Enrico Azzimonti

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Enrico Azzimonti (Busto Arsizio, 10 marzo 1966) è un designer italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Si laurea in architettura al Politecnico di Milano nel 1993 con una tesi sugli insediamenti protourbani in Umbria, mentre nel 1994 segue un Master in Design and Management, che lo porta a esplorare il mondo del design industriale.

Dal 1994, anno in cui apre il proprio studio professionale in Busto Arsizio, in una fabbrica manifatturiera risalente agli inizi del ‘900, affianca all’attività di architetto quella di designer, lavorando per diverse aziende.

Dopo una Summer Session alla Domus Academy di Milano con Hella Jongerius di Droog Design, inizia una collaborazione fattiva con il designer catalano Jordi Pigem, con il quale sarà selezionato per la partecipazione a due edizioni consecutive (2000 e 2001) del Salone Satellite di Milano.

Dal 2006 inizia anche la sua attività di docente di design industriale, in istituzioni scolastiche come lo IED[1] di Milano, lo IUAV[2], l'Università La Sapienza, l’Istituto Marangoni.

Dopo la partecipazione a diverse mostre collettive, in Italia e all’estero, come esponente della nuova generazione di designer italiani che opera a cavallo tra il XX e il XXI secolo, diversi suoi lavori vengono accolti nelle raccolte di importanti musei di design: tra questi, 35M (Collezione Permanente SaloneSatellite, presso il Polo Formativo Legno Arredo a Seveso[3][4]), e 35M[5][ripetizione voluta?], Full[6] e Sinus[7] che entrano nella collezione permanente del Museu del Disseny di Barcellona.

Tra le molteplici pubblicazioni in libri e riviste internazionali, si ricordano tre edizioni consecutive dell'International Design Yearbook (edizione a cura di Karim Rashid, 2003[8] - edizione a cura di Tom Dixon, 2004[9] - edizione a cura di Marcel Wanders, 2005[10])

Mostre[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2006 il progetto “Sinus”, gabbia senza sbarre per uccellini domestici, realizzato in collaborazione con il designer catalano Jordi Pigem, è tra i selezionati per la mostra Bêtes de style[11] al MUDAC di Losanna: una riflessione, attraverso l’opera di artisti di ogni parte del mondo, sulla relazione millenaria e ancestrale tra uomo e animale.[12]

Dal 2010 una selezione di suoi lavori fa parte del progetto della Triennale di Milano The new italian design[13], dedicato ai giovani designer italiani. La mostra, divenuta poi itinerante, ha avuto come sedi espositive Milano, Città del Capo, Madrid[14], Pechino[15], Istanbul[16], Taiwan

Nel 2012 partecipa, con il progetto Candel alla mostra Fare lume[17][18], una esposizione a cura di Beppe Finessi al Museo Poldi Pezzoli di Milano

Del 2013 è la mostra Progetto cibo. La forma del Gusto[19] al Mart di Rovereto, a cura di Beppe Finessi[20], che esplora le valenze simboliche e comunicative del cibo, oggetto di sperimentazione non solo culinaria ma anche estetica. Il progetto esposto è la zolletta di zucchero Bateau (il cui titolo è un omaggio alla poesia Le Bateau ivre di Arthur Rimbaud), nata dalla collaborazione con Jordi Pigem.

Nel 2014 partecipa con due progetti alla mostra alla Triennale di Milano Il design italiano oltre le crisi. Autarchia, austerità, autoproduzione[21][22]. Dello stesso anno è anche la mostra Fatti ad hoc. Cooking Tools, a cura di Aldo Colonetti e Alberto Capatti, che vede i progetti realizzati da Alberto Meda, Enrico Azzimonti e Attila Veress in collaborazione con l'azienda Tvs e la Bottega Ghianda dell'ebanista Pierluigi Ghianda[23]

Nel 2017 è tra i designer selezionati da Polifactory (makerspace e fab-lab del Politecnico di Milano) per Fabric-Action[24][25],un progetto sperimentale nato con l’obiettivo di esplorare utilizzi e applicazioni innovative della canapa, presentato durante la Milano Design Week

Premi e Menzioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Platinum A' Design Award 2017 - categoria Street Furniture Design - per il progetto "Bench"[26], panchina in tubolare inox taglio laser progettata per Blm Group
  • Selezione Adi Design Index 2007 per il progetto "People"[27][28], maniglia polifunzionale.
  • Selezione Adi Design Index 2007 per il progetto "18 10"[27][29], un fiasco in acciaio inox che reinterpreta la forma iconica del tradizionale contenitore per vino in veste contemporanea e tecnologica

