Francesco Saverio Del Carretto

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Francesco Saverio Del Carretto (Barletta, 11 settembre 1777Napoli, 21 novembre 1861) è stato un militare e politico italiano, ministro della polizia nel Regno delle Due Sicilie.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Ex-allievo della Scuola militare Nunziatella di Napoli[1], rimase fedele ai Borbone nel periodo napoleonico, e nel 1806 seguì Ferdinando IV in Sicilia. Nel 1808 passò in Spagna dove prese parte alla guerra d'indipendenza spagnola antinapoleonica (1808-1813).

Dopo la Restaurazione ottenne la nomina a colonnello dell'esercito borbonico e ricevette il comando militare della Provincia di Basilicata. Aderente alla Carboneria, ebbe parte attiva nella rivoluzione del 1820-1821 e fu capo di Stato Maggiore nell'esercito costituzionale guidato da Guglielmo Pepe nella guerra contro gli Austriaci.

Dopo il fallimento dei moti costituzionali Del Carretto abiurò la scelta carbonara, dichiarando di aver aderito alla setta solo per boicottarla, e fu riabilitato dalla commissione d'inchiesta, la cosiddetta Giunta di scrutinio. Diventato reazionario, dopo essersi messo in luce nel biennio 1824-25 come comandante di colonne mobili nella repressione del brigantaggio nella Calabria Citeriore, nel 1827 fu nominato capo della gendarmeria delle Due Sicilie; in questa veste si distinse nella repressione dei Moti del Cilento (1828) e nella feroce distruzione del villaggio di Bosco (7 luglio 1828)[2][3].
Settembrini riassunse così la tragedia di Bosco:

« Prima in Bosco, poi in altri paeselli vicini fu gridato "Costituzione" [...] Tosto re Francesco mandò a furia con ordini severissimi il brigadiere Del Carretto a capo di alcune centinaia di gendarmi. Costui distrusse a colpi di cannone il villaggio di Bosco già deserto d'abitanti; ed incarcerati quanti gli capitavano rei o sospetti, li fe' giudicare da una commissione militare da lui stesso nominata, la quale ne condannò a morte ventidue, e una sessantina a la galera: ottanta ne furono carcerati in Napoli come complici, e sette condannati nel capo. Per questo servigio il Del Carretto ebbe titolo di marchese, grado di maresciallo, e fu tenuto in petto per cose maggiori. »
(Luigi Settembrini, Ricordanze della mia vita, Parte prima (1813-1849), Cap. IV)

Ministro della polizia nei governi Avarna (1831) e Serracapriola, essendo riuscito a sostituire nell'incarico il moderato Nicola Intonti, Del Carretto fu il responsabile della repressione di tutti i movimenti insurrezionali nel Regno delle Due Sicilie. Nel 1837 soffocò, con la consueta durezza, dei tumulti scoppiati in Sicilia in seguito a un'epidemia di colera: vennero arrestate 750 persone di cui 123 furono condannate a morte[4]. Fu costretto a fuggire all'estero a causa dei moti del 1848: scacciato anche dalla corte, riuscì a scappare in Francia, per mezzo del vascello "Nettuno", il 5 gennaio 1848[5]. Ritornato a Napoli due anni dopo, Del Carretto si ritirò a vita privata.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Sandro Castronuovo (1970) Storia della Nunziatella, pag. 90
  2. ^ Matteo Mazziotti, La rivolta del Cilento nel 1828 : narrata su documenti inediti. Roma, Milano, ecc. : Società editrice Dante Alighieri, 1906
  3. ^ Ferdinando Ranalli, Storia degli avvenimenti d'Italia dopo l'esaltazione di Pio IX al Pontificato: Con 12 incisioni in rame. Firenze: Vincenzo Batelli e compagni, 1849, Vol. II, pp. 10-13 [1]
  4. ^ Antonio Coppi, Annali d'Italia dal 1750. Roma : Salviucci, 1851, Tomo VIII (dal 1830 al 1845) p. 357 [2]
  5. ^ Vincenzo Padula, "Al Nettuno". In: Giovanni Padula e Antonio Julia (a cura di), Poesie Varie e Dialettali, Acri : Giovanni Padula editore, 1930

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]