completa di Boosey & Hawkes comprende solo le traduzioni per il canto tedesca e inglese, mentre l'edizione di Dover riproduce l'Edizione Universale ungherese/tedesca dello spartito per canto e pianoforte (con i numeri di pagina a partire da 1 invece che da 5). Una revisione dello spartito UE nel 1963 ha aggiunto una nuova traduzione tedesca di Wilhelm Ziegler, ma sembra non aver corretto tutti gli errori. La Universal Edition e la Bartók Records hanno pubblicato una nuova edizione dell'opera nel 2005 con nuova traduzione Inglese di Peter Bartók, accompagnata da un'ampia lista di errata-corrige.[1]

Storia della composizione[modifica | modifica wikitesto]

Balázs originariamente aveva pensato il libretto per il suo compagno di stanza Zoltán Kodály nel 1908, e lo scrisse nel corso dei due anni successivi. Fu inizialmente pubblicato in serie nel 1910 con una dedica congiunta a Kodály e Bartók e nel 1912 apparì con il prologo nella collezione "Misteri". Bartók fu motivato a completare l'opera entro il 1911 in quanto era la data ultima per partecipare al concorso per il premio Ferenc Erkel, al quale era stato regolarmente iscritto. Un secondo concorso, organizzato dagli editori musicali Rózsavölgyi e con una data di chiusura entro il 1912, incoraggiò Bartók ad apportare alcune modifiche al lavoro, al fine di sottoporlo alla competizione Rózsavölgyi.

Poco si sa circa il premio Ferenc Erkel a parte che il castello di Barbablù non lo vinse. I giudici Rózsavölgyi, dopo aver esaminato la composizione, decisero che il lavoro (con solo due personaggi ed un unico luogo) non era abbastanza drammatico per essere considerato nella categoria per la quale era stato inserito: la musica teatrale. Si pensa che il gruppetto di giudici che stette a guardare l'aspetto musicale (piuttosto che il teatrale) delle opere in concorso non abbia mai visto l'opera di Bartók.

Nel 1913 Balázs presentò uno spettacolo parlato in cui Bartók suonò alcuni pezzi per pianoforte in una parte separata del programma. Una lettera del 1915 alla giovane moglie di Bartók, Márta, (alla quale aveva dedicato l'opera) finisce così:

« Ora so che non la potrò mai ascoltare in questa vita. Mi avevi chiesto di eseguirla per te, ma ho paura che non sarò in grado di farlo. Farò sì che possiamo almeno piangere di questo insieme.[2] »

Storia delle esecuzioni[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la prima de Il Castello di Barbablù.
Haselbeck Olga, Oscar Kálmán (Barbablù), Dezso Zador e Bela Bartok
Francobollo ungherese commemorativo, 1967

Il successo del balletto The Wooden Prince nel 1917 aprì la strada per la prima assoluta nel maggio 1918 con lo stesso direttore, Egisto Tango. Oszkár Kálmán fu il primo Barbablù e Olga Haselbeck la prima Judith. Dopo l'esilio di Balázs nel 1919 e la censura sui suoi lavori non ci furono riprese fino al 1936. Bartók partecipò alle prove e secondo come riferito si schierò con il nuovo Barbablù, Mihály Székely, contro il nuovo direttore Sergio Failoni, che stava insistendo sulla fedeltà alla partitura.

Seguirono produzioni in Germania a Francoforte (1922) e a Berlino (1929).[3]

Il castello di Barbablù è stato eseguito in Italia, al Maggio Musicale Fiorentino, il 5 maggio 1938. La produzione fu seguita da Sergio Failoni e interpretato da Miklós Székely nel ruolo del protagonista ed Ella Némethy come Judith. Il Teatro di San Carlo ha rappresentato l'opera per la prima volta sotto Ferenc Fricsay il 19 apr 1951[3] con Mario Petri e Ira Malaniuk. Il debutto al Teatro alla Scala è stato il 28 gennaio 1954 con Petri e Dorothy Dow. Questa fu seguita da diverse altre produzioni nei maggiori teatri d'opera d'Italia, tra cui il Teatro Regio di Torino (1961), il Teatro dell'Opera di Roma (1962), il Teatro Comunale di Bologna (1966), La Fenice (1967), ed il Teatro Regio di Parma (1970).

