Patrimoni dell'umanità del Burkina Faso

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I patrimoni dell'umanità del Burkina Faso sono i siti dichiarati dall'UNESCO come patrimonio dell'umanità in Burkina Faso, che è divenuto parte contraente della Convenzione sul patrimonio dell'umanità il 2 aprile 1987[1].

Al 2022 i siti iscritti nella Lista dei patrimoni dell'umanità sono tre, mentre cinque sono le candidature per nuove iscrizioni[1]. Il primo sito, le Rovine di Loropéni, è stato iscritto nella lista nel 2009, durante la trentatreesima sessione del comitato del patrimonio mondiale. Otto anni dopo, nella quarantunesima sessione, il Parco nazionale di Arly, in quanto componente del più esteso sito transfrontaliero denominato Complesso W-Arly-Pendjari, è divenuto il secondo sito burkinabè riconosciuto dall'UNESCO. Il terzo patrimonio è costituito dagli Antichi siti metallurgici del ferro del Burkina Faso, inclusi nella lista nel 2019 dalla quarantatreesima sessione del comitato. Due siti sono considerati culturali, secondo i criteri di selezione, uno naturale; uno è parte di un sito transnazionale.

Siti del Patrimonio mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Foto Sito Luogo Tipo Anno Descrizione
2016.05-441-131ap wall Loropéni Ruins nr.Loropéni(Poni Prv.),BF sun15may2016-1106h.jpg Rovine di Loropéni Loropéni Culturale
(1225; iii)
2009 Il sito di 11 130 m² con le sue imponenti mura in pietra è la meglio conservata delle dieci fortezze dei Lobi e fa parte di un più ampio gruppo di 100 recinti in pietra che testimoniano la potenza del commercio trans-sahariano dell'oro. Situato vicino ai confini della Costa d'Avorio, del Ghana e del Togo, è stato recentemente dimostrato che le rovine hanno almeno 1000 anni. L'insediamento fu occupato dai popoli Lohron o Koulango, che controllarono l'estrazione e la trasformazione dell'oro nella regione quando raggiunse il suo apogeo dal XIV al XVII secolo. Molto mistero circonda questo sito, gran parte del quale deve ancora essere scavato[2].
Pendjari fluss.JPG Complesso W-Arly-Pendjari Provincia di Gourma, Provincia di Kompienga, Provincia di Tapoa
(condiviso con Benin Benin e Niger Niger)
Naturale
(749; ix, x)
2017 Questa estensione transnazionale al Parco nazionale W del Niger copre un'ampia distesa di savana sudanese-saheliana intatta, con tipi di vegetazione che includono praterie, arbusti, savana boscosa ed estese foreste a galleria. Comprende il più grande e importante continuum di ecosistemi terrestri, semi-acquatici e acquatici nella cintura della savana dell'Africa occidentale. Il sito è un rifugio per specie selvatiche scomparse altrove nell'Africa occidentale o altamente minacciate. Ospita la più grande popolazione di elefanti dell'Africa occidentale e la maggior parte dei grandi mammiferi tipici della regione, come il lamantino africano, il ghepardo, il leone e il leopardo. La parte burkinabé del sito s'incentra intorno al Parco nazionale di Arly[3].
Antichi siti metallurgici del ferro del Burkina Faso Békuy, Douroula, Kaya, Kindibo, Yamana Culturale
(1602; iii, iv, vi)
2019 Questo sito è composto da cinque elementi dislocati in diverse province del paese. Comprende una quindicina di forni a tiraggio naturale in piedi, diverse altre strutture di forni, miniere e tracce di abitazioni. Douroula, che risale all'VIII secolo a.C., è la più antica testimonianza dello sviluppo della produzione di ferro trovata in Burkina Faso. Gli altri componenti della proprietà - Tiwêga, Yamané, Kindibo e Békuy - illustrano l'intensificazione della produzione di ferro durante il secondo millennio d.C. Anche se la riduzione del minerale di ferro - ottenere ferro dal minerale - non è più praticata oggi, i fabbri di villaggio svolgono ancora un ruolo importante nella fornitura di strumenti, mentre prendono parte a vari rituali[4].

