Patrimoni dell'umanità del Burkina Faso
I patrimoni dell'umanità del Burkina Faso sono i siti dichiarati dall'UNESCO come patrimonio dell'umanità in Burkina Faso, che è divenuto parte contraente della Convenzione sul patrimonio dell'umanità il 2 aprile 1987[1].
Al 2026 i siti iscritti nella Lista dei patrimoni dell'umanità sono quattro, mentre sette sono le candidature per nuove iscrizioni[1]. Il primo sito, le Rovine di Loropéni, è stato iscritto nella lista nel 2009, durante la trentatreesima sessione del comitato del patrimonio mondiale. Otto anni dopo, nella quarantunesima sessione, il Parco nazionale di Arly, in quanto componente del più esteso sito transfrontaliero denominato Complesso W-Arly-Pendjari, è divenuto il secondo sito burkinabè riconosciuto dall'UNESCO. Il terzo patrimonio è costituito dagli Antichi siti metallurgici del ferro del Burkina Faso, inclusi nella lista nel 2019 dalla quarantatreesima sessione del comitato. Il patrimonio aggiunto più di recente è stata la Corte reale di Tiébélé, iscritta nella lista nel 2024 durante la quarantaseiesima sessione. Tre siti sono considerati culturali, secondo i criteri di selezione, uno naturale; uno è parte di un sito transnazionale.
Siti del Patrimonio mondiale
[modifica | modifica wikitesto]| Foto | Sito | Luogo | Tipo (id.; criteri) |
Anno | Descrizione |
|---|---|---|---|---|---|
| Rovine di Loropéni | Loropéni | Culturale (1225; iii) | 2009 | Il sito di 11 130 m² con le sue imponenti mura in pietra è la meglio conservata delle dieci fortezze dei Lobi e fa parte di un più ampio gruppo di 100 recinti in pietra che testimoniano la potenza del commercio trans-sahariano dell'oro. Situato vicino ai confini della Costa d'Avorio, del Ghana e del Togo, è stato recentemente dimostrato che le rovine hanno almeno 1000 anni. L'insediamento fu occupato dai popoli Lohron o Koulango, che controllarono l'estrazione e la trasformazione dell'oro nella regione quando raggiunse il suo apogeo dal XIV al XVII secolo. Molto mistero circonda questo sito, gran parte del quale deve ancora essere scavato[2]. | |
| Complesso W-Arly-Pendjari | Provincia di Gourma, Provincia di Kompienga, Provincia di Tapoa (condiviso con | Naturale (749; ix, x) | 2017 | Questa estensione transnazionale al Parco nazionale W del Niger copre un'ampia distesa di savana sudanese-saheliana intatta, con tipi di vegetazione che includono praterie, arbusti, savana boscosa ed estese foreste a galleria. Comprende il più grande e importante continuum di ecosistemi terrestri, semi-acquatici e acquatici nella cintura della savana dell'Africa occidentale. Il sito è un rifugio per specie selvatiche scomparse altrove nell'Africa occidentale o altamente minacciate. Ospita la più grande popolazione di elefanti dell'Africa occidentale e la maggior parte dei grandi mammiferi tipici della regione, come il lamantino africano, il ghepardo, il leone e il leopardo. La parte burkinabé del sito s'incentra intorno al Parco nazionale di Arly[3]. | |
| Antichi siti metallurgici del ferro del Burkina Faso | Békuy, Douroula, Kaya, Kindibo, Yamana | Culturale (1602; iii, iv, vi) | 2019 | Questo sito è composto da cinque elementi dislocati in diverse province del paese. Comprende una quindicina di forni a tiraggio naturale in piedi, diverse altre strutture di forni, miniere e tracce di abitazioni. Douroula, che risale all'VIII secolo a.C., è la più antica testimonianza dello sviluppo della produzione di ferro trovata in Burkina Faso. Gli altri componenti della proprietà - Tiwêga, Yamané, Kindibo e Békuy - illustrano l'intensificazione della produzione di ferro durante il secondo millennio d.C. Anche se la riduzione del minerale di ferro - ottenere ferro dal minerale - non è più praticata oggi, i fabbri di villaggio svolgono ancora un ruolo importante nella fornitura di strumenti, mentre prendono parte a vari rituali[4]. | |