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Corso, su IED it. URL consultato il 5 aprile 2019.
  2. ^ Università Iuav di Venezia, su www.iuav.it. URL consultato il 5 aprile 2019.
  3. ^ Polo Formativo Legno Arredo | Make your future, su poloformativo-legnoarredo.it. URL consultato l'11 marzo 2019.
  4. ^ La Collezione Permanente SaloneSatellite, su Interni Magazine, 8 novembre 2018. URL consultato l'11 marzo 2019.
  5. ^ (ES) 35 M, su Museu del Disseny de Barcelona. URL consultato l'8 marzo 2019.
  6. ^ (ES) Full, su Museu del Disseny de Barcelona. URL consultato l'8 marzo 2019.
  7. ^ (ES) Sinus, su Museu del Disseny de Barcelona. URL consultato l'8 marzo 2019.
  8. ^ Rashid, Karim., The international design yearbook 2003, 18th ed, Lawrence King, 2003, ISBN 1856693287, OCLC 224072888. URL consultato il 18 marzo 2019.
  9. ^ Dixon, Tom, 1959-, The international design yearbook 2004, Laurence King, 2004, ISBN 1856693929, OCLC 59278550. URL consultato il 18 marzo 2019.
  10. ^ guest editor, Marcel Wanders, The international design yearbook 2005, Laurence King, 2005, ISBN 1856694356, OCLC 57528742. URL consultato il 18 marzo 2019.
  11. ^ Prod'Hom, Chantal., Moulinier, Magali. e Musée de design et d'arts appliqués contemporains., Bêtes de style = Animals with style., Mudac, Musée de design et d'arts appliqués contemporains, 2006, ISBN 2882440138, OCLC 77493674. URL consultato il 3 aprile 2019.
  12. ^ (EN) Animals with Style, su mudac. URL consultato il 5 aprile 2019.
  13. ^ Annicchiarico,Silvana. e Branzi,Andrea., The new Italian Design, Di 1 ban, Triennale Design Museum, 2013, ISBN 9788889861059, OCLC 1082555317. URL consultato il 3 aprile 2019.
  14. ^ The New Italian Design, su iicmadrid.esteri.it. URL consultato il 3 aprile 2019.
  15. ^ Helga Marsala, Fratellanza Italia-Cina, nel nome del design. La Triennale è di scena a Pechino con New Italian Design 2.0, mentre Milano porta le sue eccellenze alla Beijing Design Week, su Artribune, 17 luglio 2012. URL consultato il 3 aprile 2019.
  16. ^ Copia archiviata, su www.santralistanbul.org. URL consultato il 3 aprile 2019 (archiviato dall'url originale il 7 ottobre 2018).
  17. ^ Fare lume : candele tra arte e design = candles between art and design., M. Corraini, 2012, ISBN 9788875703516, OCLC 796781348. URL consultato il 4 aprile 2019.
  18. ^ Fare Lume, su www.corraini.com. URL consultato il 4 aprile 2019.
  19. ^ Progetto Cibo. La forma del gusto | MART, su www.mart.tn.it. URL consultato il 4 aprile 2019.
  20. ^ Finessi, Beppe., Progetto cibo: la forma del gusto, Electa, 2013, ISBN 9788837094904, OCLC 883616794. URL consultato il 4 aprile 2019.
  21. ^ Annicchiarico, Silvana., Finessi, Beppe, e Container of (expression): Design italiano oltre le crisi., Il design italiano oltre le crisi : autarchia, austerità, autoproduzione = Italian design beyond the crisis : autarky, austerity, autonomy, Prima edizione, ISBN 9788875704490, OCLC 880634202. URL consultato il 4 aprile 2019.
  22. ^ Rai Arte, Il design italiano oltre la crisi, su Il portale di RAI Cultura dedicato all'arte e al design. URL consultato il 4 aprile 2019.
  23. ^ (EN) Fatti ad Hoc. Cooking tools / 4, su www.domusweb.it. URL consultato il 4 aprile 2019.
  24. ^ Fabric-Action [collegamento interrotto], su polifactory.polimi.it.
  25. ^ Design: 10 prototipi realizzati con la canapa in mostra a Spoleto con Fabric-action, su Adnkronos. URL consultato il 4 aprile 2019.
  26. ^ OMC Design Studios, Enrico Azzimonti Bench for BLM Group Outdoor seating, su competition.adesignaward.com. URL consultato il 12 marzo 2019.
  27. ^ a b Bassi, Alberto., ADI design index 2007, Editrice Compositori, 2008, ISBN 9788877945976, OCLC 288869415. URL consultato il 18 marzo 2019.
  28. ^ IdeaMagazine.net / Reports / Mostre e Convegni 12 2006 / MACEF Autunno 2006, Oblique incontra Garofoli, su www.ideamagazine.net. URL consultato il 12 marzo 2019.
  29. ^ (EN) Impackt 2/2006, su Issuu. URL consultato il 15 marzo 2019.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]