Parco nazionale di Arly

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Parco nazionale di Arly
Parc National d'Arly
Arli-NP MS1219.jpg
Tipo di areaRiserva naturale
Codice WDPA4488
Class. internaz.IUCN Categoria IV
StatoBurkina Faso Burkina Faso
ProvinceDiapaga
Superficie a terra760 km²
Provvedimenti istitutivi13 dicembre 1954
Mappa di localizzazione
Mappa di localizzazione: Burkina Faso
Parco nazionale di Arly
Parco nazionale di Arly

Coordinate: 11°35′01″N 1°28′06″E / 11.583611°N 1.468333°E11.583611; 1.468333

UNESCO white logo.svg Bene protetto dall'UNESCO
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Complesso W-Arly-Pendjari
(EN) W-Arly-Pendjari Complex
Arli-NP MS1227.jpg
TipoNaturali
Criterio(ix) (x)
PericoloNon in pericolo
Riconosciuto dal2017
Scheda UNESCO(EN) Scheda
(FR) Scheda

Il parco nazionale di Arli, o Arly, è un parco nazionale situato nel Burkina Faso sud-orientale. Confina con il parco nazionale del Pendjari (nel Benin) a sud e con la riserva di Singou a ovest.

Nel 2017 il parco è stato inserito nella lista dei patrimoni dell'umanità dell'UNESCO insieme al Parco nazionale del Pendjari del Benin, come ampliamento del sito del Parco nazionale W del Niger[1].

Il parco nazionale di Arli si estende su 760 km² e comprende tutta un'intera varietà di habitat, dalle foreste a galleria lungo i fiumi Arli e Pendjari fino alle savane alberate e alle colline di arenaria della falesia di Gobnangou. Ospita circa 200 elefanti, 200 ippopotami e 100 leoni. Tra le altre specie presenti nel parco figurano bufali, babbuini, eritrocebi e cercopitechi tantalo, facoceri, cinghiali e varie antilopi quali l'alcelafo occidentale e l'antilope roana. Vi sono anche tragelafi striati, cefalofi e cobi[2][3]

Il parco può essere raggiunto percorrendo l'autostrada N19 attraverso Diapaga (durante la stegione secca anche attraverso Pama). Nel parco nazionale di Arli si trovano numerosi stagni, come a Tounga, dove entro una depressione sorgono due stagni, spesso visitati da un numero variabile di ippopotami che può raggiungere le venti unità.

In passato il parco costituiva anche un rifugio per il licaone dell'Africa occidentale (Lycaon pictus manguensis)[4], ma probabilmente questo canide è scomparso dalla regione a causa dell'aumento della popolazione umana e della mancanza di efficaci misure protettive.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) World Heritage Committee inscribes new site and approves extension of existing site on UNESCO’s World Heritage List, su whc.unesco.org, 7 luglio 2017. URL consultato l'8 luglio 2017.
  2. ^ K. Manson e J. Knight. 2006
  3. ^ UNEP Protected areas.
  4. ^ C. Michael Hogan. 2009

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]