Filippo Parodi

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san Giovanni Battista, Genova, Santa Maria Assunta di Carignano, 1667

Filippo Parodi (Genova, 1630Genova, 22 luglio 1702) è stato uno scultore italiano del periodo Barocco, noto soprattutto per le sue sculture in marmo.

Contrariamente a quanto avvenne nel campo della pittura, in cui nel XVII secolo a Genova si sviluppò una fiorente scuola, Filippo Parodi fu l'unico artista genovese di quel periodo che si distinse nel campo della scultura (allora a Genova erano attivi soprattutto scultori lombardi).

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Da giovane iniziò la sua attività come intagliatore in legno, ottenendo subito un discreto successo. Il già famoso pittore Domenico Piola gli procurò numerosi clienti fra i nobili genovesi e, comprese le sue doti, lo esortò a dedicarsi decisamente alla scultura. Sostenuto economicamente da una sorella, si recò a Roma dove divenne allievo del Bernini, e dove rimase alcuni anni come collaboratore del celebre scultore. Tornato una prima volta a Genova, trovò un mecenate in Francesco Maria Sauli, che gli finanziò un'ulteriore permanenza a Roma presso lo studio del Bernini, dove affinò le sue già notevoli doti di scultore.

Tornato nella città natale nel 1661, divenne collaboratore dello scultore francese Pierre Puget, attivo a Genova dal 1661 al 1666, che influenzò notevolmente il suo stile. In quel periodo Filippo Parodi abbandonò definitivamente la scultura lignea passando al marmo, in cui si affermò con varie opere, che gli diedero grande fama, prima tra tutte la statua di San Giovanni Battista per la Basilica di S. Maria Assunta di Carignano, commissionatagli dallo stesso Francesco Maria Sauli.

Numerose altre opere fece su commissione di nobili famiglie genovesi (tra queste la statua della Vergine con angeli nella chiesa di S. Luca, ornamenti in marmo per il giardino del Palazzo Brignole nella strada nuova, l'attuale Via Garibaldi, e la grande statua di Ercole nel Palazzo De Mari, già Imperiale in Campetto) . Nel 1679 su commissione di Eugenio Durazzo fece alcune sculture per il Palazzo Balbi Durazzo (ora noto come Palazzo Reale), a Genova; una, a soggetto religioso (Cristo alla Colonna[1]), per la cappella privata, ed alcune figure mitologiche (le Metamorfosi di Ovidio, Venere, Clizia, Adone, e Giacinto) per il giardino. Scolpì anche quattro grandi statue dei santi Taddeo, Mattia, Filippo e Marco per la chiesa italiana di Lisbona (la statua di S. Marco andò distrutta nel terremoto che colpì la capitale portoghese nel 1755).

Lucrezia, Venezia, Ca' Rezzonico

La sua fama andò oltre i confini della Liguria e fu chiamato prima a Venezia, dove scolpì in marmo e stucco il monumento funebre del patriarca Gianfrancesco Morosini nella Chiesa di S. Nicolò, detta dei Tolentini (1678), quindi a Padova, dove fece nella basilica di Santa Giustina una scultura raffigurante la Deposizione con la Vergine Madre, S. Maria Maddalena e San Giovanni, considerata il suo capolavoro. Sempre a Padova scolpì il monumento ad Orazio Secco, il grande coro ligneo nella Cattedrale e, insieme ad alcuni collaboratori, sei statue di santi in marmo bianco ed una in marmo policromo raffigurante “S. Antonio in gloria”, per la Cappella del Tesoro nella Basilica di Sant'Antonio (1686-1689).

Negli ultimi anni produsse ancora a Genova numerose altre statue, monumenti funebri, fontane, busti, che abbellirono chiese e palazzi.

Morì nel 1702 e fu sepolto nella chiesa di S. Teodoro. Il Soprani lo descrive come “piccolo di statura, di viso rotondo, e ben colorito”. Tra i suoi allievi, discreti scultori furono il genero Giacomo Antonio Ponsonelli (1654-1735), Andrea Brustolon, Francesco Biggi, Domenico Garibaldo, Bernardo Schiaffino e soprattutto Angelo De Rossi, che in alcune sue opere seppe eguagliare il maestro.

Il figlio Domenico (1668-1740) divenne un discreto pittore e scultore, inizialmente apprendista con Sebastiano Bombelli e poi negli studi di Carlo Maratta e Paolo Gerolamo Piola.

Altre opere[modifica | modifica wikitesto]

Oltre a quelle già citate tra le sue numerose opere si possono elencare:

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • R. Soprani, Vite de' pittori, scultori, ed architetti genovesi, 1768.
  • F. Alizeri, Guida artistica per la città di Genova, 1846.
  • Descrizione della chiesa di Santa Giustina di Padova, 1759.

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