La prima esecuzione americana è stata la trasmissione radiofonica della Dallas Symphony Orchestra sul programma Orchestras of the Nation della NBC Radio, il 9 gennaio 1949, seguita da un concerto presso la Music Hall al Fair Park di Dallas, Texas, il 10 gennaio. Entrambi gli spettacoli furono diretti da Antal Doráti, un ex studente di Bartok.[4] Altre fonti parlano di un concerto nel 1946 a Dallas.[5][6][7] la prima produzione americana completa dell'opera fu alla New York City Opera il 2 ottobre 1952 con direttore Joseph Rosenstock ed i cantanti James Pease e Caterina Ayres.[8] Il Metropolitan Opera mise in scena l'opera per la prima volta il 10 giugno 1974 con il direttore Sixten Ehrling e i cantanti David Ward e Shirley Verrett.

La prima esecuzione sudamericana fu a Buenos Aires, al Teatro Colón, il 23 settembre 1953 diretta da Karl Böhm.[3]

Il castello di Barbablù ha debuttato in Francia il 17 aprile 1950 in una trasmissione radiofonica su Radiodiffusion-Télévision Française. Ernest Ansermet diresse l'esecuzione, che vide protagonisti Renée Gilly come Giuditta e Lucien Lovano come Barbablù. La prima messa in scena del lavoro in Francia è stata all'Opéra national du Rhin il 29 aprile 1954 con Heinz Rehfuss nel ruolo del protagonista, Elsa Cavelti come Judith, e direttore Ernest Bour. La prima rappresentazione a Parigi fu all'Opéra-Comique l'8 ottobre del 1959[3] con il soprano Berthe Monmart e il basso Xavier Depraz. La produzione è stata diretta da Marcel Lamy e utilizzò una traduzione francese di Michel-Dimitri Calvocoressi.

La prima esecuzione di Londra ha avuto luogo il 16 gennaio 1957 presso il Teatro Steiner Rudolf durante il tour inglese del compositore scozzese Erik Chisholm dirigendo l'Università di Cape Town Opera Company di cui Désirée Talbot era Judith. Pochi anni prima, Chisholm aveva debuttato con questo lavoro in Sud Africa presso il Piccolo Teatro di Città del Capo.

La prima austriaca dell'opera ebbe luogo al Festival di Salisburgo il 4 agosto 1978 con il direttore George Alexander Albrecht, Walter Berry e Katalin Kasza.

In Israele, l'opera ha debuttato il 15 dicembre 2010 presso la New Israeli Opera di Tel Aviv. Vladimir Braun era Barbablù[9] e Svetlana Sandler ha cantato Judith.[10] Shirit Lee Weiss coreografo[11] e Ilan Volkov[12] direttore. Le scenografie, originariamente utilizzate nell'esecuzione del 2007 della Seattle Symphony, sono state progettate dall'artista del vetro Dale Chihuly.

Nel 1988 la BBC ha trasmesso un adattamento dell'opera come Il Castello del Duca Barbablù diretto da Leslie Megahey. È interpretato da Robert Lloyd come Barbablù ed Elizabeth Laurence come Judith.[13]

La prima Taiwanese, diretta e condotta da Tseng Dau-Hsiong, ha avuto luogo nel Teatro Nazionale di Taipei, il 30 dicembre 2011.[14] Nel mese di gennaio 2015, il Metropolitan Opera ha presentato la sua prima produzione del Castello di Barbablù in originale ungherese, interpretato da Mikhail Petrenko come Barbablù e Nadja Michael come Judith.

Ruoli[modifica | modifica wikitesto]

Ruolo Voce Cast della prima
24 maggio 1918
(Direttore: Egisto Tango)
Prologo del Bardo parlato Imre Palló
Barbablù basso o basso-baritono Oszkár Kálmán
Judith soprano o mezzosoprano Olga Haselbeck
Le mogli di Barbablù silenziose
Il Castello (1)

(1) Bartók comprende anche il Castello nella pagina dei protagonisti.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

La trama di base è liberamente ispirata al racconto popolare "Barbablù", ma viene effettuata una pesante rielaborazione psicologica, alcuni diebbero psicoanalitica o psicosessuale (vedi Bruno Bettelheim e Il mondo incantato).

