Harpo's Music

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Harpo's Music
StatoItalia Italia
Fondazione1977
Fondata daOderso Rubini
Chiusura1979 (sostituita dalla Italian Records)
Sede principaleBologna
SettoreMusicale
ProdottiRock, Punk, New wave

Harpo's Music, anche conosciuta come Harpo's Bazaar[1], è stata una casa discografica italiana indipendente bolognese, [2]attiva durante la seconda metà degli anni settanta soprattutto nell'ambito della produzione di musicassette. Successivamente la Harpo's Music si sviluppò nella Italian Records, lasciando attivo il solo studio di registrazione Harpo's Studio nel quale vennero prodotti alcuni importanti dischi della New wave italiana e della Italodisco.[3]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

1977: La nascita dell'Harpo's Studio e di Harpo's Music[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1977 Cialdo Capelli e Oderso Rubini, dopo essersi conosciuti durante il Corso di Musica Elettronica del M° Gianfelice Fugazza presso il Conservatorio Giovanni Battista Martini di Bologna decidono di organizzare un piccolo studio di registrazione[4].

Al fine di filmare il convegno contro la repressione del 1977,[5] Capelli assieme ad un gruppo di suoi coinquilini, studenti del DAMS, affittarono un furgone con il volto del celebre attore comico statunitense Harpo Marx. Fu quello il momento in cui i due, assieme alle allieve di Gianni Celati Anna Persiani e Lella Leporati decisero di costituire una cooperativa che si occupasse di musica, cinema e grafica[4]. Nacquero così i nomi Harpo's Music ed Harpo's Studio con cui il gruppo lavorò negli anni successivi. Aiutati da Gianni Gitti, dopo un primo periodo in cui la cooperativa si occupò di lavori per conto terzi, anche grazie all'incredibile fermento che animava la Bologna di quegli anni, uscirono le prime produzioni della Harpo's Bazar, ad opera di artisti come Confusional Quartet, Windopen, Gaznevada, Luti Chroma, Sorella Maldestra[6].

Con la cassetta degli Skiantos, Inascoltable, la Harpo's Bazar entra in contatto con la scena milanese (Kaos Rock, Candeggina Gang del Centro sociale S. Marta) e con Gianni Sassi della Cramps[4].

È in questo periodo che Gianni Gitti e Oderso Rubini si incontrano con la direzione artistica della Ricordi (Mara Maionchi, Giampiero Scussel e Sergio Poggi), che, incuriosita dalle bizzarre e imprevedibili produzioni realizzate nel piccolo studio di via San Felice 21, [tra cui la folle versione di Nel blu dipinto di blu realizzata dal Confusional Quartet, Hello I Love degli Stupid Set, Bianca Surf di Johnson Righeira, NevadaGaz dei GazNevada,...] propone un contratto di distribuzione triennale con un anticipo sulle royalties che permise loro di trasformarsi in una vera etichetta discografica, passando dalle cassette al vinile[4].

La cooperativa Harpo's Bazaar organizzò poi il Bologna Rock, un evento che nell'aprile del 1979 radunò 6000 persone con gruppi musicali allora totalmente sconosciuti, quali: Bieki, Luti Chroma, Naphta, Cheaters, Rusk und brusk, Skiantos, Confusional Jazz rock Quartet, Windopen, Andy J. Forest, Metalvox, Gaznevada[6][7][8]

La Italian Records e l'Harpo's Studio[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Italian Records.

In seguito al notevole successo del Bologna Rock, Rubini fondò la Italian Records, che negli anni successivi produsse pregevoli opere di new wave italiana prima e di Italo disco poi.

L'Harpo's Studio continuò comunque la sua attività, producendo diverse opere tra cui Veronique Chalot, Ipnotico Tango, Art Fleury, The Stupid Set, Mess, Kirlian Camera e il movimento The Great Complotto.

Discografia[modifica | modifica wikitesto]

Anno Interprete Titolo Formato
1977 Skiantos Inascoltable Musicassetta
1978 Luti Chroma Luti Chroma Musicassetta
1978 Skiantos MONO tono LP
1979 Windopen Wind Open Rock! Musicassetta
1979 Naphta Naphta Musicassetta
1979 Gaznevada Gaznevada Musicassetta
1979 Sorella Maldestra Cadavere Musicassetta
1979 AA.VV. Bologna Rock Musicassetta
1982 Veronique Chalot A L'Entrée Du Temps Clair LP

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La Bologna Rock del 1979 e molte altre storie: intervista a Oderso Rubini, su zero.eu. URL consultato il 24 dicembre 2020.
  2. ^ Harpo discography, su RateYourMusic. URL consultato il 24 dicembre 2020.
  3. ^ Harpo’s Music, su Decadance. URL consultato il 24 dicembre 2020.
  4. ^ a b c d Oderso Rubini, 2009
  5. ^ Biblioteca Salaborsa, 1977 - Harpo's Bazaar e l'etichetta Italian Records - Cronologia di Bologna dal 1796 a oggi, su Biblioteca salaborsa. URL consultato il 24 dicembre 2020.
  6. ^ a b Arturo Compagnoni, 2004
  7. ^ Livia Satriano, 2012
  8. ^ (EN) harpo’s music, su Anni di piombo, anni di paillettes.. URL consultato il 24 dicembre 2020.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Arturo Compagnoni, Italia '80. Il Rock indipendente italiano negli anni Ottanta, Edizioni Apache, 2004.
  • Oderso Rubini, Andrea Tinti, Non disperdetevi. 1977-1982 San Francisco, New York, Bologna. Le città libere del mondo, Shake Edizioni.
  • Livia Satriano, No Wave. Contorsionismi e sperimentazioni dal CBGB al Tenax, Fano, Crac edizioni, 2012, ISBN 978-88-97389-04-0.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]