Geografia del Burkina Faso


Il Burkina Faso (ex Alto Volta) è uno Stato dell'Africa occidentale, già colonia francese, che si estende sui tavolati interni della regione sudanese, nell'alto bacino del fiume Volta, privo di qualsiasi sbocco al mare, dal quale dista almeno 500 km. Ha una forma tozza, dai contorni irregolari, che si incunea verso la grande ansa del Niger, senza tuttavia raggiungerlo in alcun punto.[1]
Si sviluppa in latitudine per circa 555 km, fra 9°30' e 15° N, risultando così un Paese tipicamente subequatoriale, dominato dalla savana. In longitudine è ancora più esteso, fra 5°20' O e 2°20' E, per una lunghezza di circa 820 km.[1]
Il Burkina Faso non presenta confini naturali ben definiti, poiché solo in minima parte, nel settore nord-occidentale, i suoi limiti seguono lo spartiacque tra il bacino del Volta e quello del Niger. Si tratta invece per lo più di confini etnici: più che un'unità fisica o economica, questo Paese possiede infatti una marcata unità etnica, essendo abitato in larga parte dal popolo dei Mossi. Solo il confine meridionale con il Ghana è un antico limite coloniale, stabilito all'inizio del secolo scorso come compromesso tra gli interessi francesi e britannici: esso corre lungo l'11º parallelo. Gli altri erano originariamente semplici limiti amministrativi interni all'Africa Occidentale Francese e il loro tracciato ebbe pertanto un'importanza relativa, tanto da essere modificato più volte nel corso del tempo.
Attualmente il Burkina Faso è racchiuso tra la Costa d'Avorio a sud-ovest, il Mali a nord-ovest, il Niger a nord-est, il Benin e il Togo a sud-est. Il Paese confinante di maggiore importanza è tuttavia la Costa d'Avorio, verso la quale gravita il commercio marittimo burkinabé, a causa dei tradizionali rapporti coloniali che ne avevano deviato i flussi dal naturale sbocco lungo l'asse del fiume Volta verso la colonia britannica della Costa d'Oro, l'odierno Ghana. Dal territorio ivoriano a quello del Benin, il confine burkinabé descrive un'ampia e irregolare curva che corrisponde approssimativamente a quella tracciata dal fiume Niger.[1]
Il Burkina Faso è uno Stato di media estensione e, con i suoi 270764 km², si avvicina per superficie a quella dell'Italia (circa i 9/10), ma ospita una popolazione di appena 22810000 abitanti (dato 2023).[2]
Morfologia
[modifica | modifica wikitesto]Il Paese è costituito da un vasto tavolato di rocce cristalline (graniti, quarziti, scisti e conglomerati), elevato in media tra i 300 e i 400 m, che degrada verso il solco del Niger mediante una serie di terrazze parallele al corso del fiume. Il rilievo è debolmente ondulato e modellato dall'idrografia, dalle acque di ruscellamento e dall'azione eolica, che hanno isolato alcune masse rocciose, per lo più granitiche: veri inselberg che emergono qua e là con imponenti falesie, come nel massiccio di Banfora (circa 800 m), nel settore sud-occidentale. All'estremo oriente il tavolato si innalza nella catena dell'Atakora, che prosegue verso sud nel Benin e racchiude la maggiore depressione del Paese (circa 200 m), solcata dal fiume Oti, importante affluente di sinistra del Volta.[3]
La natura tabulare del rilievo non ha mai costituito un serio ostacolo alla circolazione; per questo il territorio burkinabé è stato storicamente un'area di transito, attraversata da piste carovaniere che collegavano il corso del Niger con la costa del Golfo di Guinea. Le alture isolate hanno tuttavia rappresentato validi punti di appoggio per gli insediamenti umani. I terreni risultano però poco favorevoli all'agricoltura, poiché il tavolato è frequentemente ricoperto da laterite, un'argilla rossastra formatasi dalla disgregazione delle rocce antiche e successivamente lisciviata dalle piogge, che si presenta spesso sotto forma di una crosta compatta, spessa e sterile.[3]
Idrografia
[modifica | modifica wikitesto]Il territorio convoglia le proprie acque verso i tre grandi rami sorgentizi del sistema del Volta: il Volta Nero a occidente, il Volta Rosso al centro e il Volta Bianco a oriente. La parte più settentrionale del Paese è tuttavia drenata da alcuni affluenti intermittenti del Niger, mentre un modesto saliente sud-occidentale è tributario del Comoé, che sfocia in Costa d'Avorio nei pressi di Bingerville. Non mancano infine alcune aree endoreiche, soprattutto nella parte più settentrionale del Paese.[3]
Il Volta Nero, che rappresenta il ramo principale del sistema, nasce dai monti di Mina, al confine con il Mali, a breve distanza dalle sorgenti del Bagoé, affluente del Niger. Il suo corso, generalmente parallelo a quello del Niger, mostra nel tratto superiore evidenti caratteri di maturità fino all'ansa di Kouri, dove si riconosce un gomito di cattura. Tra la balza di Bandiagara e quella di Bobo-Dioulasso il fiume incide un'ampia valle d'erosione, che si restringe successivamente, con aumento della pendenza, quando il corso è costretto a scorrere da nord a sud, perpendicolarmente all'asse tettonico. Prima di uscire dal Paese, il Volta Nero segna per un lungo tratto il confine tra il Burkina Faso e il Ghana.