Luogo
Un'enorme sala buia in un castello, con sette porte chiuse.
Periodo
Non definito

Barbablù arriva con Judith al suo castello, che è tutto buio. Barbablù chiede a Judith se vuole rimanere e le offre anche la possibilità di andarsene, ma lei decide di rimanere. Judith insiste sul fatto che tutte le porte siano aperte, per permettere alla luce di entrare verso l'interno che lo impedisce, insistendo inoltre che le sue richieste si basano sul suo amore per Barbablù. Barbablù si rifiuta, dicendole che sono luoghi privati e non devono essere esplorati da altri, chiede a Judith di amarlo senza fare domande. Judith insiste e alla fine prevale sul suo rifiuto.

La prima porta si apre per rivelare una camera della tortura, macchiata di sangue. Dapprima disgustata, ma poi incuriosita, Judith continua. Dietro la seconda porta c'è un deposito di armi, e dietro la terza un deposito di ricchezze. Barbablù la spinge avanti. Dietro la quarta porta c'è un giardino segreto di grande bellezza; dietro la quinta, una finestra sul vasto regno di Barbablù. Tutto è ora illuminato dal sole, ma il sangue ha macchiato le ricchezze, bagnato il giardino e le nuvole cupe gettano ombre rosso sangue sopra il regno di Barbablù.

Barbablù la supplica di fermarsi: il castello è brillante come più non si può ottenere, e non sarà possibile ottenerlo più luminoso di così, ma Judith rifiuta di farsi fermare dopo essersi spinta fin qui e apre la penultima sesta porta, mentre un'ombra passa sopra il castello. Questa è la prima camera che non è stata in qualche modo sporcata dal sangue; un lago d'argento silenzioso è tutto ciò che si trova all'interno, "un lago di lacrime". Barbablù chiede a Judith semplicemente di amarlo, e non fare altre domande. L'ultima porta deve stare chiusa per sempre. Ma lei insiste, chiedendogli delle sue ex mogli e poi accusandolo di averle uccise, suggerendo che il loro sangue era il sangue trovato dappertutto, che le loro lacrime erano quelle che hanno riempito il lago e che i loro corpi giacciono dietro l'ultima porta. A queste accuse Barbablù le consegna la settima chiave.

Dietro la porta ci sono tre ex mogli di Barbablù, ma ancora vive, vestite di corone e gioielli. Emergono in silenzio, e Barbablù, sopraffatto dall'emozione, si prostra davanti a loro e le loda a turno (come le sue mogli dell'alba, del mezzogiorno e del tramonto), infine, rivolgendosi a Judith comincia a lodarla come la sua quarta moglie (della notte). Lei è inorridita e lo prega di smettere, ma è troppo tardi. Lui la veste di gioielli meravigliosi e di un manto stellato, che lei trova eccessivamente pesanti. mentre la sua testa cade sotto il peso, lei segue le altre mogli, le tre nuove compagne, lungo un fascio di luce lunare attraverso la settima porta. Si chiude alle sue spalle, e Barbablù rimane solo, mentre tutto svanisce nel buio totale e le tenebre tornano ad invadere il suo castello.

Simbolismo[modifica | modifica wikitesto]

Il conduttore ungherese István Kertész ritiene che non si debba mettere in relazione l'opera alla favola su cui è basata, ma che Barbablù è lo stesso Bartók e che ritrae la sua sofferenza personale e la sua riluttanza a rivelare i segreti più intimi della sua anima, che vengono man mano violati da Judith. seguendo questa linea egli può essere visto come l'"uomo qualunque", anche se lo stesso compositore era un uomo veramente molto riservato. Qui il sangue che pervade la storia è il simbolo della sua sofferenza. Il Prologo (spesso omesso) simboleggia la storia che è narrata come si sviluppa nella fantasia del pubblico. Mentre Kertész sentiva Judith come un essere malvagio in questo senso, Christa Ludwig, che ha cantato il ruolo non è d'accordo, affermando che lei esprime solo tutto ciò che ha sentito dire di Barbablù. Si riferisce ripetutamente alle voci (hír), Jaj, igaz hír; suttogó hír (Ah, veritiere le voci sussurrate). Ludwig pensava anche che Judith sta dicendo la verità ogni volta che gli dice Szeretlek! (Ti amo!).[15]