Siti candidati[modifica | modifica wikitesto]

Foto Sito Luogo Tipo Anno Descrizione
Necropoli di Bourzanga Bourzanga Culturale
(56; iii, vi)
09/04/1996 L'insieme che costituisce le necropoli di Bourzanga comprende due gruppi di siti, ciascuno appartenente a una comunità di popolazione diversa: le necropoli con le giare dogon e la necropoli reale con le stele kurumba[5].
BF-Tiébélé-Concession Royale.jpg Corte reale di Tiébélé Tiébélé Culturale
(5653; iii, vi)
24/01/2012 Situata ai piedi di una collina in un paesaggio pianeggiante, la Corte reale di Tiébélé forma uno spazio circolare irregolare di circa 1,2 ha. Diversi sono gli elementi caratteristici: il Pourou, tumulo sacro dove sono sepolte le placente dei membri della famiglia, il Nabarê, l'altare dell'antenato, il fico rosso, le pietre sacre, il tribunale, il cimitero degli antenati e in fondo le concessioni suddivise in 5 domini corrispondenti alle seguenti categorie: i principi, i guardiani dei tamburi, gli anziani, i fratelli minori e i portavoce. Ogni concessione è organizzata attorno a una casa madre che, vista dall'alto, ha la forma di un otto. Il cortile è caratterizzato da una ricca architettura tradizionale di carattere difensivo. È circondato da alte mura di recinzione collegate dalle mura delle abitazioni[6].
Mare aux hippos MS 2068.jpg Riserva della biosfera della Mare aux Hippopotames di Bala Dipartimento di Padéma, Dipartimento di Satiri Naturale
(5655; ix, x)
24/01/2012 La riserva comprende una foresta di stagno di 660 ha e pianure alluvionali lungo le linee di drenaggio di 864 ha. La vegetazione acquatica e quella delle zone alluvionali è costituita da specie galleggianti (Prapia stratioides, Eschornia matans azola, Neptunia, Ipomea), un fitto boschetto composto da Ficus congensis, Canthium cornelia e una fitta formazione erbacea composta da Vetiveria nigratana e Hyparrhenia rufa. Il resto della riserva comprende 1756 ettari di foresta a galleria e 11 000 ettari di bosco di savana. Lo stagno è un'importante area di migrazione degli uccelli (più di 160 specie di cui 27 specie di uccelli acquatici e 133 specie di uccelli della savana). Area di habitat paludosi altamente diversificati, questa Riserva della biosfera ha un caratteristico potenziale faunistico di mammiferi di 16 specie ed è famosa per i suoi ippopotami[7].
Incisioni rupestri del Sahel burkinabè: Pobé-Mengao, Arbinda e Markoye Arbinda, Markoye, Pobé-Mengao Culturale
(5657; ii, iii)
24/01/2012 Questi insiemi di siti si trovano nel Sahel burkinabè, una zona di confine con Mali e Niger. C'è un continuum di siti in cui l'arte parietale è dominante con un repertorio iconografico e una tecnica di lavoro quasi simili. In Burkina, l'arte rupestre ha due componenti: incisioni e pitture[8].
ASC Leiden - van Achterberg Collection - 5 - 009 - Panneau avec inscription "Consasso. La maison du premier ancêtre de Bobodioula Bobo dit sya" - Bobo-Dioulasso, Burkina Faso, 19-26 août 2001.tif Sya, centro storico di Bobo-Dioulasso Bobo-Dioulasso Culturale
(5658; iii, iv)
26/05/2006 Il villaggio di Sya o Dioulassoba è il nucleo originario della città di Bobo-Dioulasso, la capitale economica del Burkina Faso. Sya è composta da tre villaggi, Kibidoué e Tiguisso, che si contengono l'origine di Sya e il villaggio bobo-dioula. Questi tre villaggi hanno dato vita a diciotto famiglie, di cui quattro a Konsa, sei a Tiguisso e otto a Kibidoué. Questi villaggi hanno ciascuno una casa madre che è quella del fondatore o del primogenito della stirpe[9].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b (ENFR) Burkina Faso, su whc.unesco.org. URL consultato il 23 giugno 2022.
  2. ^ (ENFR) Ruins of Loropéni, su whc.unesco.org. URL consultato il 23 giugno 2022.
  3. ^ (ENFR) W-Arly-Pendjari Complex, su whc.unesco.org. URL consultato il 23 giugno 2022.
  4. ^ (ENFR) Ancient Ferrous Metallurgy Sites of Burkina Faso, su whc.unesco.org. URL consultato il 23 giugno 2022.
  5. ^ (ENFR) Les nécropoles de Bourzanga, su whc.unesco.org. URL consultato il 23 giugno 2022.
  6. ^ (ENFR) Cour royale de Tiébélé, su whc.unesco.org. URL consultato il 23 giugno 2022.
  7. ^ (ENFR) La réserve de Biosphère de la Mare aux Hippopotames de Bala, su whc.unesco.org. URL consultato il 23 giugno 2022.
  8. ^ (ENFR) Les gravures rupestres du Sahel burkinabè : Pobé-Mengao, Arbinda et Markoye, su whc.unesco.org. URL consultato il 23 giugno 2022.
  9. ^ (ENFR) Sya, centre historique de Bobo-Dioulasso, su whc.unesco.org. URL consultato il 23 giugno 2022.

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