| Corte reale di Tiébélé | Tiébélé | Culturale (1713; iii) | 2024 | Il sito è un complesso architettonico in terra fondato a partire dal XVI secolo che testimonia l'organizzazione sociale e i valori culturali del popolo Kassena. Racchiusa da un muro di protezione, la Corte reale è costituita da un insieme di edifici disposti in concessioni distinte separate da muri e passaggi che conducono a luoghi cerimoniali e di ritrovo all'esterno del complesso. Costruite dagli uomini della Corte reale, le capanne vengono poi adornate con decorazioni dal significato simbolico dalle donne, che sono le uniche depositarie di questo sapere e vigilano sul mantenimento vivo di questa tradizione[5]. |
Siti candidati
[modifica | modifica wikitesto]| Foto | Sito | Luogo | Tipo (id.; criteri) |
Anno | Descrizione |
|---|---|---|---|---|---|
| Necropoli di Bourzanga | Bourzanga | Culturale (56; iii, vi) | 09/04/1996 | L'insieme che costituisce le necropoli di Bourzanga comprende due gruppi di siti, ciascuno appartenente a una comunità di popolazione diversa: le necropoli con le giare dogon e la necropoli reale con le stele kurumba[6]. | |
| Arte rupestre del Burkina Faso | Arbinda, Dramandougou, Kawara, Markoye, Neguéni, Pobé-Mengao, Wempéa | Culturale (6937; ii, iii) | 05/01/2026 | Questi gruppi di siti presentano una successione continua caratterizzata principalmente da arte rupestre (incisioni e pitture), con un repertorio iconografico e una tecnica di esecuzione in gran parte analoghi. Le incisioni (opere realizzate mediante l'abrasione delle superfici rocciose) costituiscono la componente più significativa dell'arte rupestre burkinabè e si suddividono in due gruppi regionali: uno settentrionale e uno occidentale. Il gruppo settentrionale comprende i siti di Pobé-Mengao, Arbinda e Markoye, mentre quello occidentale è rappresentato dai siti di Wempéa, Kawara, Dramandougou e Neguéni[7]. | |
| Foresta protetta della Mare aux Hippopotames | Dipartimento di Padéma, Dipartimento di Satiri | Naturale (6938; ix, x) | 05/01/2026 | La rete idrografica, relativamente densa, della Foresta protetta della Mare aux Hippopotames è caratterizzata da tre affluenti del fiume Mouhoun: il Wolo a sud, il Tinamou al centro e il Leyessa, che suddivide la foresta in una sezione settentrionale e una meridionale. La mare (stagno o lago) stessa si è formata all'interno dell'ampia depressione centrale del Tinamou. La foresta vanta una grande varietà di paesaggi e, di conseguenza, di habitat. La vegetazione comprende tutte le tipologie caratteristiche di queste latitudini: foreste a galleria lungo i corsi d'acqua, fitte foreste secche e boschi aperti, savane alberate e arbustive, croste lateritiche in gran parte prive di vegetazione e, infine, pianure alluvionali e lo specchio d'acqua stesso[8]. | |
| Maison du peuple | Ouagadougou | Culturale (6939; iv) | 05/01/2026 | La Maison du Peuple, un tempo nota come "Casa del Partito", è un edificio simbolo della storia politica e culturale del Burkina Faso. Di proprietà dell'Unione Democratica Voltaica/Raggruppamento Democratico Africano (UDV-RDA) (la sezione nazionale del partito Raggruppamento Democratico Africano sotto la presidenza di Maurice Yaméogo), la Maison du Peuple fu costruita per ospitare riunioni, congressi e assemblee dei principali partiti dell'epoca (in particolare quelli legati al RDA). Progettata dall'architetto francese René Faublée, fu realizzata tra il 1º giugno 1964 e il 31 marzo 1965[9]. | |
