Grotta del Colle

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Grotta del Colle
StatoItalia Italia
RegioneAbruzzo Abruzzo
ProvinceChieti Chieti
ComuniRapino
Coordinate42°12′39.72″N 14°11′14.49″E / 42.211033°N 14.187358°E42.211033; 14.187358
Mappa di localizzazione: Italia
Grotta del Colle
Grotta del Colle
Chiesa monastero di Santa Maria de Cryptis
StatoItalia Italia
LocalitàRapino
ReligioneChiesa cattolica di rito romano
Arcidiocesi Chieti-Vasto
Inizio costruzioneXI secolo ca.

La grotta del Colle è una grotta situata nei dintorni di Rapino, in provincia di Chieti. Fu usata sin dal Paleolitico, successivamente dai Sanniti e infine dai cristiani. Sono presenti resti della Chiesa di Santa Maria de Cryptis e di un torrione medievale.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Dagli scavi archeologici condotti in loco nel 1954 è possibile affermare che la grotta sia abitata sin dal Paleolitico. Il sito veniva, forse, utilizzato come ristoro dai cacciatori paleolitici della zona data l'abbondanza di ossi e di strumenti litici. Più massiccia sono i ritrovamenti del Neolitico e dell'età del Bronzo trovati sempre all'interno della grotta, ritrovamenti che testimoniano un'assidua frequentazione della grotta. In epoca italica la grotta fu verosimilmente trasformata in santuario come testimoniano una lamina bronzea con un'iscrizione in dialetto marrucino che asserisce di un rito di una processione in onore di Giove e di una statua bronzea detta Dea di Rapino.

Nel Medioevo vi fu edificata una chiesa posta appena all'ingresso della grotta. Il nome della chiesa è fenomeno di discussione visto che taluni la vogliono chiamata "Santa Maria de Cryptis", mentre altri la chiamano "Ecclesia S. Angeli ad Crypta". La decadenza della chiesa portò man mano all'abbandono del borgo che dipendeva dal vicino monastero di San Salvatore a Maiella del quale si può ammirare la torre.[1]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La particolarità di questa grotta è l'aspetto naturalistico dell'interno e dell'esterno che la speculazione turistica sta portando in un inesorabile declino.[1]

Il fenomeno è gravato anche dalla vicina zona industriale della cava di Pretoro, con altoforno.

La grotta si trova in Piano del Colle, il declivio collinare presso Rapino, da cui si ascende alla Majella mediante le località Riparossi, Valle Mulino e Rio Acquafredda e Torre di Danzica. All'accesso della grotta si trovano ruderi di un edificio, di cui si conservano lastre di pavimento, consistente nell'antica chiesa di Sant'Angelo, detta anche di Santa Maria de Cryptis, dipendente dall'abbazia di San Salvatore della Majella. Dal nome di Sant'Angelo, si pensa che la chiesa fosse stata fondata dai Longobardi; dal pavimento di ipotizza che la chiesa fosse rettangolare, a navata unica.

L'abbazia era la più importante della Majella orientale, dell'ordine benedettino, dipendente da Montecassino. Aveva numerosi feudi tra i centri di Guardiagrele, Pretoro, Pennapiedimonte, Fara San Martino, e risaliva al IX secolo. Andata in declino, nell'800 sopravvivevano mura e il portale romanico, smontato e rimontato presso l'ex convento di Sant'Antonio a Rapino. Il cenobio era in località Fosso Acquafredda, fu oggetto di scavi nel 1954 poi negli anni '70 e nel 1991, con il team della Soprintendenza Archeologica di Chieti.

Anche l'area archeologica di Touta Marouca, nota poi anche come Arx Tarincria e poi Danzica[2], fu oggetto di scavi. Danzica era una cittadella medievale fortificata, che proteggeva l'abbazia di San Salvatore e la chiesetta di Santa Maria della grotta, oggi sopravvive parte di una grande torre di controllo, la Torre del Colle, a impianto quadrato. La presenza del villaggio fortificato coincide con l'abitato scomparso di Castrum Polegrae che proteggeva da sud l'abbazia di San Liberatore a Majella, dal versante occidentale, villaggio di cui sopravvive la torre "Polegra" a impianto circolare.

La grotta del Colle era usata come necropoli neolitico-italico marrucina, qui fu ritrovata la statuetta italica della divinità Cerere, conservata nel Museo archeologico d'Abruzzo a Chieti, nonché la "Tabula Rapinensis" o "bronzo di Rapino" (conservata a Mosca), con iscrizioni sacre in dialetto marrucino.

La grotta è accessibile da un antro stretto e spaccato, l'interno si caratterizza per formazioni carsiche a stalattiti che rendono suggestivo l'ambiente.

Leggende[modifica | modifica wikitesto]

Leggende popolari vogliono che la grotta celi tesori nascosti, mentre gli abitanti di Rapino parlano di stretti cunicoli che porterebbero chissà dove.[1]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Grotta del Colle in Eremi d'Abruzzo Guida ai luoghi di culto rupestri, Carsa edizioni, 2000, pp. 42-43, ISBN 88-85854-74-5
  2. ^ T. Mommsen parlò nei suoi studi di una civita di Danzica, mentreDe Nino nelle "Notizie di scavi archeologici" di Tarincria.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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