Un'altra Judith, Nadja Michael, ha avuto una interpretazione un po' diversa, più simbolica. In una trasmissione dal Metropolitan Opera il 14 febbraio 2015, ha dichiarato che non importa chi è Judith, lei simboleggia un essere umano che deve confrontarsi con tutte le paure che lei porta dal suo passato.[16]

Messa in scena[modifica | modifica wikitesto]

Tradizionalmente, il set è una singola sala buia circondata dalle sette porte lungo il perimetro. Come si apre ogni porta, ne viene fuori un flusso di luci colorate in modo simbolico (eccetto nel caso della sesta porta, per cui la sala è effettivamente oscurata). I colori simbolici delle sette porte sono i seguenti:

  1. (La camera della tortura) · Rosso sangue
  2. (L'armeria) · giallognolo-rosso
  3. (Il tesoro) · D'oro
  4. (Il giardino) · Verde-bluastro
  5. (Il regno) · Bianco (La direzione di scena dice: "in un torrente scintillante i flussi di luce scorrono in mezzo a montagne blu")
  6. (La pozza di lacrime) · Tenebre; la sala principale è oscurato, come se un'ombra fosse passata sopra
  7. (Le mogli) · Argentee (direzione di scena: "argento come la luna")

La lenta introduzione orchestrale all'opera è preceduta da un prologo parlato, anche da Balázs, pubblicato come "Prologo del Bardo" indipendente dall'opera. Questo pone al pubblico le domande "Dove è la scena? È al di fuori, o è dentro?" oltre ad dare un avvertimento a prestare particolare attenzione agli eventi che stanno per svolgersi. Il prologo avverte il pubblico che la morale del racconto si può applicare al mondo reale, come a quello di Barbablù e Giuditta. Il personaggio del bardo (o "regős" in lingua ungherese) è tradizionale nella musica popolare ungherese e le parole del prologo (in particolare le sue linee di apertura "Haj, Rego, rejtem") sono associati con la tradizionale "regősénekek" ungherese (canzoni Regős), che Bartók aveva precedentemente studiato. Il prologo è spesso omesso dalla esecuzione.

Le direttive di scena chiedono inoltre sospiri spettrali occasionali che apparentemente provengono dal castello stesso quando alcune delle porte vengono aperte. Queste sono state messe in pratica in modo diverso da produzioni differenti, talvolta strumentalmente, talvolta vocalmente.

Musica e strumentazione[modifica | modifica wikitesto]

La caratteristica più saliente della musica dal castello di Barbablù è l'importanza della seconda minore, un intervallo la cui dissonanza viene utilizzata più volte nei passaggi sia lenti che veloci per evocare rispettivamente una dolorosa tristezza/inquietudine o pericolo/shock. La seconda minore è indicata come il motivo del 'sangue', poiché viene utilizzato ogni volta Judith nota del sangue nel castello. Complessivamente la musica non è atonale, anche se spesso è politonale, con più di una chiave centrale che opera contemporaneamente (ad esempio il preliminare all'apertura culminante della quinta porta). Tuttavia, ci sono alcuni passaggi (ad esempio, alla porta 3) dove la musica è tonale e per lo più consonante. Molti critici hanno trovato un piano chiave complessivo, come si potrebbe trovare in un pezzo tonale di musica. L'opera inizia in una modalità di Fa♯, modulando verso il Do nel mezzo del pezzo (timbricamente, la massima distanza possibile dal Fa♯), prima di tornare nuovamente al Fa♯ verso la fine. Il testo e l'impostazione in questi punti ha suggerito ad alcuni che la dicotomia Fa♯ - Do rappresenti il buio e la luce.

Le parti vocali sono molto impegnative a causa dello stile altamente cromatico e legato al ritmo vocale che Bartók utilizza. Per i non madrelingua il libretto in lingua ungherese può anche essere difficile da padroneggiare. Queste ragioni, insieme con l'effetto statico dell'azione sul palco, si combinano per rendere le esecuzioni dell'opera in scena una rarità comparativa; più spesso appare in forma di concerto.

Orchestra[modifica | modifica wikitesto]

Per sostenere le sfumature psicologiche, Bartók vuole una grande orchestra. La strumentazione è come indicata di seguito:

Sono richiesti anche otto suonatori di ottoni fuori scena (4 trombe e 4 tromboni).