Tra i suoi affluenti, per lo più intermittenti, riveste particolare interesse il Souru, che prolunga l'asse sud-sud-ovest/nord-nord-est dell'alto corso in direzione del Niger e che, a seconda delle stagioni, può funzionare sia da affluente sia da emissario. Il Volta superiore, prima che le sue acque fossero catturate dal Volta inferiore, trovava infatti la propria continuazione nel Souru e defluiva verso una serie di depressioni lacustri interne.[3]
Il Volta Rosso nasce dalla zolla rialzata compresa tra Ouagadougou e Koudougou; scorre inizialmente in direzione sud-orientale, ma in prossimità del confine con il Ghana piega decisamente verso sud.[3]
Il Volta Bianco, infine, origina nella regione di Ouahigouya (Yatenga), anch'essa prossima al confine con il Mali, e attraversa da nord-ovest a sud-est la parte centrale del Paese, entrando in Ghana presso Bawku.[3]
Tutti questi corsi d'acqua presentano un regime fortemente torrentizio, in stretta relazione con il carattere zenitale delle precipitazioni. Due grandi piene si susseguono tra luglio e ottobre, provocando estese inondazioni, mentre nel semestre secco la portata si riduce drasticamente: i fiumi maggiori si trasformano in rigagnoli e gli affluenti restano completamente asciutti oppure conservano, nei tratti a letto più ampio, limitate sacche acquitrinose. Lo sviluppo economico del Paese risulta pertanto strettamente legato a una razionale utilizzazione delle risorse idriche, attraverso la realizzazione di invasi, bacini di accumulo e opere di canalizzazione.[4]
Clima
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Il fattore dominante del clima del Burkina Faso è senza dubbio la latitudine, dalla quale derivano il doppio passaggio annuale del Sole allo zenit e la debole inclinazione dei raggi solari durante tutto l'anno; il periodo di illuminazione effettiva varia pertanto, a seconda delle stagioni, dalle 10 alle 14 ore.[4]
Una notevole influenza è esercitata anche dalla distanza dal mare, che oscilla tra un minimo di circa 500 e un massimo di 1000 km, talora accentuata dalla conformazione del rilievo in alcune depressioni interne; ne conseguono escursioni termiche annue piuttosto sensibili. Minore importanza riveste invece l'altitudine, compresa tra i 200 e i 900 m, mentre assume un ruolo assai più rilevante l'esposizione topografica ai venti settentrionali.[4]
Le pressioni atmosferiche variano nel corso dell'anno in relazione all'altezza del Sole e nel corso della giornata, quando si registra una marcata differenza tra le alte pressioni notturne e le basse pressioni pomeridiane. Di conseguenza, anche la circolazione dei venti risulta variabile e contribuisce ad accentuare le oscillazioni dell'umidità atmosferica.[4]
Durante il semestre invernale soffia prevalentemente un vento del primo quadrante (da est o da nord-est), denominato harmattan, che convoglia aria secca e polverosa dalle alte pressioni sahariane verso le basse pressioni del Golfo di Guinea. Nel semestre estivo prevale invece il monsone umido di sud-est, che perde progressivamente intensità e contenuto di umidità man mano che si addentra nel continente ed è in parte orientato dalla conformazione del rilievo. Tali masse d'aria, provenienti dal Golfo di Guinea, sono richiamate dalle basse pressioni che si instaurano più a nord, nel Sahel, in seguito al passaggio del Sole allo zenit.[4]
Le temperature medie annue sono ovunque superiori ai 25 °C, cosicché l'alternanza stagionale si manifesta tra un caldo torrido e un caldo moderato. Il mese più caldo è maggio nelle regioni meridionali e giugno in quelle settentrionali, in coincidenza con l'inizio della stagione delle piogge; un secondo massimo termico si registra tra settembre e ottobre. La stazione di Ouagadougou indica, per il mese più caldo, una media normale di 31,4 °C e, per quello più freddo, di 23,7 °C, con un'escursione termica annua di 7,7 °C. La capitale beneficia tuttavia di un'altitudine e di un'esposizione particolarmente favorevoli; è quindi verosimile che le escursioni termiche risultino più accentuate in altre aree del Paese, soprattutto nei centri settentrionali.[4]
