Giambattista Crosato

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Giambattista Crosato (Venezia, 1686Venezia, 15 luglio 1758) è stato un pittore e scenografo italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Ritrovamento di Mosè, Museo Puškin delle belle arti, Mosca

Dopo un primo periodo di attività a Venezia, del quale non sono rimaste tracce, Crosato si trasferì una prima volta a Torino, dove cominciando dal 1733 lavorò nella villa della regina e nella palazzina di Stupinigi.[1] In quest'ultimo luogo si ricordano tre opere importanti, come il Sacrificio di Ifigenia, il Guardiacaccia con dame e le Stagioni.

Oltre alle influenze dei grandi decoratori veneziani Pellegrini, Ricci e Amigoni, il Crosato evidenziò sin da queste opere accostamenti con la pittura emiliana, specialmodo di Crespi e Cittadini[2], dal quale si distinse per il cromatismo, la luminosità e le tinte delicate. Accanto a temi di grande virtuosismo, Crosato manifestò elementi realistici,[1] oltre che Rococò, sia della componente veneziana sia di quella francese.[3]

Nel 1736 Crosato rientrò a Venezia dove si iscrisse alla fraglia dei pittori e si mise in evidenza per la Gloria del Peloponnesiaco, successivamente trasferito a Vienna.[1]

Negli anni quaranta del secolo suddivise il suo lavoro tra il Piemonte e il Veneto. A Pinerolo eseguì gli affreschi per la chiesa della Visitazione, a Torino la cupola della chiesa della Consolata – purtroppo ridipinta –, la cappella di San Vincenzo de’ Paoli nella chiesa dell'Immacolata e nel Palazzo reale il soffitto Le quattro parti del mondo. A Venezia eseguì a fresco la grandiosa volta della sala da ballo Ca' Rezzonico, a Padova decorò la parrocchiale di Ponte di Brenta e, sparse nel Veneto, decorò alcune ville: Villa Marcello a Levada di Piombino Dese, Villa Torni a Mogliano, Villa Algarotti a Carpenedo.[1]

Importante fu anche il suo lavoro come scenografo nel Teatro Regio, in collaborazione con Gianfrancesco Costa. Si ricordano due bozzetti per il sipario (Torino, Galleria Sabauda e Museo civico) databili all'ultima sua fase piemontese, intorno al 1750; il bozzetto eseguito assieme a Mengozzi Colonna (Torino, Galleria Sabauda) per una scena della Siroe, eseguita nel 1750 al Regio.[3] Crosato si caratterizzò per una scenografia innovativa, priva delle pesantezze quadraturistiche tipiche dei Bibiena, e quindi più libera e pittorica, che ottenne consensi e influenzò i suoi successori, come i fratelli Galliari.[3]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d le muse, IV, Novara, De Agostini, 1964, p. 28.
  2. ^ Pallucchini p. 27
  3. ^ a b c Francesca Flores d'Arcais, Giambattista Crosato, in Dizionario biografico degli italiani, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 16 giugno 2018.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • A.Griseri, Il rococò a Torino e Giambattista Crosato, in Paragone, 1961
  • Rodolfo Pallucchini, La pittura veneziana del Settecento, Venezia-Roma, Istituto per la collaborazione culturale, 1960.
  • Francesca D'Arcais, CROSATO, Giovanni Battista, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 31, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1985. URL consultato il 1º novembre 2017. Modifica su Wikidata
  • G. Fiocco, Giambattista Crosato pittore di Casa Savoia, Padova, 1941.
  • L. Mallé, Le arti figurative in Piemonte, Torino, 1961.
  • E. Martini, La pittura veneziana del Settecento, Venezia, 1964.

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