Traduzioni[modifica | modifica wikitesto]

La traduzione originale tedesca di Wilhelm Ziegler appare nella prima edizione del 1921 della partitura per canto e pianoforte. Nel 1963 fu rimpiazzata da una traduzione del canto rivista da Wilhelm Ziegler. La traduzione in inglese stampata nel 1963 della partitura tascabile è di Christopher Hassall. L'unica della partitura completa è di Chester Kallman.[18] Un'altra traduzione del canto è quella che ha fatto John Lloyd Davies per la Scottish Opera nel 1989 (nella British National Opera Guide No. 44, 1991). Una versione ragionevolmente fedele in francese è quells di Natalia e Charles Zaremba (L'Avant-Scène Opéra, 1992). (Si veda anche Libretti)

Edizioni[modifica | modifica wikitesto]

Anno Cast
(Barbablù,
Judith)
Direttore,
Opera house e orchestra
Etichetta[19]
1936 Mihály Székely,
Ella Némethy
Sergio Failoni, Orchestra Opera Budapest CD: Grandi Maestri alla Scala MC 2015[20]
1951 Mihály Székely,
Klará Palánkay
Georges Sébastian,
Budapest Radio Orchestra
CD: Arlecchino
Cat: ARL109
1953 Bernhard Sonnerstedt,
Birgit Nilsson
Ferenc Fricsay,
Swedish Radio Orchestra
(Live recording)
CD: Opera d'oro
(sung in German)
1955 Endre Koréh,
Judith Hellwig
Walter Susskind,
New Symphony of London
LP: Bartók Records
1956 Mihály Székely,
Klará Palánkay
János Ferencsik,
Budapest Philharmonic Orchestra
LP: Hungaroton
1958 Dietrich Fischer-Dieskau,
Hertha Töpper
Ferenc Fricsay,
Deutsches Symphonie-Orchester Berlin
CD: Deutsche Grammophon
(sung in German)
1962 Jerome Hines,
Rosalind Elias
Eugene Ormandy,
Philadelphia Orchestra
LP: Sony
(sung in English)
1962 Mihály Székely,
Olga Szőnyi
Antal Doráti,
London Symphony Orchestra
LP: Philips Records
1965 Walter Berry,
Christa Ludwig
István Kertész,
London Symphony Orchestra
CD: Decca Records
1973 Yevgeny Kibkalo,
Nina Poliakova
Gennady Rozhdestvensky,
Bolshoi Theatre|Orchestra of the Bolshoi Theatre
LP: Westminster Records
(sung in Russian)
1976 Siegmund Nimsgern,
Tatiana Troyanos
Pierre Boulez,
BBC Symphony Orchestra
CD: Sony
1976 Kolos Kováts,
Eszter Kovács
János Ferencsik,
Hungarian State Orchestra
CD: Art 21 Stúdió
Cat: Art-21 002
1979 Kolos Kováts,
Sylvia Sass
Georg Solti,
London Philharmonic Orchestra
CD: Decca Records
1979 Dietrich Fischer-Dieskau,
Julia Varady
Wolfgang Sawallisch,
Bavarian State Orchestra
CD: Deutsche Grammophon
1981 Yevgeny Nesterenko,
Elena Obrazcova
János Ferencsik,
Hungarian State Opera House
CD: Hungaroton
1987 Samuel Ramey,
Éva Marton
Ádám Fischer,
Orchestra of the Hungarian State Opera
CD: Sony
1992 Gwynne Howell,
Sally Burgess
Mark Elder,
BBC National Orchestra of Wales
(Live recording)
CD: BBC MM114
(sung in English)
1996 John Tomlinson,
Anne Sofie von Otter
Bernard Haitink,
Filarmonica di Berlino
CD: EMI Classics
1999 László Polgár (basso),
Jessye Norman
Pierre Boulez,
Chicago Symphony Orchestra
(Winner, Grammy Award for Best Opera Recording, 1999)
CD: Deutsche Grammophon
2000 György Melis,
Katalin Kasza
János Ferencsik,
Budapest Philharmonic Orchestra
CD: Hungaroton HCD 11486
2002 Peter Fried,
Cornelia Kallisch
Péter Eötvös,
Radio Sinfonieorchester Stuttgart SWR
(Live recording; Grammy Nomination 2003)
CD: Hänssler
Cat: 93070
2002 László Polgár,
Ildikó Komlósi
Iván Fischer,
Budapest Festival Orchestra
CD: Philips
Cat: 470 633–2
SACD Channel Classics Records
Cat: CCS SA 90311
2007 Gustáv Beláček,
Andrea Meláth
Marin Alsop,
Bournemouth Symphony Orchestra
CD: Naxos
2009 Willard White,
Elena Zhidkova
Valery Gergiev,
London Symphony Orchestra
CD: LSO Live

