Handan Sultan

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La tomba di Handan Sultan, accanto a quella di Mehmet III, nel cortile di Santa Sofia.

Handan Sultan (157412 novembre 1605) era la madre del sultano Ahmed I[1][2].

Origine[modifica | modifica wikitesto]

Secondo A.D. Alderson, la sua origine è sconosciuta[3]. Alcune fonti sostengono che fosse di etnia greca, originariamente chiamata Helena[4][5]. Secondo un'altra teoria, era originaria della Bosnia-Erzegovina e il suo nome originale era Helen.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Era una delle concubine di Mehmet III, quando serviva come governatore di Manisa, e diede alla luce Ahmed I nel 1590.

Prima dell'ascesa al trono di Ahmed al trono, lei non aveva alcun tipo di potere e non era la haseki (prima moglie) di Mehmet III.

Durante i primi due anni del regno di Ahmed I, esercitò una sorta di potere e cercò di gestire il governo per due anni, ma come dicono alcune cronache, lei era totalmente inesperta del suo ruolo.

Leslie Peirce sottolinea che Ahmed tendeva a trascurare il suo consiglio, ma credeva che lei governasse l'impero dietro le quinte, in qualità di consulente del figlio[6]. Non riuscì a ricevere i fondi economici, a causa del fatto che non era haseki di Mehmet III ed era una semplice schiava.

Il suo stipendio era solo 1000 Aspers al giorno, anche se lei era Valide Sultan durante i primi due anni del regno di suo figlio mentre la nonna Safiye riceveva 3000 akçes durante lo stesso periodo. Al contrario, quando Mustafa I salì al trono nel 1617, la madre Halime riceveva 3.000 Aspers al giorno, anche se la suocera Safiye era ancora viva.

Dal momento che il figlio è diventato sultano, Handan respinse la maggior parte delle persone del harem e i servi del palazzo che erano vicino e collegati a Safiye Sultan[7].

Morte[modifica | modifica wikitesto]

Handan morì il 12 novembre 1605 presso il Palazzo Topkapı, le cui cause sono avvolte dal mistero. Probabilmente è morta a causa di un grave mal di stomaco. Alcune speculazioni affermano che fosse stata avvelenata o si suicidò.

Fu sepolta vicino alla tomba di Mehmet III presso il cortile di Santa Sofia.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Yılmaz Öztuna, Devletler ve Hanedanlar, Ankara, TURKEY, Kültür ve Turizm Bakanlığı Yayınları, 2005, pp. 176, ISBN 978-975-17-0469-6.
  2. ^ Necdet Sakaoğlu, Bu Mülkün Kadın Sultanları (Vâlide Sultanlar, Hâtunlar, Hasekiler, Kadınefendiler, Sultanefendiler), Oğlak Yayıncılık, 2008, pp. 219, ISBN 978-975-329-717-2.
  3. ^ Alderson, A.D., The Structure of the Ottoman Dynasty, Oxford university press, 1956, p.83
  4. ^ Ali Kemal Meram, Padişah Anaları: Resimli Belgesel Tarih Romanı, İstanbul, Öz Yayınları, 1977, p. 244, OCLC 8825122.
  5. ^ Günseli İnal, Filiz Özdem, Mary Işın e Semiramis Arşivi, Semiramis: Sultan'ın Gözünden Şenlik [Festival Through a Sultan's Eyes], İstanbul, Yapı Kredi Yayınları, 2005, p. 27, ISBN 978-975-08-0928-6.
  6. ^ Leslie Penn Peirce, The Imperial Harem : Women and Sovereignty in the Ottoman Empire, Studies in Middle Eastern history, New York, Oxford University Press, 1993, ISBN 978-0-19-508677-5.
  7. ^ Günhan BÖREKÇİ A Dynasty at the Threshold of Extinction: Mehmed III, Ahmed I, Mustafa I and the 17th-Century Ottoman Political Crisis P. 90

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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