Euphorbia dendroides

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Euforbia arborea
Euphorbia dendroides
aspetto invernale
Classificazione APG IV
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
(clade) Angiosperme
(clade) Mesangiosperme
(clade) Eudicotiledoni
(clade) Eudicotiledoni centrali
(clade) Superrosidi
(clade) Rosidi
(clade) Eurosidi
(clade) COM
Ordine Malpighiales
Famiglia Euphorbiaceae
Sottofamiglia Euphorbioideae
Tribù Euphorbieae
Sottotribù Euphorbiinae
Genere Euphorbia
Specie E. dendroides
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Sottoregno Tracheobionta
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Rosidae
Ordine Euphorbiales
Famiglia Euphorbiaceae
Genere Euphorbia
Specie E. dendroides
Nomenclatura binomiale
Euphorbia dendroides
L., 1753
Sinonimi

Esula dendroides
(L.) Haw.
Euphorbia dendroides var. hesperia Euphorbia divaricata
Jacq.
Euphorbia laeta
Aiton
Euphorbion dendroideum
(L.) St.-Lag.
Tithymalus arboreus
Tourn. ex Lam.
Tithymalus dendroides
(L.) Hill
Tithymalus laetus
(Aiton) Haw.

L'euforbia arborea (Euphorbia dendroides L., 1753) è una pianta della famiglia Euphorbiacee[1], comune negli ambienti di macchia mediterranea.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

E. dendroides
aspetto estivo
Frutti

Si presenta in forma di cespugli, con fusto e rami dicotomi, alti sino a 2 m. Nel periodo invernale e primaverile forma dei veri e propri cuscini sferici di colore verde. Nel periodo estivo si presenta sotto forma di arbusti privi di foglie e dall'aspetto scheletrico. I rami, se strappati, secernono un lattice bianco irritante al contatto con la pelle.

Le foglie sono alterne, spaziate, oblungo-lanceolate, di colore dal verde-glauco al rossiccio, lunghe fino a 7 cm, e sono disposte nella parte superiore dei rami dove rimangono dalle prime piogge autunnali sino all'inizio dell'estate, epoca in cui si colorano di rosso e quindi cadono.
Ha fiori di color giallo-oro, raccolti in ombrelle terminali con 5-8 raggi, circondate da numerose brattee. Fiorisce da aprile a giugno.

Il frutto è un coccario tricarpellare, largo 5–6 mm contenenti semi appiattiti, grigi, lisci, lunghi 3 mm.

Biologia[modifica | modifica wikitesto]

È una pianta emblematica della macchia mediterranea e della gariga mediterranea costiera, che in tali condizioni vitali subisce il fenomeno della estivazione, cioè ha la fase vitale (produzione di foglie fiori e frutti) in inverno fino alla primavera. Quando le condizioni vitali divengono critiche per il caldo e l'arido in estate, si ha una fase di completa stasi della vegetazione, inclusa la caduta delle foglie.

Si riproduce generalmente per impollinazione anemogama, ma esistono casi documentati anche di impollinazione zoogama da parte di insetti, nonché da parte di sauri, come la lucertola balearica Podarcis lilfordi, che visita Euphorbia dendroides per nutrirsi del suo nettare altamente concentrato.[2]

La disseminazione è garantita da un meccanismo di apertura a scatto del frutto che proietta i semi ad una certa distanza dalla pianta madre.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

È diffusa nel bacino del Mediterraneo ad occidente fino alle coste della Spagna mediterranea e ad oriente fino all'Egeo; nel Nord Africa è presente in Algeria ed in Libia. È inoltre presente in Palestina e nelle Isole Canarie. È naturalizzata inoltre in Australia occidentale e nel sud della California.
In Italia è presente sulle coste tirreniche, ioniche e basso-adriatiche (Liguria, Toscana, Sardegna, Lazio, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia).

È una essenza tipica della macchia mediterranea. Prospera in ambienti litoranei aridi e soprattutto calcarei, su scogliere e rupi presso il mare, da 0 a 700 m.

Propagazione[modifica | modifica wikitesto]

Oltre che per seme si propaga anche per radicazione di talea.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Euphorbia dendroides, su Plants of the World Online, Royal Botanic Gardens, Kew. URL consultato il 7 gennaio 2023.
  2. ^ Traveset A. & Sáez E., Pollination of Euphorbia dendroides by lizards and insects: spatio-temporal variation in patterns of flower visitation (PDF), in Oecologia 1997; 111: 241–248. URL consultato il 20 aprile 2013 (archiviato dall'url originale il 7 gennaio 2014).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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