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Peter Bartók, Bluebeard’s Castle - English translation, Bartók Records, agosto 2008.
  2. ^ Honti 2006, 182.
  3. ^ a b c d Kaminski, Piotr (a cura di), Béla Bartók: Le Château de Barbe-Bleue, in Mille et Un Opéras, Fayard, 2003, p. 57.
  4. ^ Scott Cantrell, Correcting Wikipedia on Bartok Bluebeard's Castle, in The Dallas Morning News, 10 novembre 2014. URL consultato l'11 novembre 2014.
  5. ^ Michael Kennedy, Joyce Kennedy (a cura di), Duke Bluebard's Castle, in The Oxford Dictionary of Music, Oxford University Press, 2012, p. 246, ISBN 978-0-19-957854-2.
  6. ^ Opera: An Encyclopedia of World Premieres and Significant Performances, Singers, Composers, Librettists, Arias and Conductors, 1597–2000, (concert performance, in English as Duke Bluebeard's Castle), Dallas, Texas, Fair Park Auditorium, 8 gennaio 1946, p. 141.
  7. ^ Antal Dorati, che studiò col compositore e diede una prima lettura statunitense di 'Blubeard's Castle in Dallas (1946), in Opera News, 1974.
  8. ^ Bluebeard on the Couch, in Time, 13 ottobre 1952. URL consultato il 5 giugno 2008.
  9. ^ Braun Vladimir, bass-baritone, The Israeli Opera.
  10. ^ Sandler Svetlana, mezzo-soprano, The Israeli Opera.
  11. ^ Lee Weiss Shirit, director, The Israeli Opera.
  12. ^ Ilan Volkov, conductor, The Israeli Opera.
  13. ^ Leslie Megahey Biography, su Film Reference website.
  14. ^ Taiwan to stage premiere of Bartok's only opera, Taipei Times, 22 December 2011<.
  15. ^ Smith, 1965
  16. ^ Metropolitan Opera Live HD Broadcast February 2015
  17. ^ Dettagli sul l'esecuzione di Bluebeard's Castle, Boosey & Hawkes.
  18. ^ Chester Kallman, Bluebeard's Castle, traduzione del libretto di Béla Balázs per l'opera di Béla Bartók, New York, Boosey & Hawkes, 1952.
  19. ^ Registrazioni di Bluebeard's Castle, su operadis-opera-discography.org.uk.
  20. ^ Karsten Steige, Opera Discography: list of all audio and video complete recordings, Walter de Gruyter, 2008, p. 35.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Elliott Antokoletz, Musical Symbolism in the Operas of Debussy and Bartók: Trauma, Gender, and the Unfolding of the Unconscious, con la collaborazione di Juana Canabal Antokoletz, Oxford e New York, Oxford University Press, ISBN 0-19-510383-1.
  • Rita Honti, Principles of Pitch Organization in Bartók’s Duke Bluebeard’s Castle (PDF), in Studia musicologica Universitatis Helsingiensis, 14 [13], 2 2007, Helsinki, Diss. Helsinki University, 2006, ISBN 952-10-3331-2.
  • György Kroó, "Data on the Genesis of Duke Bluebeard's Castle, in Studia Musicologica Academiae Scientiarum Hungaricae, Include un facsimile del finale del 1912, fra le altre cose, 1981, pp. 23:79–123.
  • Carl S. Leafstedt, Inside Bluebeard's Castle, Oxford e New York, Oxford University Press, ISBN 0-19-510999-6.
  • Erik Smith, Una discussione tra István Kertész e il produttore, Libretto di accompagno al CD di Barbablù, Decca Records, 1965.
  • Chester Kallman, Bluebeard's Castle, traduzione del libretto di Béla Balázs per l'opera di Béla Bartók, New York, Boosey & Hawkes, 1952.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Libretti[modifica | modifica wikitesto]

Altro[modifica | modifica wikitesto]

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