Le precipitazioni variano sensibilmente per durata, distribuzione e quantità. Si passa infatti dagli otto mesi piovosi delle regioni meridionali (area di Bobo-Dioulasso), ai 5-7 mesi delle regioni centrali (Ouagadougou), fino a un minimo di soli quattro mesi nelle regioni più settentrionali. In modo analogo variano i quantitativi pluviometrici annui, che si attestano nel sud tra i 1000 e i 1500 mm, nel centro tra i 500 e i 1000 mm (814 mm a Ouagadougou), per scendere all'estremo nord a valori inferiori ai 500 mm, determinando condizioni di tipo predesertico. Ne deriva una maggiore concentrazione della popolazione nelle regioni centro-meridionali, dove anche l'agricoltura risulta più sviluppata, mentre la crescente aridità del nord consente prevalentemente attività di tipo pastorale.[5]
Mentre nel sud le piogge si distribuiscono in due periodi quasi equivalenti (aprile-giugno e agosto-ottobre), nelle regioni centro-settentrionali l'intervallo tra le due culminazioni zenitali del Sole si accorcia progressivamente, dando luogo a un'unica stagione piovosa compresa tra maggio e settembre, con massimo in agosto.[5]
Durante i periodi piovosi le precipitazioni sono quasi quotidiane, prevalentemente pomeridiane, e assumono il carattere di brevi ma intensi acquazzoni.[5]
Flora e fauna
[modifica | modifica wikitesto]Il mantello vegetale ricopre quasi interamente il territorio del Burkina Faso, fatta eccezione per alcuni spuntoni rocciosi e per le falesie delle zolle tabulari più elevate. Esso è costituito prevalentemente dalla savana, detta in francese brousse, un'associazione mista arborea ed erbacea, molto rigogliosa durante la stagione umida, mentre in quella secca il ciclo vegetativo si arresta quasi completamente. In base alle condizioni climatiche e altimetriche si distinguono tre principali tipi di savana: arborea, erbacea e spinosa; esse tuttavia non si succedono secondo una zonazione regolare, ma si alternano in modo piuttosto irregolare, anche in relazione alla funzione bioselettiva dei suoli e all'azione di disboscamento esercitata dall'uomo, nonché agli incendi spontanei, frequenti durante la stagione secca. Nella parte meridionale del Paese prevale la savana arborea, sebbene spesso sostituita dalle colture; nella fascia centro-settentrionale è invece più diffusa la savana erbacea, che localmente lascia spazio a quella spinosa, mentre procedendo verso nord essa trapassa gradualmente nella steppa predesertica, caratterizzata da erbe basse e da sporadiche piante gommifere.[5]
La vegetazione arborea è assai varia, ma presenta quasi ovunque marcati adattamenti xerofili, volti a resistere alla lunga stagione di siccità. Le radici sono profonde, i tronchi spesso molto sviluppati e talvolta rigonfi, con forma a bottiglia, per consentire l'immagazzinamento dell'acqua; il fogliame, disposto a ombrello, protegge l'apparato radicale dall'eccessiva insolazione. L'albero più rappresentativo è il baobab (Adansonia digitata), considerato un vero e proprio albero-feticcio dalle popolazioni africane. Sono inoltre diffuse acacie, mimose ed euforbie. Un albero caratteristico è il formaggere (genere Bombax), notevole per l'altezza, che può raggiungere i 25 m; tra le specie di maggiore utilità economica figurano il karité (Vitellaria paradoxa), che «somiglia a un grande pero con frutti simili a noci, contenenti una polpa grassa che fornisce un burro molto apprezzato» (Migliorini), il nerè (Parkia biglobosa), dai cui baccelli si ricava un condimento alimentare, l'albero del kapok (Ceiba pentandra), produttore di una fibra tessile, nonché la palma dum e il tamarindo.[5]
La fauna comprende bufali, antilopi, leoni, ippopotami, elefanti, coccodrilli e diverse specie di scimmie. Particolarmente ricche e varie risultano l'avifauna e l'entomofauna, mentre nei corsi d'acqua sono presenti numerose specie di pesci. Tra le principali aree protette si ricordano il parco nazionale delle Deux Balés, nel centro-sud del Paese, quello di Arly, nel sud-est, e il parco W, situato nella parte orientale lungo il confine con il Benin e il Niger.[2]
Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 3 Il Milione, 1964, p. 50.
- 1 2 (EN) Burkina Faso, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
- 1 2 3 4 5 6 Il Milione, 1964, p. 52.
- 1 2 3 4 5 6 Il Milione, 1964, p. 53.
- 1 2 3 4 5 Il Milione, 1964, p. 54.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Il Milione, vol. 14, Novara, Istituto Geografico De Agostini, 1964.
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