Henry, pioggia di sangue

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Henry, pioggia di sangue
Henry, pioggia di sangue.JPG
Una scena del film
Titolo originale Henry: Portrait of a Serial Killer
Paese di produzione USA
Anno 1986
Durata 83 min
Genere giallo, orrore, thriller, biografico, drammatico
Regia John McNaughton
Soggetto John McNaughton, Richard Fire
Sceneggiatura John McNaughton, Richard Fire
Produttore John McNaughton, Lisa Dedmond
Fotografia Charlie Lieberman
Montaggio Elena Maganini
Effetti speciali Lee Ditkowski
Musiche Ken Hale, Robert McNaughton, Steven A. Jones
Scenografia Rick Paul
Costumi Patricia Hart
Trucco Chuck Gatz
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Henry, pioggia di sangue (Henry: Portrait of a Serial Killer) è un film thriller/horror splatter del 1986, diretto da John McNaughton e ispirato alla vita del serial killer Henry Lee Lucas.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Il serial killer nomade Henry incontra Otis, un vecchio amico conosciuto in galera, a Chicago. Insieme iniziano a compiere una scia di assassinii. Otis viene poi raggiunto dalla sorella Becky, scappata da un matrimonio burrascoso nella città d'origine. La donna si invaghisce di Henry.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

È un film a basso costo (venne girato in meno di un mese con un budget di circa 110.000 dollari).

Il film è ispirato alla storia vera di Henry Lee Lucas. Si tratta del secondo film ispirato al serial killer dopo Confessions of a Serial Killer del 1985, diretto da Mark Blair. Anziché narrare i fatti secondo un punto di vista oggettivo, Henry, pioggia di sangue mostra delle vicende ispirate ad alcune delle confessioni del killer. Infatti, si scoprì che la maggior parte dei circa 600 omicidi confessati da Lucas erano stati descritti falsamente; molte persone pensano che non fosse nemmeno un serial killer, ma più che altro un bugiardo patologico con un limitato numero di assassinii alle spalle. Anche chi crede che Lucas fosse un serial killer è piuttosto scettico nel credere che abbia ucciso centinaia di vittime. Gli omicidi per cui venne effettivamente condannato furono 11.

Un cartello dei titoli di testa dichiara che i personaggi di Otis e Becky sono fittizi, ma questo stratagemma venne probabilmente usato per evitare ai produttori conseguenze legali. Il personaggio di Otis corrisponderebbe al suo compagno di crimini Ottis Toole, mentre sua sorella Becky corrisponderebbe alla cugina di Ottis, Frieda "Becky" Powell, che ebbe realmente una relazione sentimentale con Lucas. I cognomi dei protagonisti non sono mai pronunciati nel film.

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

Negli Stati Uniti non venne distribuito prima del 1989 a causa dei ripetuti disaccordi con la MPAA riguardo ai suoi contenuti violenti. Il film venne poi fatto uscire non censurato.

Non apparve nel Regno Unito prima del 1993, e due minuti di scene violente vennero rimossi dalla BBFC. Una versione non censurata del film venne comunque distribuita in Inghilterra nel 2003.[1][2]

Nel 2005 venne annunciata la distribuzione di un'edizione speciale in due dischi, che però avvenne solo dal 3 dicembre 2009. Doveva includere due versioni del film con montaggio diverso, un commento del regista, dei documentari sulla realizzazione, e un documentario sulla vita di Henry Lee Lucas.

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

Il film non fu un campione d'incassi, ma grazie alle sue atmosfere oscure e tenebrose è diventato un classico tra i fan dei film horror. in particolare del sottogenere slasher, e può ormai essere considerato un cult.

Nel 1996 venne realizzato il sequel Henry II: Portrait of a Serial Killer, diretto da Chuck Parello e con Neil Giuntoli al posto di Michael Rooker nel ruolo di Henry. Nonostante abbia avuto alcune critiche positive, il sequel non ha raggiunto la popolarità del precedente.

Premi[modifica | modifica wikitesto]

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Henry, portrait of a Serial killer, bbfc.co.uk. URL consultato il 1 febbraio 2014.
  2. ^ Henry: Portrait of a Serial Killer: Detailed BBFC cuts, su www.melonfarmers.co.uk. URL consultato il 29 marzo 2017.
  3. ^ LOVE IT TO DEATH, su www.theninhotline.net. URL consultato il 29 marzo 2017.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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