| Moschee in stile sudanese in Burkina Faso | Barani, Bobo-Dioulasso, Douroula, Kérébé, Lanfièra, Nam-Ymi, Ouahabou, Rakaye, Sagbtenga, Tô | Culturale (6940; ii, iv) | 05/01/2026 | Le moschee in stile sudanese sono costruite in terra e presentano pilastri in legno o in banco (mattoni di fango) che sostengono una struttura di copertura rivestita di terra. Le dimensioni variano da quelle piccole o medie, come le moschee di Rakaye, Nam-Ymi e Tô, a strutture imponenti come quella di Dioulasso-bâ. In Burkina Faso questi luoghi di culto musulmani furono edificati tra il XIII e il XX secolo. La loro architettura distintiva si ispira allo stile sudanese, rappresentando una sintesi tra tecniche costruttive locali e islamiche. Tali moschee presentano una pianta quadrata o rettangolare e sono sormontate da uno o più minareti. Oltre alle già citate, le dieci componenti proposte includono anche le moschee di Barani, Douroula, Mouo Missiri o Mba Missiri (moschea di Kérébé), Ouahabou, Lanfiéra, Sagbtenga[10]. | |
| Sya, centro storico di Bobo-Dioulasso | Bobo-Dioulasso | Culturale (6941; iii, vi) | 05/01/2026 | Il villaggio di Sya (noto anche come Dioulasso-bâ) costituisce il nucleo originario di Bobo-Dioulasso, capitale economica del Burkina Faso. Sya sorge nel cuore della città, all'interno dell'arrondissement di Konsa, incastonato nella biforcazione formata dal torrente Houet a est e dal Sanyo a ovest. Si estende su una superficie di quindici ettari, includendo la piazza Wara-Wara, adiacente alle aree residenziali. Sya comprende tre villaggi: Kibidoué e Tiguisso, che si contendono il primato di luogo d'origine di Sya, e il villaggio bobo-dioula. Da questi tre villaggi hanno avuto origine diciotto nuclei familiari: quattro a Konsa, sei a Tiguisso e otto a Kibidoué. Ciascuno di questi villaggi possiede una "casa madre", appartenente al fondatore o al membro più anziano del lignaggio[11]. | |
| Villaggio architettonico di Koumi | Koumi | Culturale (6942; ii, iii, iv) | 05/01/2026 | Il villaggio di Koumi, situato a circa 16 km a nord-ovest della città di Bobo-Dioulasso, è abitato dai Bobo ed è noto per la sua notevole capacità di resistere alla crescente urbanizzazione, per l'architettura tipica delle abitazioni Bobo, per il suo ricco patrimonio culturale ancora vivo e per la sua capacità di opporsi all'influenza della modernità. Le tradizionali abitazioni in terra cruda dei Bobo di Koumi sono costruite su un pendio roccioso e riflettono il loro stile di vita, le loro credenze e la loro organizzazione sociale, conferendo al villaggio un aspetto unico e strategico nel paesaggio locale[12]. |
Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 (EN, FR) Burkina Faso, su whc.unesco.org. URL consultato il 31 luglio 2026.
- ↑ (EN, FR) Ruins of Loropéni, su whc.unesco.org. URL consultato il 23 giugno 2022.
- ↑ (EN, FR) W-Arly-Pendjari Complex, su whc.unesco.org. URL consultato il 23 giugno 2022.
- ↑ (EN, FR) Ancient Ferrous Metallurgy Sites of Burkina Faso, su whc.unesco.org. URL consultato il 23 giugno 2022.
- ↑ (EN, FR) Royal Court of Tiébélé, su whc.unesco.org. URL consultato il 27 luglio 2024.
- ↑ (EN, FR) Les nécropoles de Bourzanga, su whc.unesco.org. URL consultato il 23 giugno 2022.
- ↑ (EN, FR) L’art rupestre au Burkina Faso, su whc.unesco.org. URL consultato il 31 luglio 2026.
- ↑ (EN, FR) Forêt classée de la mare aux hippopotames, su whc.unesco.org. URL consultato il 31 luglio 2026.
- ↑ (EN, FR) La Maison du peuple, su whc.unesco.org. URL consultato il 31 luglio 2026.
- ↑ (EN, FR) Les Mosquées du style soudanais au Burkina Faso, su whc.unesco.org. URL consultato il 31 luglio 2026.
- ↑ (EN, FR) Sya, centre historique de Bobo-Dioulasso, su whc.unesco.org. URL consultato il 31 luglio 2026.
- ↑ (EN, FR) Le Village architectural de Koumi, su whc.unesco.org. URL consultato il 31 luglio 2026.
Altri progetti
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Sito ufficiale, su whc.unesco.org.
